Innovazione

Turchia blocca Tor. E vieta la connessione in anonimato

di

Turchia

La Turchia ha bloccato Tor, un sistema di comunicazione che permette agli utenti di viaggiare i forma anonima e sicura

 

Dopo le censure ai social e ad alcuni servizi di messaggistica, la Turchia ha deciso di bloccare anche Tor, un sistema di comunicazione che permette agli utenti di viaggiare i forma anonima e sicura. Un nuovo deciso passo voluto dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan per censurare il dissenso  dei cittadini che viene veicolato online. L’osservatorio sulla censura nel Paese, Turkey Blocks, ha annunciato nelle scorse ore che è stato bloccato l’accesso diretto a quella porzione di rete priva di siti indicizzati dai motori di ricerca tramite il browser Tor.

Sono restrizioni che arrivano dopo che, il mese scorso, Ankara ha posto sotto la lente le cosiddette Vpn (virtual private network), reti private virtuali in grado di mettere in piedi connessioni cifrate e sicure, spesso utilizzate in ambito aziendale ma anche da chi voglia nascondere il proprio indirizzo IP appoggiandosi a server allocati altrove e dunque bypassando i blocchi locali.

Censura: non è la prima volta

Turchia e censura sembrano parole che vano a braccetto, soprattutto dopo il fumoso golpe di metà luglio.  Il 4 novembre scorso la Turchia ha bloccato ai cittadini l’accesso a Facebook , Youtube, Twitter, Instagram. Il blocco dei principali mezzi di condivisione si pensa sia stato legato a fatti politici.

Si trattava, come aveva spiegato Indipendent, di una forma di censura per evitare disordini pubblici e fughe di notizie via web. In quelle ore, infatti, il leader del partito filo-curdo Hdp, Selahattin Demirtas, era stato condotto al tribunale di Diyarbakir, principale città curda nel sud-est della Turchia, dopo essere stato arrestato, con accuse di “terrorismo”, insieme ad altri 10 deputati dell’Hdp.

turchiaRestrizioni di internet si sono avute in occasione del fallito colpo di Stato, nel mese di Luglio (dopo il Golpe, il Paese è ancora sotto lo stato di emergenza).

Il 16 luglio, mentre i militari provavano a prendere il controllo del Paese, contemporaneamente i social network -Facebook, Twitter e Youtube- venivano oscurati. Diverse le persone che, in quella occasione, sono riuscite a raggirare il blocco, utilizzando  VPN o altri servizi coperti dall’anonimato (dopo la legge del 21 marzo 2014, definita “legge bavaglio”, sono state diffuse online le istruzioni per aggirare il blocco dei social e una serie di hashtag anti-censura).

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ben conosce il potenziale di social e app di messaggistica. In occasione del fallito colpo di Stato, lo stesso Presidente ha utilizzando FaceTime per collegarsi all’emittente privata CNN Turk (occupata dai ribelli subito dopo il collegamento) e parlare in diretta ai suoi cittadini, rassicurandoli. Il profilo ufficiale della presidenza turca, su Twitter lanciava messaggi di supporto ad Erdogan.

Ad aprile 2015, Facebook, Twitter e Youtube furono bloccati per aver pubblicato le foto del pm Mehemet Selim Kiraz, ucciso nel tentativo di essere liberato dalle teste di cuoio (il pm era stato rapito da due brigatisti del Dhkp-C).

Nel 2014, invece il Governo decise di bloccare i social network alla vigilia delle elezioni amministrative, a causa delle notizie sulla corruzione che giravano sulle piattaforme e che avevano come principale accusato l’allora primo ministro Erdogan, nel frattempo eletto Presidente.

 

Navigazione anonima: c’è ancora qualche possibilità

I cittadini turchi hanno, comunque, ancora qualche possibilità di navigazione in anonimo. I più esperti, infatti, potrebbero utilizzare The Onion Router in modalità ‘bridgè o attraverso i cosiddetti ‘pluggable transport’. Ovviamente, però, nelle prossime ore anche questi sistemi alternativi potranno esser colpiti da eventuali blocchi.

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