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Coronavirus, cosa fa (bene) il Veneto. Parla il prof. Crisanti

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Intervista di Globalist al professor Andrea Crisanti, direttore dipartimento di medicina molecolare Professore di epidemiologia e virologia dell’Azienda Ospedaliera dell’Università di Padova, che collabora con la Regione Veneto contro il Coronavirus.

Oggi anche il viceministro alla Salute dice che si devono fare più tamponi. Qual è, secondo il vostro studio, l’importanza di fare uno screaning a tappeto?

Non mi dica “screaning a tappeto”, questo termine lo usa chi vuole in qualche modo svilire l’implementazione sia il razionale scientifico. Non facciamo nessun screaning a tappeto.

È una importante precisazione. Quindi qual è invece la vostra strategia?

La nostra strategia è quella che si usa in tutte le epidemie che è quella classica di una sorveglianza attiva. Punto. Cosa che non è stata mai fatta finora. E’ stato fatto male il contenimento e male la sorveglianza. Male il contenimento perché non ha senso tenere tutte le persone a casa e le fabbriche aperte. Solo ora è stato fatto un piccolo passo in questo senso. Una follia.

Lei sta sostenendo la necessità di allargare la mappatura da molto tempo, ma le istituzioni, eccetto in Veneto, sembrano non ascoltala, perché secondo lei?

Temo che in Italia manchi la cultura epidemiologica per affrontare le epidemie. Le persone che hanno consentito a Paesi interi di uscire dalla malaria, dal tifo e dal colera purtroppo non stanno più tra noi. Altrimenti questa epidemia avrebbe avuto un’altra storia.

Alcuni dicono che gli asintomatici siano meno contagiosi dei sintomatici.

Nessuno ha fatto nessun esperimento quindi non possono dire assolutamente nulla in proposito. L’unico esperimento vero è quello di Vo dove noi abbiamo delle famiglie con solo asintomatici, erano persone non infette che si sono infettate dopo.

Una obiezione è che il primo tampone risulti negativo anche se la persone è positiva.

No, la probabilità è bassissima.

Un’altra posizione che rema contro il fare una mappatura è quella di chi sostiene non serva perché si potrebbe trovare una persona negativa ma che si contagia in un secondo momento.

Questo è parzialmente vero ma è usato in modo strumentale. Se io ad un certo punto io mappo l’intorno di una persona positiva, individuo tutte le altre persone che sono positive e le metto tutte in quarantena, diminuisco la probabilità che questi trasmettano ad altre persone. È ovvio che io queste persone le testerò dopo 7/8 giorni. Che è esattamente quello che abbiamo fatto a Vo. A Vo non ci sono più casi.

A proposito di controllo, si parla molto della Lombardia ma anche in altre regioni stanno emergendo delle criticità, come per esempio nelle Marche. Cosa non sta funzionando nel contenimento dell’epidemia.

Guardi è mancata una conoscenza epidemiologica, è mancato completamente il supporto sul territorio della Sanità Pubblica. E’ stato inesistente. I numeri della Lombardia sono tutti sbagliati. La verità sta nei numeri. Se si prendono le tabelle di ieri 21 marzo in Veneto. Prende il numero dei deceduti che sono 146 e lo divide per il totale dei contagiati 4617 vedrà che la mortalità è attorno al 3% come in Cina o in altri paesi, nella media. Se lei prende invece il totale dei positivi in Lombardia che ieri erano 25.515 e lo divide per il n dei deceduti, 3095, avrà una percentuale del 12%, i conti non tornano! Com’è possibile che in Veneto ci sia il 3% della mortalità mentre in Lombardia il 12%. Che cosa manca in Lombardia? Manca il numero dei casi domiciliari. Questa distanza dà l’idea del crollo del SS Lombardo a livello locale. Non è che in Lombardia si muore di più, il fatto è che il numero dei contagiati è molto maggiore ma non sono rilevati. Se si tiene come punto di riferimento il 3% di mortalità si può realisticamente, non solo ipotizzare ma dire che In Lombardia ci sono circa 100.000 non circa 25000 casi, questa è la realtà. Questi numeri non danno l’idea del disastro che stiamo vivendo.

Si dice che il Sistema Sanitario stia crollando ma in realtà è già crollato?

È crollata la capacità del Sistema Sanitario di intervenire. Come fa un Sistema Sanitario a far fronte a questa marea se non sono stati identificati i casi sul territorio? Non hanno fatto la tracciabilità, non hanno fatto prevenzione? Nessuna Epidemia si controlla con gli ospedali, nessuna.

Ora è tardi ma cosa si potrebbe iniziare a fare per arginare il disastro?

Adesso quello che si può fare è che tutta la Lombardia sta ferma per tre settimane. Ma ferma vuol dire ferma, che non si muove nessuno. E allo stesso tempo si comincia a fare l’identificazione dei nuovi casi, perché per quelli vecchi ormai si può fare ben poco.

Quindi il punto zero per iniziare vite deve iniziare oggi per domani?

Sì purtroppo sul passato non si può fare nulla perché questi numeri purtroppo sono falsi. Il totale in Italia se guardiamo il numero dei deceduti si può stimare che ci siano già 130/150.000 casi. Mancano circa 100.000 casi all’appello. La verità che nessuno vuole dire è che noi abbiamo 4 volte più casi della Cina.

Perché non c’è stato un contenimento iniziale?

Non c’è stato un contenimento iniziale e abbiamo 100.000 casi che non sono stati diagnosticati. Non si è compresa una cosa fondamentale: il numero reale dei contagiati.

Il Veneto lo dimostra. Com’è possibile che in Veneto abbiamo il 3% di mortalità e sul resto dell’Italia abbiamo una mortalità molto più alta perché mancano i casi. Perché non è che il virus che colpisce il Veneto è meno cattivo di quello che colpisce la Lombardia. Il virus è lo stesso. Solo che in Veneto il sistema sanitario locale di base ha tenuto. Sono per lo meno riusciti a fare la tracciabilità.

Questo perché c’è stato in reale intervento capillare?

Si noi abbiamo fatto tampone a tutte le cerchie prossime dei sintomatici avvisando le ULSS del territorio e loro si sono attivate. Ora procederemo ancora.

Questa è la linea che state portando avanti?

Sì, la battaglia si vince sul territorio non sugli ospedali. In Veneto sono stati fatti 53000 tamponi per 4000 casi. Un tampone ogni 10 casi. In Lombardia dove i casi non è vero che sono 25.000 ma sono molti di più è stato fatto un tampone ogni 4 malati. C’è una differenza di 40 volte. Sono stati travolti.

Se è così utile fare i tamponi non solo ai sintomatici perché secondo lei c’è così tanta resistenza a farli?

Temo sia una questione ideologica. Siccome hanno sbagliato prima, vogliono continuare a sostenere una linea. Non vogliono ammettere l’errore. Tutto qui.

Costi e fattibilità non c’entrano nulla?

No, macché. Un tampone costa 30 euro.

Perché la Regione Veneto ha spostato la sua linea?

Perché noi operiamo a Padova e ci hanno consultati. Ma i dati erano sotto gli occhi di tutti, i dati di Vo erano pubblicati il 28 febbraio, bastava vederli, volerli vedere.

(Estratto di u articolo pubblicato su globalist.it)

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