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Tamponi Covid-19, come si divide il governo

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Divergenze al ministero della Salute sui tamponi: il viceministro Sileri (M5s) auspica un utilizzo a tutti i contatti dei positivi e ai soggetti a rischio, per Ricciardi (Oms, consigliere del ministro Speranza) vanno fatti solo ai sintomatici. Intanto il Veneto punta a farne 20.000 al giorno

Tamponi a tappeto si, tamponi a tappeto no. Il dibattito (attuale ed esistenziale) entra sempre più nel vivo e divide il Governo: mentre il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri sarebbe propenso a fare un utilizzo maggiore dei tamponi, Walter Ricciardi, ex presidente dell’Istituto superiore di sanità, membro del comitato esecutivo dell’Oms, e consigliere del Ministero della Salute, chiamato a corte proprio dal ministro Roberto Speranza, propende per fare i test solo ai sintomatici.

I dettagli.

LE PAROLE DI SILERI

Covid-19 “è una malattia subdola, che parte con dei sintomi, come la febbre, la tosse, ma poi arriva l’insufficienza respiratoria. Purtroppo non muoiono solamente coloro che stanno in terapia intensiva, ma muoiono anche, e dai numeri soprattutto, coloro che non riescono a raggiungere una terapia intensiva”, spiega il viceministro della Salute del Movimento 5 Stelle.

SILERI: TAMPONI A TAPPETO

“E’ una malattia subdola, troppo veloce” ed è per questo che è importante “un utilizzo maggiore dei tamponi, da fare a tutti i contatti dei positivi e ai soggetti a rischio. Poi occorre dare i dispositivi di protezione a chi è in quarantena e vive con altre persone”, ha detto Sileri, ospite di ‘Sky Tg24’.

LA POSIZIONE DI WALTER RICCIADI

Diversa, invece, la posizione di Walter Ricciardi, che in linea con le linee OMS propone tamponi solo per i sintomatici. I tamponi “andrebbero fatti ai soggetti sintomatici, anche con sintomi lievi e dunque precocemente, ed ai soggetti guariti clinicamente per avere una conferma”, ha riferito Ricciardi all’Ansa.

Per il medico, fare i tamponi ai soggetti asintomatici non è opportuno, “tranne nel caso dei sanitari in prima linea come già previsto dal Comitato tecnico scientifico”.

ANDREA CRISANTI: SERVONO (E SERVIVANO) TAMPONI A TAPPETO

Il dibattito in materia è acceso. E sulla questione si è espresso il professor Andrea Crisanti, direttore del laboratorio di Microbiologia e virologia dell’Università di Padova: “E’ stato un grande errore non bloccare in Lombardia le zone rosse già 25 giorni fa. Una follia. Bisognava bloccare tutto, come fatto in Veneto a Vo e non solo. Si blocca, si fanno i tamponi e si vede la prevalenza dell’infezione e poi si prendono decisioni”.

VENETO VUOLE ACCELERARE CON I TAMPONI

A dare corso alle convinzioni di Crisanti è proprio la regione Veneto che ,attraverso la “sorveglianza attiva”, progetto coordinato dall’Università di Padova (che già effettua 2.000 analisi al giorno) assieme a Regione e Croce Rossa, è pronta a fare tamponi a tappeto: “Più positivi scoveremo – ha detto Crisanti – più li isoleremo e li metteremo a casa con il sistema di controllo, poi andremo a cerchi allargati per identificare parenti, amici, il vicinato, chi ha trasmesso la malattia”.

OBIETTIVO: MENO MALATI (CRITICI)

“Il successo lo misuriamo con l’aumento dei casi scovati; più positivi avremo, meno persone si ammalano e vanno in terapia intensiva. Si punta a un aumento di casi e a meno ricoveri. Ci siamo molto vicini, il Veneto ha indicatori molto positivi”, ha spiegato Crisanti.

“Poi arriverà un punto di flessione, in cui i positivi caleranno parallelamente a quelli ospedalizzati”, aggiunge il professore.

OBIETTIVO: 20 MILA TAMPONI AL GIORNO

L’impegno della Regione dovrebbe andare a regione nel giro di 2-3 settimane, quando si dovrebbe arrivare a fare, secondo il presidente della Regione, Luca Zaia, “20 mila tamponi al giorno, ne abbiamo già 65 mila fatti, si andrà avanti finché tutto finisce, ma ci sarà anche una fase di followup perché questa bestia la conosciamo poco”, ha concluso.

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