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Tim, Open Fiber e non solo. Ecco le sberle di Urso

Urso

Che cosa ha detto su Tim, Open Fiber e rete unica Adolfo Urso, ministro delle imprese e del made in Italy, nel corso dell’audizione in commissione Trasporti della Camera sulle linee programmatiche in materia di comunicazioni

Addio rete unica Tim-Open Fiber.

L’obiettivo del Governo Meloni “è la realizzazione non di una rete unica, ma di una rete nazionale”.

Lo ho puntualizzato il ministro delle imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, rispondendo alle domande nel corso dell’audizione in commissione Trasporti della Camera.

Dopodiché l’esponente del governo Meloni va all’attacco di Open Fiber sulle aree bianche, rimarcando quanto già sostenuto in precedenza da Alessio Butti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione tecnologica, nella stessa sede.

Il piano aree bianche è il piano pubblico, parte della Strategia nazionale per la banda ultralarga, con l’obiettivo di coprire le zone dette a “fallimento di mercato”, ovvero le aree dove gli operatori non hanno in previsione di portare la banda ultralarga ad almeno 30 Mbps. Sul piano per le aree bianche “preoccupa il grave ritardo del progetto da parte del concessionario Open Fiber”, ha rimarcato Urso.

Infine, il ministro ha ricordato la necessità di una riflessione su resilienza degli asset nazionali e diversificazione fornitori di tecnologia.

Tutti i dettagli.

OBIETTIVO DEL GOVERNO: RETE NAZIONALE A CONTROLLO PUBBLICO

L’obiettivo del Governo “è quello non di rete unica ma di una rete nazionale che copra al più presto tutti gli ambiti del nostro territorio, a controllo pubblico” che “a mio avviso debba interconnettersi con la rete internazionale” ha spiegato Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, precisando che la geografia consente all’Italia di “essere al centro della interconnessione globale”. Inoltre il ministro ha auspicato che “i collegamenti marittimi passino sempre più attraverso la nostra penisola”.

Quindi di fatto il governo accantona il progetto di una rete unica fra Tim e Open, progetto perseguito invece dagli ultimi governi.

E RIGUARDO A TIM…

Dopodiché il ministro delle Imprese Adolfo Urso si sofferma su Tim e Rete Nazionale ripensando al progetto Socrate e all’idea di portare la tv via cavo in tutte le case d’Italia. “Quando iniziai la mia attività in questa commissione (Urso è stato in Commissione Trasporti nel maggio 1994, ndr) c’era il ‘progetto Pascale’, un grande progetto per fare dell’Italia la prima potenza nell’interconnessione e trasmissione che allora sembrava lontanissima. Non fu realizzato, poi Telecom fu privatizzata e l’errore fu commesso allora: si ritenne che l’energia fosse interesse nazionale e non le tlc” e questo “ha portato a un depauperamento delle risorse”.

“La storia non si riavvolge — ha aggiunto Urso in audizione alla Commissione Trasporti — ma si può fare di più e di meglio, è nostra intenzione realizzarlo per dare al nostro paese un servizio che recuperi il divario digitale che esiste tra l’Italia e gli altri Paesi ma anche all’interno, tra le diverse Regioni, tra nord e sud, tra chi può e chi no”. “Ritengo che l’Italia possa svolgere a pieno un ruolo di prim’ordine in Europa e nello scacchiere in cui operiamo, un argomento decisivo anche nel confronto geopolitico con altri sistemi”.

RITARDI NEL PIANO AREE BIANCHE

Facendo il punto sullo stato delle tlc durante la sua audizione alla Commissione trasporti della Camera, Urso sottolinea che i ritardi che l’Italia ha accumulato nel digitale nei confronti degli altri paesi europei sono “ritardi anche per insipienza della politica”. “Il Piano ‘aree bianche’ ha ereditato un grave ritardo da parte di Open Fiber, tutto ciò per iniziale sottovalutazione del tema dei permessi, errate politiche industriali e responsabilità politiche”.

Come ricorda Agenda Digitale, “l’attività operativa del Piano Nazionale Banda Ultralarga è stata avviata nel 2016. Le prime due gare sono state aggiudicate al concessionario Open Fiber a giugno e novembre 2017 e la terza ad aprile 2019 e la piena operatività risale all’inizio del 2018”.

