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Social Network: nasce Hi Here, la piattaforma per i migranti

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Si chiamerà Hi Here il primo social network dedicato ai migranti: potranno ritrovare vecchi amici, ma anche esprimere opinioni sui centri di accoglienza

Hi Here: sta per essere lanciato il primo social network per i migranti. Secondo le indiscrezioni, il social dovrebbe essere attivo e utilizzabile da giugno, ma, almeno per ora i tempi sembrano esser lunghi: c’è un crowdfunding in corso su Indiegogo attivo da 13 giorni a cui restano due mesi di raccolta. A pensarlo e metterlo in piedi sono stati due architetti 26enni emigrati a Londra, Martina Manara e Caterina Pedò: si tratta, come si può leggere sulla di Indiegogo, di “Un’applicazione per rompere le barriere e costruire una rete sociale fra i rifugiati e le comunità che li ospitano”. Ma potrebbe essere anche qualcosa in più.

I risvolti sociali (ed economici) del nuovo social network

Un social network dedicato potrebbe certo essere utile da un punto di vista sociale: sulla nuova piattaforma social i migranti, spesso isolati, potrebbero cercare i parenti, ritrovarsi con vecchi amici, confrontarsi e persino aiutarsi. Il loro viaggio in terra straniera potrebbe divenire più sopportabile se si prova a riprendere , anche tramite web, i legami sociali spezzati con la traversata (basti pensare che un migrante spesso spende tutti i suoi risparmi per acquistare uno smartphone che gli consenta di sentire i propri cari su Facebook). L’applicazione consentirà loro di ritrovare altre persone tramite una ricerca in base al Paese d’origine o al periodo di permanenza in uno specifico centro.

Sul social network, poi, ci sarà anche una sezione dedicata alle info spesso ricercate dai migranti: ci saranno dei video delle Ong locali che spiegheranno come ottenere il diritto d’asilo in Italia o come mettersi in contatto con le strutture e i sistemi d’accoglienza.

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Proprio le strutture e i sistemi di accoglienza potranno essere, con Hi Here, giudicati dai migranti con voto, foto e commenti. La cosa, che potrebbe far discutere una volta lanciata la piattaforma, ha anche risvolti economici. I migranti potrebbero attraverso il social network denunciare un sistema che, negli ultimi anni, ha portato via tanto denaro dalle casse della Pubblica Amministrazione.

L’idea è nata dopo una ricerca sul campo in Puglia, a studiare il Cara di Borgo Mezzanone a Manfredonia e il sistema di accoglienza territoriale (Sprar). “Durante il lavoro sul campo condotto in sud Italia durante l’estate 2015, Martina e Caterina hanno rilevato alcuni degli aspetti critici dell’accoglienza e hanno potuto analizzare i principali bisogni espressi dagli stessi richiedenti asilo: ristabilire dei legami sociali, accedere all’informazione, trovare nuove opportunità, esprimere la propria voce”, si legge su Indiegogo.

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