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Vi racconto il caso-scandalo di Dazn

Dazn

Che cosa combina Dazn? L’articolo di Ferdinando Scala per Infosec.news

 

L’Italia, con i soliti salti e incertezze, e fondando parte dello sforzo sui fondi del Pnrr, sta percorrendo i passi necessari a diventare un paese dotato di un’infrastruttura informatica ad elevata velocità. Un balzo in avanti di estrema importanza, che consentirà ancora di più ai suoi cittadini di vivere, lavorare e fruire di servizi online all’avanguardia – in attesa di eventuali sviluppi fuori scala dell’iniziativa Starlink.

La crescita dell’infrastruttura e dei servizi ha un impatto anche culturale, e di elevazione degli standard rispetto a ciò che è considerato uno servizio accettabile. Il palato degli utenti diventerà sempre più raffinato, dando per scontati alcuni punti di riferimento che solo pochissimi anni fa sarebbero stati considerati come servizi avanzati. Prevedibilmente, quindi, nei prossimi anni assisteremo all’evoluzione in chiave competitiva dei fornitori di servizi, con l’obiettivo di rimanere rilevanti rispetto ai bisogni degli utenti.

Questa tendenza in accelerazione renderà rapidamente obsoleti tutti quegli attori della scena di produzione e distribuzione di contenuti e servizi che abbiano fino a questo punto agito in regime di monopolio. Sempre di più diventerà poco accettabile, ad esempio, pagare un canone televisivo che non corrisponda ad un’elevazione sostanziale della qualità del servizio pubblico.

Il prezzo di non riconoscere questa tendenza, e del non tendere all’assoluta perfezione in termini di accesso tempestivo e senza interruzioni a contenuti di qualità, avrà come conseguenza l’abbandono in massa degli utenti di un determinato servizio; e per riflesso anche un gravissimo danno d’immagine e di propensione all’acquisto per i contenuti che tale servizio dovesse distribuire.

Un caso eclatante ed inaccettabile di questo fenomeno è quello – sotto gli occhi di tutti – del servizio offerto da Dazn ai fruitori della propria offerta di contenuti sportivi, in particolare del campionato di calcio di Serie A. Dazn agisce in questo momento in regime di monopolio, dato che è risultata vincitrice dalla gara indetta per l’assegnazione dei diritti di trasmissione delle partite.

Già nella prima giornata di campionato – ma siamo già alla quinta senza che apprezzabili miglioramenti si siano manifestati – si sono avuti estesi fenomeni di perdita del segnale, con la rotellina che gira nel più perfetto stile Denial of Service. E anche quando il segnale c’era, esso non risultava ugualmente distribuito agli utenti, tanto che nello stesso condominio si verificavano fenomeni di esultanza per un goal a distanza anche di parecchi secondi, con ovvia perdita di attrattiva dell’evento, funestato da spoiler involontari.

Per qualche tempo Dazn ha cercato di scaricare i problemi sull’infrastruttura portante, la quale tuttavia ha rapidamente dimostrato che i malfunzionamenti non dipendevano da lei. In uno sforzo di PR acrobatiche, inoltre, Dazn ha anche cercato di far passare come più affidabili i numeri di ascolto provenienti da rilevazioni in-house rispetto a quelli ufficiali Auditel.

Alla quinta giornata, il re è ormai nudo, e l’evidenza dei fatti – oggetto anche di furibonde discussioni su Twitter – parla di un servizio inadeguato, la cui responsabilità non può ricadere altri che su Dazn. Quest’ultima, a fronte di un costo mensile non trascurabile, fornisce un servizio che nei fatti non corrisponde a quanto contrattualmente previsto. Siamo forse facili profeti quando ipotizziamo che messi davanti alla scelta di pagare per un servizio scadente, ed appoggiarsi per la visione alla miriade di stream che fioriscono in rete, molti possano considerare quest’ultima possibilità.

Non solo, ma come dicevamo il cattivo funzionamento di Dazn ha il potenziale per danneggiare fortemente il prodotto calcio. Se gli utenti scappano, gli sponsor pubblicitari li seguiranno, ed immediatamente l’acqua raggiungerà il ventilatore. Il mondo del pallone, industria di intrattenimento, poggia la sua esistenza sulla volontà degli utenti di assistere allo spettacolo. Se quest’ultimo diventa non più fruibile, allora l’utente può decidere di passare altrimenti la propria serata.

Ormai esistono piattaforme di fruizione di contenuti per tutti i gusti, e per i calciatori e i presidenti delle squadre di calcio, ritrovarsi in mutande potrebbe non essere più solo il modo regolamentare per andare in campo.

 

Articolo pubblicato su infosec.news

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