La diffusione della fibra “è un ritardo che ci preoccupa e su cui i ministeri sono pienamente coinvolti per mettere il concessionario nelle migliori condizioni possibile per rispettare il cronoprogramma”. Inoltre spiega Urso “stiamo lavorando a stretto contatto con le Regioni per consentire alle stesse di spendere i fondi”, soprattutto quelli europei, “non possiamo, non dobbiamo fallire”. Ora il nuovo cronoprogramma vede la conclusione “a giugno 2023 dei progetti nei comuni confinanziati con la Ue e fra dicembre e settembre 2024 quelli finanziati con altri fondi”.

PREOCCUPANTE IL RITARDO DI OPEN FIBER SU AREE BIANCHE

Sul piano per le aree bianche “preoccupa il grave ritardo del progetto da parte del concessionario Open Fiber” ha ribadito Urso.

Il ministero e il governo sono pienamente coinvolti attraverso diverse azioni” e “ora non possiamo, non dobbiamo fallire”, ha aggiunto Urso spiegando che grazie alle azioni di stimolo in atto verso Open Fiber “si ritiene possa essere realistica una data presumbile di fine lavori a giugno 2023 per i comuni cofinanziati con fondi Fesr, e progressivamente, tra dicembre 2023 e settembre 2024, la conclusione dei lavori per i comuni finanziati con altri fondi”.

“Per assicurare il rispetto del cronoprogramma — ha spiegato ancora Urso — è stato attivato un monitoraggio rafforzato delle attività per rilevare gli avanzamenti e gestire nei giusti tempi le anomalie e i ritardi di attuazione e definire le azioni correttive da intraprendere”. “Infratel — ha ricordato il ministro — ha costituito una sorta di war room congiunta per singole regioni nella quale si analizzano in dettaglio gli avanzamenti di tutti i comuni e si affrontano eventuali criticità che dovessero rilevarsi”.

A FEBBRAIO CONVOCATO TAVOLO PER LE TLC

Inoltre, il ministro delle Imprese ha ammesso che l’Italia “è il Paese che in Europa ha più sofferto il calo dei ricavi”. “In dieci anni abbiamo preso 14 miliardi di euro di ricavi, pari al 33 per cento del valore iniziale sul totale mercato delle telecomunicazioni — ha continuato Urso — mentre la Francia ha perso il 15 per cento, la Germania l’7 per cento e il Regno Unito il 8 per cento”.

A questo proposito, “il tavolo per le tlc sarà convocato ai primi di febbraio, tra qualche settimana” ha comunicato Adolfo Urso.

IN ARRIVO NORMATIVA PER AIUTARE LA PRODUZIONE NAZIONALE

In più, “per rilanciare le imprese del settore nazionale” il ministro Urso ha annunciato che “stiamo provvedendo con delle misure ad hoc” dal momento che “la diffusione capillare della fibra ottica è l’unico vero abilitatore per la diffusione di nuovi servizi usufruiti su rete fissa e su rete mobile che deve rispondere a criteri di altissima qualità”. “Lo faremo a breve con una norma legislativa per aiutare la produzione nazionale, così come hanno fatto altri competitor internazionali, non solo gli Usa ma anche Paesi a noi molto vicini, a cominciare dalla Francia”.

NECESSARIA RIFLESSIONE SU DIVERSIFICAZIONE FORNITORI DI TECNOLOGIA

Infine, il ministro il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso ha ricordato che “Resilienza degli asset nazionali, diversificazione dei fornitori di tecnologia e competitività industriale: su questi temi è necessaria una riflessione”. Questo monito arriva un giorno dopo che il colosso tecnologico statunitense Microsoft ha annunciato una nuova collaborazione con l’Acn, l’autorità nazionale che promuove la realizzazione di azioni comuni volte a garantire la sicurezza e la resilienza cibernetica necessarie allo sviluppo digitale dell’Italia.

“Credo — ha concluso Urso — che il parlamento e il governo debbano elaborare una “linea politica netta così come hanno già fatto altri paesi europei e occidentali”, considerata la pervasività delle tecnologie 5G nelle attività economiche e sociali.

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