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Vi racconto pensiero, azioni e mire di Peter Thiel

Chi è e cosa pensa davvero Peter Thiel. L'analisi di Aresu tratta dal suo profilo X.

Peter Thiel ha di recente suscitato in Italia una certa attenzione. Strano che non se ne sia parlato al Festival di Sanremo. Apporto il mio contributo con un lungo thread di sintesi di alcuni miei vari saggi e libri che hanno discusso la sua figura. Partiamo dal 2016.

Nel numero di Limes su Trump del 2016, scrivo “L’agenda di Peter Thiel“. Discuto quasi tutte le principali tesi di Thiel, il suo sostegno a Trump, la stagnazione dell’innovazione fisica, la centralità della difesa, la polemica con Google. Ricordo il contrasto con Eric Schmidt e anche che, per Thiel, al tempo lo scopo di Palantir non è l’intelligenza artificiale (espressione che al tempo disprezza, come del resto “big data”), ma l’augmented intelligence (intelligenza aumentata).

Nel 2020, Thiel occupa un ruolo rilevante nel mio libro “Le potenze del capitalismo politico”, che ho scritto tra 2018 e 2019, soprattutto nel capitolo “Monopolio, sorveglianza, antitrust”. Tra i vari riferimenti, c’è la visione di Thiel sul monopolio. In sintesi, Thiel riprende a modo suo un’idea schumpeteriana sul rapporto tra monopolio e innovazione. Thiel invita le startup a cercare il monopolio, a difenderlo e a proteggerlo in modo aggressivo e feroce.

SIMPATIE E ANTIPATIE DI THIEL

Tra i vari potenziali monopolisti o oligopolisti della tecnologia che emergono negli Stati Uniti, Thiel si schiera per simpatie e appartenenza: elogia Amazon, parla poco di Facebook (mentre è membro del cda e mentore di Zuckerberg), e disprezza e attacca Google. Quest’attacco e questa narrazione è quindi una lotta tra diverse élite. Scrivo che “la fascinazione di Thiel per il capitalismo politico si nota anche dalla sua analisi della Cina, che ritiene la patria ideale dell’intelligenza artificiale”.

IL PROGETTO MAVEN

In quel momento storico (la prima amministrazione Trump) si afferma la polemica sul Progetto Maven, su cui nell’estate 2019 Thiel interviene pubblicamente sul New York Times. Google “tradisce” l’America perché non vuole lavorare col potere militare. Al “traditore” si contrappongono i “buoni”. Questo evento è legato all’accelerazione della competizione con la Cina, che viene usata dalle aziende digitali (in primis Facebook) per evitare lo scrutinio del governo, ed eventuali provvedimenti antitrust. Si afferma quindi l’argomento “o ci fate fare quello che ci pare, o altrimenti arrivano i cinesi”, che sarà usato con sempre più frequenza negli anni successivi. Sandberg di Facebook dirà questo. Bezos dirà: “we are the good guys”.

I LEGAMI TRA THIEL E VANCE

Sempre nel 2020, in quest’articolo mi soffermo tra l’altro sul rapporto tra Thiel e J.D. Vance: Thiel recluta Vance e si afferma così l’opzione politica che lega la Silicon Valley all’America dimenticata, di cui Vance diviene un simbolo.

Nel 2023, in un saggio su “Palantir e la maledizione della pietra veggente“, discuto ulteriormente il rapporto tra Thiel e Girard ma anche la nuova centralità che sta assumendo l’azienda di Thiel e Karp in un mondo più conflittuale.

IL RUOLO DI PALANTIR

Da un lato, infatti, è ovvio che Palantir è un’ipocrisia, è un’interpretazione sballata del “Signore degli Anelli”, perché la pietra veggente ti corrode, così come il “tesoro” ti corrode. Karp e Thiel chiaramente lo sanno, non sono mica scemi. Però in quei nomi tolkieniani si inserisce lo stile provocatorio e sfacciato che caratterizza questa élite del “nuovo complesso militare industriale”, che ritiene essenziale scandalizzare per attirare attenzione e cambiare le preferenze dei talenti. E che quindi parla apposta, come nel lessico di Karp e Thiel, attraverso espressioni molto dirette, a volte veri e propri insulti (Warren Buffett è il “vecchietto sociopatico di Omaha” e simili), perché comprende come il dibattito sia ormai fatto di estremi.

Peter Thiel è uno dei personaggi del mio libro “Geopolitica dell’intelligenza artificiale” (2024), dove lo definisco “intellettuale” della nuova fusione militare-tecnologica statunitense.

LA COMPETIZIONE CON LA CINA

La competizione con la Cina è il terreno in cui si afferma la tesi di una “fusione-militare tecnologica” negli USA, un nuovo complesso militare-industriale. Thiel è anzitutto pensatore, attore e investitore di questo concetto, che va portato alle estreme conseguenze. Per questo riprendo la polemica sul Progetto Maven, la tesi di Palantir, ma anche il ruolo di primo piano svolto da Thiel nell’intelligenza artificiale, anzitutto come investitore in DeepMind. Founders Fund è tra l’altro anche notevole investitore in… Anthropic!

LA TEORIA DI THIEL

Nel libro ricordo che Thiel, come ammette lui stesso, non capisce fino in fondo l’ecosistema dell’intelligenza artificiale e questo ciclo, in sostanza perché sottovaluta l’hardware e non prevede il ruolo di NVIDIA. La sua teoria della “Rust Belt digitale” che è una commoditizzazione dell’hardware risulta in sostanza sbagliata, o limitata. Comunque è pronto con Karp a riposizionare Palantir sul ciclo dell’intelligenza artificiale.

LA VERA ARMA DELLA CINA

In “Geopolitica dell’intelligenza artificiale” introduco anche Wang Huning attraverso Thiel: è Thiel, nei suoi interventi sull’intelligenza artificiale autoritaria cinese, a dire che TikTok è un’arma della Cina architettata per realizzare “America contro America”. L’intelligenza artificiale, nelle mani del grande consigliere del Partito Comunista, accentua le debolezze e divisioni statunitensi, per generare il crollo. Per impedire il crollo, deve affermarsi un contro-potere: quello dell’élite di Thiel.

LA PAYPAL MAFIA

Ciò si lega ai miei altri saggi. In “La PayPal Mafia diventa Deep State”, tra l’altro, discuto l’affermazione parziale della PayPal Mafia dentro l’amministrazione Trump e riprendo la figura di Luckey (l’hardware della tesi del nuovo complesso militare-industriale) L’affermazione è parziale perché la capacità di queste figure di rimodellare realmente e profondamente la burocrazia USA è tutta da dimostrare. Con Musk, non è avvenuto, chiaramente. Anche i successi di Thiel non vanno considerati permanenti.

I RIFERIMENTI TEOLOGICI

Ne “L’Apocalisse di Peter Thiel” nel 2025 ho poi discusso i riferimenti teologici e pseudo-teologici di Thiel, e anche la fascinazione per Epstein: abbiamo poi appreso l’entità del loro rapporto ma Thiel ne parlava già prima.

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