Innovazione

Test sierologici in Lombardia, il Tar delude Diasorin (Technogenetics festeggia)

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Il Tar della Lombardia ha accolto il ricorso di Technogenetics e ha annullato l’accordo (senza gara) tra la Fondazione Policlinico San Matteo e Diasorin sui test sierologici

 

Technogenetics ha vinto. Almeno al momento: il Tar della Lombardia ha annullato l’accordo di collaborazione tra la Fondazione Policlinico San Matteo e Diasorin sui test sierologici avviata lo scorso marzo.

Alessandro Venturi, presidente della Fondazione San Matteo di Pavia, minaccia il ricorso urgente, ma emergono nuove indiscrezioni sulla vicenda. Andiamo per gradi.

LA DECISIONE DEL TAR

Partiamo dalle novità. Con una sentenza della Prima Sezione presieduta da Domenico Giordano, il Tar della Lombardia ha accolto il ricorso presentato da Technogenetics Srl e annullato l’accordo di collaborazione tra la Fondazione Policlinico San Matteo e Diasorin, società per azioni che opera nei segmenti dell’immunodiagnostica e della diagnostica molecolare con sede a Saluggia (VC), sui test sierologici per la diagnosi di infezione da SARS-Cov-2 avviata lo scorso marzo.

PAGAMENTO SPESE

Il Tar ha anche condannato la Fondazione I.R.C.C.S. Policlinico San Matteo e Diasorin spa, in solido tra loro e in parti uguali, al pagamento delle spese di lite, liquidandole in 10mila euro.

TAR: SERVIZIO PUBBLICO A DISPOSIZIONE DI INTERESSE PRIVATO

Per il Tar, si legge nella sentenza, il Policlinico San Matteo di Pavia ha messo a disposizione beni del “servizio pubblico”, come “le apparecchiature, i laboratori, i materiali impiegati, le conoscenze scientifiche”, per “soddisfare un interesse particolare, di cui Diasorin spa è portatrice, consistente nello sviluppo e nella realizzazione di prodotti e kit di cui Diasorin stessa acquisterà la proprietà esclusiva, conservando il diritto di brevettare le invenzioni realizzate e di procedere alla relativa commercializzazione”.

ERA NECESSARIA GARA

Quanto accordato tra le parti, ritiene il giudice, è un “rapporto concessorio” e, per questo, per “individuare la controparte, ossia il concessionario”, il San Matteo avrebbe dovuto far ricorso ad “una procedura ad evidenza pubblica, di cui, però, non vi è traccia nel caso in esame”.

Il contratto “è stato affidato in violazione dei principi interni e comunitari”, ritiene il Tar lombardo, senza alcuna “procedura coerente con i principi di trasparenza, proporzionalità, pubblicità, imparzialità, parità di trattamento”. Principi “del tutto disattesi nel caso di specie”.

LA DENUNCIA DI TECHNOGENETICS

E proprio per l’assenza di una gara pubblica la concorrente della Diasorin, la Technogenetics Srl, che fa parte del gruppo cinese Khb, che era pronta a commercializzare un suo test fin dai primi di marzo e che aveva chiesto di partecipare all’analisi scientifica del San Matteo di Pavia ma non ha mai ricevuto risposta, ha deciso di fare ricorso, portando la questione dei test sierologici in tribunale.

La società con sede a Lodi ha accusato la Regione Lombardia di aver ritirato solo dopo 24 dalla pubblicazione una manifestazione di interesse (preliminare per la gara della scelta di un concessionario) aperta il 6 aprile, senza valutare quali fossero le possibili offerte di altre aziende.

L’azienda sostiene anche di aver offerto, il 20 marzo (i test Diasorin sono arrivati a metà aprile) 20mila test rapidi convalidati da uno studio italiano. Test, però, ritenuti non affidabili da parte del dirigente del San Matteo, Fausto Baldanti.

LE INDISCREZIONI DEL FATTO QUOTIDIANO

Al ripensamento sulla manifestazione di interesse è seguito subito un accordo per l’acquisto dalla Diasorin di 500 mila test a 4 euro l’uno, per un totale di spesa di 2 milioni. Secondo quanto rivelato dal Fatto Quotidiano, alla gara in Lombardia l’azienda di Saluggia aveva fissato i suoi test a 3,30 euro l’uno. L’offerta economica più bassa era stata presentata dalla Roche e non arrivava nemmeno a 1,5 euro.

VENTURI: FAREMO APPELLO

Indiscrezioni a parte, la Fondazione San Matteo di Pavia non condivide la decisione del Tar e promette un ricorso urgente.

“Faremo appello con urgenza al Consiglio di Stato per la riforma della sentenza di primo grado di cui chiederemo la sospensiva convinti della bontà dell’operato e che l’attività rientra pienamente in quella istituzionale dell’ente”, ha dichiarato all’Ansa Alessandro Venturi, presidente della Fondazione San Matteo di Pavia.

TEST VANNO AVANTI

Per Venturi “il contratto è attivo e, quindi, il San Matteo non ha speso soldi a favore di Diasorin. Viceversa per le prestazioni rese incassa risorse da destinare a favore della ricerca scientifica pubblica”.

“I test vanno avanti a prescindere”, ha aggiunto Venturi, in quanto la decisione del Tar è “irrilevante” ai fini delle indagini sierologiche sulla popolazione.

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