Innovazione

Sperimentazione Tocilizumab anti Covid-19. A che punto siamo? Parla Montesarchio (Monaldi)

di

Montesarchio

Intervista a Vincenzo Montesarchio, primario infettivologo e oncologo del Monaldi di Napoli, che con il team del professor Ascierto sperimenta la terapia a base di Tocilizumab  per la Covid-19

Vincenzo Montesarchio, primario infettivologo e oncologo al Monaldi di Napoli, parla con chiarezza e altrettanta velocità. La prima perché l’argomento delicato richiede notizie certe e non interpretabili, la seconda, forse, per replicare il ritmo frenetico in cui si lavora in questi giorni negli ospedali e non solo.

Montesarchio, con il team del professor Paolo Ascierto, ha creduto e sperimentato la terapia a base di Tocilizumab (qui i dettagli) per la cura delle persone affette da Covid-19. La sperimentazione del farmaco, approvata da Aifa, è iniziata il 19 marzo e coinvolge numerose strutture ospedaliere.

Professor Montesarchio, ci racconta queste 3 settimane di sperimentazione?

Sono state settimane intense, in cui abbiamo scoperto e rafforzato la collaborazione. Posso dire che la sperimentazione del Tocilizumab, che parte da un’intuizione del professor Ascierto, ha mosso l’interesse di tutto il mondo.

Cosa intende?

Ci hanno contattato, tra gli altri, gli Usa, siamo stati contattati dal New York Times, e proprio ora abbiamo tenuto con i colleghi del Cotugno e del Monaldi una web-conference con degli esperti di Shanghai. Abbiamo parlato per due ore.

Parliamo della sperimentazione. Come procede?

Non posso darle una risposta. La mia opinione si baserebbe solo sui 19 pazienti curati prima dell’avvio della sperimentazione e sugli altri 60 trattati dopo lo studio avviato da Aifa. Sarebbe un’opinione data a “pancia” che non tiene conto del resto.

Ovvero?

Lo studio è effettuato su migliaia di pazienti e partecipano tra i 300 e i 400 centri, forse più.

Quando arriveranno le prime risposte?

Tra due-tre mesi.

Il professor Ascierto parlava in Tv di pazienti guariti trattati con Tocilizumab. Può dirci qualcosa?

Certo, abbiamo alcuni pazienti trattati con Tocilizumab che sono guariti. Ci sono state 4 persone estubate e questo ci fa molto piacere, ma non ci permette ancora di gioire.

Perché?

Per gioire serve avere un buon numeratore su un denominatore. Abbiamo anche pazienti guariti che non sono stati trattati con il farmaco. Serve avere i piedi a terra. Il professor Ascierto parla di cauto ottimismo, io uso l’espressione “entusiasmo con i piedi per terra”.

Possiamo dire che si intravede una luce in fondo al tunnel?

Lo possiamo dire perché ora conosciamo meglio quello che andiamo a trattare. Ma dobbiamo dire anche che il tunnel ha due bracci ed è lungo.

Vari bracci?

Uno è quello del virus in sé e potremo vedere la luce solo quando arriverà il vaccino, per evitare che il problema ritorni tra qualche mese o tra un anno. L’altro è quello del trattamento del virus per migliorare la polmonite, che però non è l’unico problema.

Cioè?

Dalle autopsie risulta che c’è una partecipazione multiorgano. Il polmone ne risente, ma il virus colpisce l’aspetto vascolare trombotico, danneggia l’encefalo, il fegato e altro.

Insomma, la strada è lunga…

Il tunnel di cui parlavamo prima è lungo, ma lo stiamo correndo a gran velocità. Anche Aifa sta correndo. Facciamo sperimentazioni e studi da sempre e spesso i tempi per le autorizzazioni sono lunghissimi, ma ora non c’è tempo per aspettare e le autorizzazioni arrivano veloci. Possiamo dire che siamo su un treno ad alta velocità.

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