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Tutto su Pure Bros, la società al centro delle indagini sui servizi per i clienti di Tim, Vodafone e Wind

Smartphone Iliad Pure Bros

Soci, cda e conti di Pure Bros, la società accusata dai magistrati di una truffa ai danni di alcuni clienti Wind, Tim e Vodafone

Si chiama Pure Bros la società accusata dai magistrati di una truffa, fino al 30 ottobre 2019, ai danni di alcuni clienti Wind, Tim e Vodafone con l’attivazione di abbonamenti a servizi non richiesti. Tra i truffati anche ascensori, frigoreri e altre macchine dotate di sim e “interessate” ad informazioni aggiuntive su meteo, gossip e varie.

Tutti i dettagli.

L’INDAGINE SU PURE BROS

Partiamo dall’indagine. Alcuni contenziosi civili nel 2019 hanno spinto la polizia postale ad indagare sulla società hub romana Pure Bros Mobile spa. All’indagine, coordinata dal Procuratore della Repubblica Francesco Greco, dall’aggiunto Eugenio Fusco e dal pm Francesco Cajani, lavora la Guardia di Finanza del Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche e la Squadra reati informatici della Procura.

COSA SI CONTESTA A PURE BROS

A Pure Bros si contesta l’attivazione illecita, all’insaputa dei clienti, di servizi in abbonamento con costi aggiuntivi addebitati direttamente sulla sim dell’utente (o sulla sim di una macchina, utilizzata nella domotica), senza che questi ne abbia fatto richiesta. Talvolta bastava un click su banner pubblicitari ideati ad hoc (qui i dettagli).

A rivelare l’inganno sono stati, scrive il Corriere della Sera, due dipendenti della Pure Bros.

La procura ha già sequestrato a Pure Bros 12 milioni di euro, ricavati con truffe di questo tipo.

COSA FA PURE BROS

Nata nel 2005, l’azienda si occupa dello sviluppo di servizi digitali di mobile marketing e mobile payment, applicazioni mobili e piattaforme per l’interattività e “voting” televisivo su reti di telecomunicazioni.

Pure Bros, in particolare, è un hub a cui le società di telefonia (tra cui Wind) si poggiano per la gestione dei servizi a valore aggiunto. L’azienda, che svilluppa e crea applicazioni, è anche proprietaria, si legge sul sito, di Pure Payment, “uno dei sistemi di pagamento più affidabili e sicuri per l’addebito di servizi a valore aggiunto direttamente sulla bolletta telefonica dell’utente”. Si tratta di un gateway di pagamento che aggrega tutti i circuiti di pagamento Telco: SMS Premium, WAP Billing e Mobile Payment.

La società, inoltre, lavora con i più importanti network televisivi, nazionali ed internazionali, per fornire  i risultati di voto, parziali e finali, in tempo reale, nei diversi programmi. Tra i servizi offerti anche i messaggi Bulk, ovvero l’avviso di avvenuta ricezione e lettura del messaggio.

I SOCI E CDA

Due i soci, al 50%-50%, dell’azienda, che ha un capitale sociale di 100.000 euro: Salvetti Angelo e Pavan Altino. Salvetti Angelo è presidente del consiglio di amministrazione, mentre ammiistratore delegato è Pascuzzo Fabio. Altro membro del cda è Strabbioli Marco.

I BILANCI

Al 2018, l’azienda vantava un utile di 4.378.544 euro, contro i 2.795.115 euro del 2017. In netta crescita anche i ricavi: 39.707.884 euro, rispetto ai 26.139.296 del 2017. Anche i costi sono in aumento: 33.947.567 euro, da  22.178.556 euro del 2017.

GLI INDAGATI

Sotto accusa, scrive il Corriere della Sera, per la truffa sono finiti tre ex dirigenti di Wind, Alessandro Lavezzari, Luigi Saccà, figlio dell’ex direttore generale Rai Agostino, e con ruolo minore il commerciale Fabio De Grenet, e i vertici di Pure Bros, Angelo Salvetti e Fabio Cresti. Secondo quanto riferito dalla procura ci sarebbero anche altri 6 indagati.

DIGITAPP

C’è un’altra società coinvolta in tutto questo. E’ DigitApp, che è stata accusata da Wind delle attivazioni indebite. L’azienda, però, sostiene “di stare in realtà subendo un’estorsione, sotto forma di calo forzato degli abbonamenti, per il fatto che rifiuta di usare le società di pubblicità pressantemente raccomandate dall’operatore telefonico; e con una perizia si dimostra vittima di un attacco informatico”, scrive il quotidiano di via Solferino.

le ipotesi di accesso abusivo a sistema telematico e tentata estorsione contrattuale ai danni di DigitApp, società che ha denunciato di essere stata penalizzata perché rifiutava le agenzie di pubblicità sponsorizzate da Wind e dalla sua piattaforma tecnologica Pure Bros

PURE BROS SI DICHIARA ESTRANEA AI FATTI

Dal canto suo anche Pure Bros, assistita dall’avvocato Paolo Galdieri, sostiene di essere “del tutto estranea ai fatti sinora contestati” e si è messa subito a disposizione “per contribuire all’accertamento della verità”.

IL MECCANISMO

Tre i soggetti coinvolti nell’indagine, in sostanza: gli operatori di telefonia mobile, che addebitano l’importo sulla sim, i content service provider (csp), che producono e commercializzano i prodotti aggiunti e gli hub (come Pure Bros), aziende tramite cui l’operatore di telefonia gestisce l’addebito. Anche il costo del servizio aggiuntivo viene ripartito tra tre soggetti: la compagnia telefonica trattiene il 40-50% del prezzo pagato, l’hub tecnologico il 5-7%, il resto va alle aziende produttrici del contenuto.

IL COMMENTO DI RAPETTO

“L’attivazione fraudolenta di “servizi a valore aggiunto” (come oroscopi, suonerie, giochini e previsioni meteo) ha garantito ricavi significativi a chi realizza quelle diavolerie, ha assicurato margini di guadagno alle compagnie telefoniche che li hanno veicolati, ha permesso di ottenere premi di produzione a manager e funzionari preposti a quello specifico canale commerciale. I soggetti coinvolti, probabilmente, sono un po’ più degli undici raggiunti da comunicazioni dell’Autorità giudiziaria”, ha commentato Umberto Rapetto.

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