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Missione (fallita) di Virgin Orbit, come andrà il risiko dei lanciatori europei

Virgin Orbit

Prima che il tentativo del Regno Unito di inviare in orbita i primi satelliti dal proprio suolo con Virgin Orbit fallisse, il numero uno dell’Agenzia spaziale europea (Esa) metteva comunque in guardia: “L’accesso indipendente dell’Europa allo spazio è a rischio”. Fatti e approfondimenti

 

Lo storico tentativo del Regno Unito di lanciare satelliti commerciali dal proprio territorio è fallito ieri notte.

Il razzo lanciato da Comisc Girl, un jumbo Boeing 747 della compagnia aerospaziale Virgin Orbit, decollato con successo dalla pista dello Spaceport Cornwall, ha subito un malfunzionamento durante la missione, che ha portato alla perdita del suo carico utile di nove satelliti.

In caso di successo il Regno Unito sarebbe diventato il nono paese al mondo in grado di mettere in orbita i satelliti e il primo a lanciare satelliti commerciali dall’Europa occidentale. Nel frattempo, il giorno prima del lancio il direttore generale dell’Agenzia spaziale europea (Esa) Josef Aschbacher ha lanciato un avvertimento, ripreso ieri dal Financial Times.

“L’accesso indipendente dell’Europa allo spazio sarà a rischio senza una riforma radicale dello sviluppo dei servizi di lancio dei satelliti”, ha tuonato il numero uno dell’Esa.

Secondo Aschbacher, per il comparto europeo è necessario un approccio guidato dal mercato per garantire che la regione continui ad avere una capacità di lancio sovrana competitiva. Ciò significherebbe dare al settore privato maggiore potere di decidere dove e come costruire i sistemi di lancio europei. “L’Europa deve riacquistare questa competitività sul mercato dei lanciatori che oggi non abbiamo”, ha detto il direttore dell’Esa in un’intervista.

Inoltre, il nuovo spazioporto avrebbe offerto all’Europa la possibilità di lanciare satelliti più piccoli in un momento critico, dopo che la guerra in Ucraina ha interrotto l’accesso all’uso dei razzi russi Soyuz. Anche il lanciatore Ariane 6 dell’Esa, progettato per trasportare grandi satelliti, ha subito ritardi. Per giunta, i commenti di Aschbacher arrivano appena tre settimane dopo il fallimento del primo volo commerciale di Vega C, la versione aggiornata del lanciatore europeo Vega realizzato da Avio negli stabilimenti italiani di Colleferro.

FALLITO IL LANCIO DI VIRGIN ORBIT

È fallito il primo tentativo di lancio di satelliti dal suolo britannico tramite la compagnia aerospaziale Virgin Orbit, l’azienda del conglemerato Virgin di sir Richard Branson. Il razzo non è riuscito a raggiungere l’orbita target. Dopo essere decollato con successo dalla pista dello Spaceport Cornwall e aver viaggiato verso la zona di rilascio designata, il Boeing 747 che funge da velivolo da trasporto del sistema LauncherOne, ha rilasciato il razzo. Dopodiché, quest’ultimo ha subito una “anomalia” che gli ha impedito di raggiungere l’orbita.

La missione Start me Up doveva schierare nove satelliti in orbita, tutti andati persi. Nessun problema per il Boeing “Cosmic Girl”, rientrato alla base insieme all’equipaggio.

Come riporta la stampa locale, il fallimento della missione è un duro colpo non solo per il Regno Unito, che sperava di rivendicare la corona come principale fornitore europeo di servizi di lancio, ma anche per Virgin Orbit, che mirava a dimostrare di poter far volare i satelliti da qualsiasi parte del mondo.

LA CRISI NEL SETTORE DEI LANCIATORI

E proprio prima di questo storico lancio, mentre il Regno Unito si preparava a diventare la prima nazione dell’Europa occidentale a lanciare piccoli satelliti dal proprio suolo, il numero uno dell’Esa ha fatto il punto sulla situazione dell’accesso allo spazio europeo.

