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Più chip, meno dazi: cosa c’è nell’accordo Usa-Taiwan

Gli Stati Uniti hanno accettato di ridurre al 15% i dazi su Taiwan, chiedendo in cambio un impegno economico di 500 miliardi per l'apertura di stabilimenti di microchip sul territorio americano. Numeri e dettagli.

Gli Stati Uniti hanno accettato di ridurre dal 20 per cento al 15 per cento sulle importazioni da Taiwan, la stessa aliquota applicata al Giappone e alla Corea del sud. In cambio, le aziende taiwanesi di microchip dovranno investire almeno 250 miliardi di dollari in territorio americano per espandere le loro capacità manifatturiere avanzate e per portare avanti attività legate all’intelligenza artificiale.

TSMC, DA SOLA, INVESTIRÀ 100 MILIARDI NEGLI STATI UNITI

Nella somma è incluso un impegno economico da 100 miliardi di Tsmc, la più grande azienda manifatturiera di semiconduttori su contratto – lavora a stretto contatto con Nvidia, ad esempio – nonché quella in possesso delle tecniche produttive più sofisticate.

Stando alle fonti di Bloomberg, la società intende costruire almeno altre quattro fabbriche di microchip negli Stati Uniti, in aggiunta alle sei già pianificate in passato. Durante la precedente amministrazione di Joe Biden, Tsmc aveva già detto di voler spendere 65 miliardi per espandere la sua presenza in America, ma questa cifra non rientra nei 250 miliardi totali richiesti dal governo di Donald Trump.

Nei giorni scorsi la società aveva detto che nel 2026 la sua spesa in conto capitale potrebbe crescere del 37 per cento fino a raggiungere i 56 miliardi di dollari, e poi aumentare “significativamente” nel 2028 e nel 2029.

ALTRI 250 MILIARDI IN GARANZIE SUL CREDITO DA TAIWAN

In aggiunta agli impegni economici delle aziende, il dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha fatto sapere che il governo taiwanese fornirà 250 miliardi in garanzie sul credito per stimolare ulteriori investimenti nella filiera americana dei semiconduttori: tra capitali privati e fondi pubblici, dunque, l’impegno economico di Taiwan ammonterà in totale a 500 miliardi di dollari.

LE AGEVOLAZIONI SUI DAZI

“Se non costruiscono [fabbriche, ndr] in America, il dazio sarà probabilmente del 100 per cento”, ha dichiarato il segretario del Commercio Howard Lutnick riferendosi ai produttori taiwanesi di microchip. “Se si impegnano a costruire in America, potranno importare i loro semiconduttori durante il periodo di costruzione senza pagare alcuna tariffa”.

Più nel dettaglio, durante la fase di costruzione dei nuovi stabilimenti negli Stati Uniti, le aziende taiwanesi potranno importare semiconduttori da Taiwan senza dazi fino a un volume pari a due volte e mezzo la capacità produttiva; oltre questa soglia, l’aliquota applicata rimarrà comunque inferiore a quella “base”. Una volta completati gli impianti, però, il tetto si abbasserà: il limite di importazione esentato dai dazi scenderà da due volte e mezzo a una volta e mezzo la capacità.

Secondo le autorità di Taipei, comunque, saranno anche gli statunitensi a investire nell’economia taiwanese, in particolare nei settori dei microchip, dell’intelligenza artificiale, della difesa e delle biotecnologie. Inoltre, le aziende taiwanesi riceveranno da Washington agevolazioni nell’accesso ai terreni, alle forniture energetiche e idriche e agli incentivi fiscali.

NON SOLO MICROCHIP: COSA C’È NELL’ACCORDO COMMERCIALE TRA STATI UNITI E TAIWAN

Per Taiwan, risolvere la controversia commerciale con gli Stati Uniti era fondamentale: sia perché l’America è la sua maggiore fornitrice di armi e la principale “alleata” (pur in assenza di un rapporto formale) sulla difesa, sia perché l’economia taiwanese si basa in larga parte sulle esportazioni tecnologiche. L’intesa sui dazi stabilisce un limite del 15 per cento alle tariffe statunitensi su alcune tipologie di prodotti taiwanesi, come i ricambi per auto e il legno; inoltre, i farmaci generici non saranno soggetti ad alcun dazio.

Per Taipei, poi, era importante raggiungere un accordo con Washington prima della visita di Donald Trump in Cina, ad aprile, dove incontrerà il presidente Xi Jinping. La Cina non considera Taiwan un paese a sé ma una provincia del proprio territorio sulla quale ripristinare il controllo, anche con la forza.

LE PREVISIONI SUL PIL (E IL SURPLUS COMMERCIALE CON L’AMERICA)

Stando alle stime ufficiali, nel 2025 il prodotto interno lordo di Taiwan è cresciuto del 7,3 per cento, il tasso più alto dal 2010. Grazie soprattutto alle esportazioni tecnologiche, il surplus commerciale con gli Stati Uniti ha raggiunto il valore record di 150 miliardi di dollari.

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