Economia

Tim, ecco come Elliott e Vivendi litigano su Genish, rete, Sparkle, Persidera e svalutazioni asset

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Si rinfocolano le tensioni tra i due soci forti di Tim, ossia Elliott e Vivendi.

Come svelato nei giorni scorsi da Start Magazine, sia il gruppo francese che il fondo americano sono agli antipodi su tre dossier rilevanti dell’ex Telecom Italia: vendita di Persidera, Telecom Italia Sparkle e scorporo rete (sui primi due Vivendi e l’ad Amos Genish vogliono accelerare a differenza di Elliott, sul terzo le parti sono rovesciate sull’accelerazione).

ECCO IL PIANO DEL GOVERNO SULLA RETE TRA TIM, OPEN FIBER E NON SOLO

CHE COSA HA DECISO IERI TIM SULLE SVALUTAZIONI

A questi motivi latenti di contrapposizione, ieri si è aggiunta la decisione del consiglio di amministrazione di svalutare per 2 miliardi di euro gli asset della società. Una decisione, secondo le indiscrezioni raccolte da Start Magazine, che è giudicata dai soci come una mezza sconfitta per il capo azienda. “Alla fine, anche l’ad Amos Genish, che aveva cercato di evitare l’amaro calice, si è allineato alla maggioranza del consiglio, votando a favore”, ha scritto oggi Antonella Olivieri del Sole 24 Ore.

COME HANNO VOTATO I CONSIGLIERI DI ELLIOTT E VIVENDI

La maggioranza del cda, composta da consiglieri espressione di Elliott, ha voluto lanciare un messaggio al capo azienda, considerato sempre più allineato ai francesi che agli americani. Non a caso i consiglieri di Vivendi hanno votato contro la svalutazione, come ha svelato oggi un portavoce del gruppo francese.

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COME RISUONANO I TAMBURI DI GUERRA DI VIVENDI

Non solo: Vivendi, primo socio di Tim  con il 23,943% del capitale, non ha escluso di convocare un’assemblea per nominare suoi rappresentanti in consiglio – come anticipato nei giorni scorsi da Rosario Dimito del Messaggero – e ancora una volta ha attaccato il fondo Elliott, secondo socio del colosso tlc con l’8,847%. “Vivendi non esclude nessuna iniziativa che sia idonea a tutelare i suoi interessi”, ha detto all’agenzia Reuters un portavoce del gruppo che fa capo a Bolloré a proposito della possibilità di convocare i soci per chiedere la revisione del consiglio di amministrazione.

ECCO I MOTIVI DELLE SVALUTAZIONI

Ma perché sono state decise le svalutazioni? A seguito degli impairment test. La mossa, dovuta al deterioramento del quadro competitivo e regolatorio e ai più alti tassi di interesse, ha assicurato il gruppo, non avrà impatti sui flussi di cassa e non modifica le priorità strategiche del piano triennale.

LA RETE SVALUTATA GIUDICATA DAGLI ANALISTI

“Riteniamo che le svalutazioni dovrebbero essere principalmente correlate alla rete di Tim  e questo potrebbe rappresentare un segnale che il gruppo intende fare operazioni straordinarie con questi asset”, ipotizzano gli analisti di Fidentiis.

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I NUMERI SUL GOODWILL

Il goodwill complessivo di Tim ammontava a 29,3 miliardi di euro a fine giugno, di cui 28 miliardi di euro di attività domestiche, 0,4 miliardi di euro di Sparkle e 0,9 miliardi di dollari di Tim  Brasil.

LO STORICO DELLE SVALUTAZIONI

Le ultime svalutazioni registrate da Tim sono state nel 2013 (2,2 miliardi di euro) e nel 2012 (4 miliardi di euro). “Secondo le nostre simulazioni, le svalutazioni del terzo trimestre 2018 dovrebbero portare il rapporto di indebitamento a fine anno a 1,3 volte, che rimane sostenibile dal punto di vista dell’equity”, calcolano gli analisti di Banca Imi, come riporta Mf/Milano Finanza.

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IL CASO DELLO SCORPORO

Come spiegato nei giorni scorsi da Start Magazine, se su Persidera i francesi e Genish vogliono accelerare per fare cassa (idem su Sparkle, secondo indiscrezioni), sul dossier rete le posizioni sono ribaltate. Con il fondo americano più allineato di Vivendi al sistema-Paese, ossia ad auspici e aspettative della maggioranza M5s-Lega per un campione nazionale delle reti (rete fissa Tim, banda ultra larga di Open Fiber e anche Sparkle, magari). Per questo, secondo alcuni osservatori, la svalutazione degli asset decisa ieri è anche funzionale a questo tipo di progetto.

IL REPORT DI MEDIOBANCA

Per Mediobanca la separazione della NetCo seguita dalla creazione di una singola rete fissa “è un pilastro della nostra visione su Tim”. “Gli sforzi congiunti nello sviluppo della fibra, pubblica e privata, potrebbero accelerare il processo, e far risparmiare soldi, il che sarebbe una buona notizia per Tim  e Open Fiber, ma anche per il Paese”, sostengono gli esperti di Mediobanca.

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