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Cosa ce ne facciamo di un Diritto all’Oblio?

di

Google

Cosa è cambiato da un anno della sentenza della corte Ue sul Diritto all’Oblio? Google ha diffuso il report sulle richieste di rimozione, tra i più colpiti? Facebook. Dalle statistiche emerge che gli italiani non so così tanto interessati allo loro reputazione online…

Tutto ha avuto inizio con il ricorso Garante della Privacy Spagnola di Mario Costeja Gonzales che sosteneva di avere diritto di far rimuovere i risultati indicizzati da Google a suo nome poiché lesivi della sua privacy. Le ricerche conducevano a link di giornali di 16 anni fa che davano notizia della messa all’asta della sua abitazione per motivi economici, riportando una condizione, ormai risolta, che non corrispondeva più a quella attuale.

Buon compleanno Diritto all’Oblio

Si arrivò così alla  sentenza del 14 maggio di un anno fa della Corte di Giustizia europea che stabiliva che i cittadini europei avevano il diritto di richiedere ai motori di ricerca online di eliminare tutti quelle informazioni ritenute “non adatte, irrilevanti o non più rilevanti”, disponendo che nel caso in cui la società risultasse inadempiente il cittadino ha il diritto di ricorrere alle autorità competenti per la rimozione. A un anno di distanza cosa è cambiato?

Ci interessa davvero tutelare il nostro Diritto all’oblio?

Nell’ultimo Trasparency Report, Google ha diffuso tutti i dati riguardanti le richieste pervenute dai cittadini per l’eliminazione dei contenuti lesivi della privacy. Big G ha rimosso oltre 320mila link. Ricevute 255mila richieste, valutate l’eliminazione di 925mila link, rifiutandole nel 58,7% dei casi, il restante 41.3% resta lì dov’è. Il maggior numero di richieste di rimozione provenienti dall’Europa è diretta verso i social network, nulla di strano, visto l’uso e l’abuso che ne viene fatto, se il maggior numero di richieste colpisca Facebook: il social di Palo Alto conta  6.805 link rimossi. Tra gli altri social network, Google+ è al sesto posto con 2.856 e Twitter al nono con 2.572. I link cancellati a video su YouTube sono poco meno di 4mila, ma anche Badoo a quota 3657.

Quando Google dice no al Diritto all’Oblio

In Ungheria un funzionario pubblico ha chiesto di rimuovere degli articoli che riguardavano una precedente condanna penale, Google ha detto no. In Francia un prete accusato di possesso di materiale pedo-pornografico ha chiesto di rimuovere articoli in cui si parlava della sua condanna e dell’allontanamento dal mondo ecclesiastico. Big G ha detto no. Google risponde di si per reati minori, come nel caso di un insegnante tedesco che richiedeva di essere dimenticato, o nel caso signora svedese che chiedeva che il proprio indirizzo venisse rimosso…

Reputazione online, agli italiani non interessa poi così tanto

Dall’Italia le domande inoltrate a Montain View si fermano sotto la soglia di 20 mila, relativi a 66.227 URL. Un dato che -non stupisce- dimostra che gli italiani non sono poi tanto preoccupati della propria reputazione online. Comunque quando si tratta di Diritto all’Oblio al centro dei pensieri degli italiani resta Facebook . Delle richieste inoltrate dall’Italia Google ne ha respinte il 72,5%. Per un confronto i francesi hanno avanzato oltre 50mila richieste e 174mila link coinvolti, di cui il 48% è stato cancellato. I tedeschi hanno inoltrato 43 mila richieste su 164 mila link e sono stati accontentati nel 48,9% dei casi; gli inglesi 32mila richieste su 126mila link, ottenendo risposta positiva nel 37,6% dei casi.

Diritto all'oblio

Diritto all’oblio: richieste di rimozione provenienti dall’Italia

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