“Stiamo affrontando una crisi nel settore dei lanciatori”, ha affermato Aschbacher, segnala il Ft. “Questo è già abbastanza brutto, ma sprecare una crisi è anche peggio. Ora è il momento di guardare davvero al modo in cui vogliamo costruire il sistema di avvio in futuro”.

“Se l’industria si assume la responsabilità, allora [loro] possono organizzarsi come desiderano e dove ritengono sia più opportuno”, ha affermato Aschbacher. Tale approccio dovrebbe essere negoziato e concordato tra gli Stati membri dell’Esa, tra cui Regno Unito, Svizzera e Canada, e l’industria.

Aschbacher ha auspicato per l’Agenzia spaziale europea una riforma in stile Nasa, in cui acquista servizi definiti invece di gestire lo sviluppo di sistemi che vengono poi commercializzati da Arianespace, spiega il Financial Times. Tali riforme guidate dal mercato hanno portato allo sviluppo di SpaceX.

“Dobbiamo avere il settore commerciale attraverso un processo competitivo, fornendo soluzioni di lancio in cui l’Esa è il cliente”, ha affermato. Come la Nasa, l’agenzia potrebbe ancora fornire supporto tecnologico. Ma fungerebbe da “cliente di riferimento” per le società del settore privato, come ha fatto la Nasa sia per i servizi di equipaggio che di carico per la Stazione Spaziale Internazionale.

L’OCCASIONE MANCATA DEL REGNO UNITO

La guerra in Ucraina ha evidenziato l’importanza per scopi militari tattici di satelliti più piccoli, come quelli lanciati dallo spazioporto di Newquay, che possono entrare in orbita bassa con un preavviso molto più breve rispetto a quelli più grandi, sottolinea Reuters.

Il dispiegamento di piccoli satelliti è aumentato durante la spinta alla creazione di nuove mega costellazioni per le comunicazioni a banda larga, ricorda oggi Bloomberg. I lanci globali, molti dei quali da parte di imprese private come la Spacex di Elon Musk, sono triplicati a 1.700 satelliti all’anno dal 2012 e dovrebbero raddoppiare nuovamente entro il 2030, secondo l’Agenzia spaziale britannica.

Dal momento che il Regno Unito è un membro dell’Esa (anche dopo la Brexit), Aschbacher ha sottolineato che i player del Regno Unito sarebbero stati idonei per la competizione di micro-lanciatori. Concorrenza più serrata per il lanciatore italiano Vega, in un momento delicato a seguito del fallimento del lancio di Vega C dello scorso 20 dicembre.

LO STALLO DI VEGA C

La perdita della missione VV22 del Vega C, il lanciatore europeo di piccola-media taglia prodotto in Italia dalla Avio, ha messo in luce le criticità del settore dei lanciatori. Quest’ultimo garantisce l’accesso autonomo allo spazio, uno dei pilastri delle strategie spaziali dell’Unione europea e degli altri grandi player, come Stati Uniti, Cina, Russia, Giappone e India.

Vega C, che aveva effettuato il suo volo inaugurale a luglio, è stato fondamentale per l’ambizione dell’Europa di mantenere un accesso indipendente allo spazio. Il lanciatore leggero prodotto da Avio dovrebbe svolgere un ruolo sempre più cruciale nell’accesso dell’Europa allo spazio dopo che l’invasione dell’Ucraina da parte di Mosca ha costretto Arianespace a interrompere l’utilizzo dei lanciatori russi Soyuz e tra i continui ritardi del più grande Ariane 6, già tre anni in ritardo.

Ma ora i voli del lanciatore Vega C sono sospesi fino a quando la commissione di inchiesta stabilirà le cause del fallimento del primo volo commerciale e proporrà delle soluzioni.

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