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Tutti i problemi politici della transizione digitale

Transizione Digitale

La democrazia riuscirà a resistere alle interferenze cyber? Il post di Marco Emanuele, autore del blog Globaleye

Alexandra Kelley, per Nextgov, descrive la complessità del percorso di trasformazione digitale, particolarmente negli USA.
La riflessione è interessante perché la trasformazione digitale è, insieme, alla transizione ecologica, un pilastro del recovery post-pandemia (e, come vediamo ogni giorno, si tratta di processi di grande impatto sia dal punto di vista sociale che economico-finanziario).
La riflessione è interessante, altresì, perché il tema della digitalizzazione dei servizi pubblici pone un approfondimento sul rapporto tra democrazia/organizzazione statuale e tecnologia: possono migliorare la qualità della democrazia e l’efficienza dello Stato (a livello centrale e periferico) attraverso i processi di digitalizzazione? Non sono un tecnico di tali questioni ma, dal punto di vista della filosofia politica, siamo immersi in un momento di svolta (si pensi a tutta l’opera del filosofo Luciano Floridi).
Kelley scrive sull’importanza di porre al centro le esigenze/esperienze dei clienti e di avviare percorsi di partecipazione per valorizzarle (lo richiamava il Presidente Biden a dicembre 2021 nell’Executive Order on Transforming Federal Customer Experience and Service Delivery to Rebuild Trust in Government). Recuperare la fiducia dei cittadini è decisivo! La grande partita, anche attraverso la digitalizzazione, è passare dallo Stato burocratico allo Stato democratico.
Preliminare a tutto questo, però, c’è da vincere, e vale anche per l’Italia, la realtà delle disuguaglianze territoriali in tema di disponibilità infrastrutturale per l’accesso alla rete: questo è un punto decisivo nelle politiche di recovery a livello planetario. L’obiettivo della coesione sociale comprende la coesione territoriale. Ormai, nell’era digitale, gli esclusi pagano un prezzo troppo alto e non sostenibile nelle democrazie moderne. In Italia c’è un PNRR che sembra fare fatica ad avviarsi; eppure, come nota Marco Mayer su Startmag, la sfida è più importante di quella, certamente importante, del Quirinale.
Due ulteriori elementi. Il primo riguarda l’importanza e la delicatezza del trattamento e del governo dei dati: su questo tema c’è ancora molto da fare perché le organizzazioni statuali sono ancora troppo indietro nel maturare una dinamicità di approccio e tutele adeguate (pur in presenza di percorsi giuridici importanti sia negli USA che in Europa).
Il secondo elemento, decisivo, riguarda la capacità delle democrazie di resistere alle ineliminabili influenze/interferenze esterne (Cina e Russia, per fare nomi e cognomi): la digitalizzazione, nel cyber world, è un processo planetario e, con buona pace di chi crede il contrario, non guarda ai confini. Riusciremo, sfida nella sfida, a riscrivere e ad applicare vere (e resilienti …) sovranità democratiche (società “realisticamente” aperte) in luogo di anti-storici sovranismi?
Torna, per concludere, il bisogno di una parola antica ma sempre attuale: la Politica.

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