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I social network, la nuova arma contro la democrazia

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Da piattaforma di conoscenza e piazza in cui ritrovare vecchi amici ad arma contro la democrazia, a mezzo per influenzare e comandare

 

Non corre buon sangue tra gli Usa e la Russia. Non sono mai andate molto d’accordo: ci sono state delle tregue, dei colloqui, degli incontri, delle strette di mano, ma le due grandi potenze cercano di controllarsi a vicenda e, a vicenda, di decidere (almeno nei piani) le sorti dell’altro.

Social network

A disposizione delle due parti, ora, c’è anche il digitale, la tecnologia e i social. Proprio attraverso i social, la Russia è stata accusata di danneggiare la democrazia americana, influenzando la scelta del nuovo Presidente degli Stati Uniti.Le scorse elezioni, infatti, sono state davvero sorprendenti, con Donald Trump che contro ogni pronostico è riuscito a sconfiggere la grande favorita Hillary Clinton.

Il successo di Trump, però, è stato fin dall’inizio associato allo zampino russo. Se su Corea del Nord e qualche altro fronte, l’inquilino della casa bianca e Valdimi Putin non sembrano andare d’accordo, su una cosa, invece, sembrano grandi alleati: eliminare Hillary Clinton dalla scena politica americana. Putin prova poca simpatia  nei confronti di Hillary Clinton e dell’amministrazione Obama in generale, rea decretato le sanzioniverso la Russia per la questione dell’Ucraina.

Il primo bagliore di quello che sarà successivamente definito come lo scandalo Russiagate arriva nel marzo 2016, quando Trump nomina Paul Manafort manager della sua campagna elettorale e Carter Page suo consulente. Si tratta di persone molto vicine alla Russia. Non ripercorriamo qui tutta la faccenda, ma a giocare un ruolo importante sembrano essere stati i social.

Attraverso Twitter la tv Russia Today, avrebbe speso $ 274.000 in pubblicità sul social. Il sospetto è che la tv russa volesse influenzare le elezioni vinte da Donald Trump. Russia Today è infatti un canale tv legato al Cremlino e l’accusa è quella di aver speso questa cifra per manipolare le elezioni con 1823 tweet.Su Facebook la propaganda di Mosca sarebbe arrivata a ben 126 milioni di persone. Anche Google ha avviato un’indagine interna per verificare se entità legate alla Russia hanno usato i suoi spazi pubblicitari o i suoi servizi per cercare di manipolare gli elettori durante la campagna del 2016.

I tre simboli della Silicon Valley dovranno rispondere al Congresso degli Stati Uniti, su come i russi hanno potuto sfruttare i loro networks per imporre la loro propaganda e soprattutto sul perché non lo hanno impedito.

In queste ore emergono nuovi ed importanti dettagli, come scrive Recode. Una nuova serie di documenti chiamati “Paradise Papers” confermano per la prima volta i legami tra  Yuri Milner  e alcune società controllate dal governo russo. L’azienda di Milner, DST Global, avrebbe ha acquisito una quota di Facebook e Twitter con finanziamenti provenienti dalle società di proprietà del Cremlino VTB Bank e Gazprom.

trumpTuttavia, Milner ha dichiarato che qualsiasi indicazione che DST Global stesse lavorando per minacciare la democrazia degli Usa, influenzando le elezioni, sia falsa.

“Se avessimo voluto influenzare le elezioni, avremmo certamente cercato un certo controllo sulle società”, ha scritto Milner in una lettera aperta. “Tuttavia, quando abbiamo negoziato le offerte di Facebook e Twitter abbiamo chiesto di non avere posti all’interno del board, assegnando tutti i nostri voti ai fondatori delle piattaforme, immaginando che loro sappiano meglio gestire le loro aziende”.

A trovare la verità saranno le autorità competenti, certo è che la faccenda si fa sempre più complicata giorno dopo giorno.

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