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Tutti i guai di Apple a Wall Street

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An Apple logo is seen on a flag on the facade of the Apple Store in Paris, March 3, 2016. REUTERS/Christian Hartmann - RTS94VQ

Che cosa succede a Apple? Fatti, numeri e approfondimenti. L’articolo di Chiara Rossi

Che non sia una stagione positiva per i titoli tecnologici si era capito già da ottobre. Ma per Apple è iniziata proprio male la settimana. Ieri la Mela di Cupertino ha ceduto quasi il 5% in Borsa. La colpa? Addossata a due fornitori che hanno rivisto al ribasso le previsioni, citando una domanda più debole da parte dei produttori di smartphone.

LA SFORBICIATA DI LUMENTUM

“Recentemente abbiamo ricevuto una richiesta da uno dei nostri principali clienti per ridurre le spedizioni durante il secondo trimestre fiscale”, ha dichiarato Alan Lowe, presidente e amministratore delegato di Lumentum. Motivo per cui le stime di fatturato per il trimestre in corso sono state troncate. Certo, Apple non è stata menzionata in modo esplicito, ma una così netta sforbiciata sarebbe giustificata solo se quel “cliente” fosse la Mela, che secondo gli analisti rappresenta circa un terzo delle entrate della società.

INSIEME A QUELLA DI JAPAN DISPLAY

Anche se Lumentum non ha “incolpato” espressamente Apple, la notizia è arrivata poche ore dopo che Japan Display, uno dei principali fornitori di schermi a cristalli liquidi per iPhone, ha tagliato la sua guidance per l’intero anno. Anche qui, causa della “volatilità della domanda dei clienti”.

Mentre a New York le azioni di Lumentum sono crollate del 33%, a Tokyo il titolo di Japan Display è sceso del 7,6%, un minimo storico.

LA MAZZATA DA GOLDMAN SACHS

Brutto colpo anche da Goldman Sachs. Il colosso bancario ha rivisto le sue previsioni su Apple stimando che la Mela morsicata produrrà il 6% in meno di iPhone il prossimo anno rispetto a quanto precedentemente previsto.
“Siamo preoccupati che la domanda finale per i nuovi modelli di iPhone si stia deteriorando”, ha dichiarato Goldman Sachs nella nota diffusa “Prendiamo atto si potrebbe riprendere facilmente visto che gran parte della domanda arriva a fine dicembre, ma la nostra posizione è giustificata dalla tempistica e dall’entità di questo avviso”.

MOMENTO NO PER LA MELA DI CUPERTINO

La flessione di lunedì si somma a quella già accusata dalla società di Tim Cook dopo la diffusione della trimestrale con prospettive deludenti per le prossime festività natalizie. Nonostante fatturato e utili da record, Apple ha riportato la capitalizzazione sotto la soglia dei mille miliardi di dollari e ai minimi degli ultimi 90 giorni dopo in trimestrale.

Non solo, Cook ha comunicato che la società avrebbe smesso di riportare le vendite unitarie di iPhone, iPad e Mac. Un cambio di rotta logico (il prezzo lievitato sta spingendo il bilancio ma pesa sul numero dei dispositivi consegnati) ma percepito dai mercati come un segnale di debolezza.

IL LUNEDÌ NERO DEI BIG TECH

Ma Apple non è l’unico a passarsela male in Borsa. Ieri Amazon ha ceduto il 4,4% , Facebook è calato del 2,4% e anche Alphabet, Microsoft e Netflix hanno accusato cali superiori al 2%. Il settore tecnologico ha perso quasi il 4% da inizio mese e quasi il 12% tra ottobre e novembre.

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