Innovazione

Tim, ecco come Genish silura il progetto (modello Terna) del governo per la rete tlc con Cdp e Open Fiber

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Come e perché Genish di Tim dice no di fatto no al progetto di Di Maio sulla rete unica per la banda larga. Fatti, parole e ricostruzioni

Il capo azienda di Tim si mette di traverso per ostacolare il progetto del governo sulla rete unitaria per la banda larga?

CHE COSA STA SUCCEDENDO FRA TIM E GOVERNO

E’ quello che in queste ore si stanno chiedendo nella maggioranza di governo – e si rispondono affermativamente – dopo aver letto le dichiarazioni odierne di Amos Genish, amministratore delegato di Tim voluto dai francesi di Vivendi e poi confermato a sorpresa dal consiglio di amministrazione di Tim controllato al fondo Elliott.

IL NO DI FATTO DEL CAPO AZIENDA DI TIM AL PROGETTO DEL GOVERNO

Ecco quello che ha detto oggi Genish, ossia nelle ore seguenti la notizia del progetto governativo stile Terna sulla rete tlc: ossia perno pubblico – Cdp o una sua controllata – per una società in cui far confluire la rete fissa di Tim, quella di Open Fiber (di Enel e Cdp) e magari in un secondo momento anche i cavi sottomarini di Telecom Italia Sparkle (qui conti e indiscrezioni sulla controllata di Tim sorvegliata dall’Intelligence).

LE TENSIONI ELLIOTT-VIVENDI

Un progetto che di fatto, secondo gli analisti, ha avuto come primo passo quello del cda di Tim e dei consiglieri espressione di Elliott con la svalutazione degli asset; decisione non approvata dai rappresentanti di Vivendi (a riprova delle diversità di vedute tra i due maggiori azionisti su dossier come rete, Persidera e Sparkle, come scrive da settimane Start Magazine) e accettata a malincuore da Genish, come hanno raccontato le cronache.

LE PAROLE DI GENISH

Tim è “il soggetto tenuto a controllare la Rete in Italia, come avviene in tutti gli altri Paesi” e “ogni tentativo di separazione proprietaria della Rete non porrebbe solo a rischio il futuro aziendale di Tim, ma anche lo sviluppo digitale del Paese”, ha detto l’ad Amos Genish pur dichiarandosi favorevole al progetto di una rete unica.

CHE COSA DICE IL CAPO AZIENDA A DI MAIO

Al vice premier Luigi Di Maio – che dice “stiamo lavorando per creare le condizioni affinché si crei un unico player italiano” e dopo le indiscrezioni di stampa sul dossier Tim per unire le reti Tim e Open Fiber, Genish replica che “Tim è favorevole alla creazione in Italia di un singolo network di Rete per evitare inutili duplicazioni di investimenti infrastrutturali e siamo aperti a possibili collaborazioni con Open Fiber”. Ma “l’azienda rimane convinta che Tim rimanga il soggetto tenuto a controllare la Rete in Italia, come avviene in tutti gli altri Paesi”, precisa il capo azienda voluto dai francesi.

I PALETTI DI TIM E VIVENDI SULLA RETE

“Solo mantenendo il controllo della Rete – sottolinea Genish affidando a una nota il suo pensiero – potremo garantire gli attuali livelli di investimenti e occupazionali, oltre al futuro sviluppo della tecnologia 5G, il cui successo per Tim ma anche per l’Italia si basa anche nella combinazione di infrastrutture di Rete fissa e mobile. Ogni tentativo di separazione proprietaria della Rete non porrebbe solo a rischio il futuro aziendale di Tim, ma anche lo sviluppo digitale del Paese”.

LE TENSIONI PERSISTENTI

Le parole di Genish confermano le ricostruzioni di Start Magazine sulle tensioni che solcano il consiglio di amministrazione e i due maggiori azionisti.

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