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Google e Netflix pagheranno la rete 5G europea?

5g Modelli Business

L’Unione europea vorrebbe che le società tecnologiche partecipino alla spesa delle infrastrutture di telecomunicazione, che utilizzano per diffondere i propri servizi Internet. Le Big Tech, però, dicono di contribuire indirettamente. Tutti i dettagli

 

L’11 maggio il Consiglio dell’Unione europea, l’organo che rappresenta i governi dei ventisette paesi membri del blocco, ha adottato un programma politico che si prefigge di rendere l’Unione una leader tecnologica entro il 2030. Bruxelles vuole cioè che la maggior parte delle aziende europee utilizzino servizi di cloud e di intelligenza artificiale per migliorare le proprie attività, e che tutti i cittadini dell’Unione abbiano accesso a Internet veloce, a prescindere dal luogo in cui vivono; per il 2030, inoltre, la rete 5G dovrà essere disponibile nei centri urbani.

UNA TASSA SULLE PIATTAFORME?

Nel documento – riporta POLITICO, che l’ha visionato integralmente – si parla inoltre di una possibile tassa sulle società tecnologiche (le cosiddette “piattaforme”) per l’utilizzo delle infrastrutture di telecomunicazione. Secondo il Consiglio, “tutti gli attori del mercato che beneficiano della trasformazione digitale” dovrebbero assumersi le proprie responsabilità sociali e “contribuire in modo equo e proporzionato ai costi dei beni, dei servizi e delle infrastrutture pubbliche”.

LA SPINTA DELLA FRANCIA

Pare che la Francia volesse spingersi più oltre, e chiamare esplicitamente in causa le “grandi piattaforme” come Google, Facebook o Netflix e imporre loro il pagamento di parte delle spese per le infrastrutture per la rete 5G: la proposta di Parigi era contenuta in una bozza iniziale del programma, secondo POLITICO.

COSA VORREBBE L’EUROPA

Il programma politico adottato dal Consiglio, comunque, non istituisce una tassa né fa chiarezza sul significato concreto di contributo “equo” ai costi delle infrastrutture. Il Consiglio dovrà negoziare questi dettagli con il Parlamento europeo: le trattative inizieranno nelle prossime settimane.

Tuttavia, le espressioni usate sono significative e testimoniano l’inclinazione dei politici europei ad addossare alle piattaforme straniere (perlopiù statunitensi) una parte della spesa per le infrastrutture di telecomunicazione. Spesa che attualmente grava sugli operatori europei come Orange, Telefónica e Deutsche Telekom.

L’ANNUNCIO DI BRETON

Il commissario europeo per il Mercato interno, Thierry Breton (francese), ha dichiarato la settimana scorsa al quotidiano Les Echos che l’organo esecutivo dell’Unione europea è al lavoro su una legge che obblighi le grandi compagnie tecnologiche (note collettivamente come Big Tech) a contribuire alla spesa per le infrastrutture di telecomunicazione. La legge, ha aggiunto, potrebbe venire presentata entro la fine dell’anno.

LE PAROLE DI VESTAGER

Qualche giorno fa la vicepresidente della Commissione europea, Margrethe Vestager, ha detto che “ci sono degli attori che generano molto traffico [Internet, ndr], che consente loro di svolgere la propria attività, ma che non hanno contribuito a renderlo possibile; non hanno contribuito a rendere possibili gli investimenti per l’implementazione della connettività”.

LA RISPOSTA DELLE BIG TECH

Le società di telecomunicazioni si lamentano da anni del fatto che Netflix o YouTube usufruiscano gratuitamente di un’infrastruttura costosa.

Le Big Tech, di contro, dicono di contribuire indirettamente alla spesa per le reti attraverso il pagamento degli abbonamenti a Internet che gli utenti sottoscrivono agli operatori per poter usufruire dei contenuti e dei servizi delle piattaforme. Grandi compagnie tecnologiche come Google e Facebook, inoltre, hanno investito molto nei cavi Internet sottomarini, le infrastrutture di connettività più importanti per la quantità di dati trasmessi.

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