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Stretta su Apple, Google e Amazon. Il Parlamento Ue approva Dsa e Dma

Dma

Il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva la nuova legge sui servizi digitali (DSA) e la legge sui mercati digitali (DMA)

 

Bruxelles cerca di mettere un freno al potere dei giganti della tecnologia come Google, Amazon, Apple, Facebook e Microsoft.

Martedì il Parlamento Ue riunito a Strasburgo in seduta plenaria ha approvato i regolamenti sul digitale che stabilisce norme innovative sulla responsabilità delle aziende online in un mercato digitale aperto e competitivo.

Si tratta dell’approvazione della legge sui servizi digitali (DSA) e la legge sui mercati digitali (DMA), a seguito degli accordi raggiunti tra Parlamento e Consiglio il 23 aprile e il 24 marzo scorsi.

Il Digital Markets Act (Dma) introdurrà nuove regole di concorrenza “ex ante” per i giganti della tecnologia di controllo per garantire che i mercati siano equi e aperti.  In sostanza, il Dma ha lo scopo di arginare le pratiche anticoncorrenziali di gruppi come Google, Apple, Meta (Facebook), Amazon e Microsoft.

Invece il Dsa richiederà alle piattaforme online di fare di più per sorvegliare Internet per i contenuti illegali.

Una volta adottati ufficialmente dal Consiglio, Dsa a luglio e Dma a settembre, entrambi gli atti saranno pubblicati nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea ed entreranno in vigore venti giorni dopo la pubblicazione.

“Per la prima volta in assoluto, la Commissione Europea diventerà il supervisor dei “gatekeeper” e delle piattaforme e dei motori di ricerca online molto grandi” ha annunciato il commissario Ue per il Mercato Interno Thierry Breton.

Tutti i dettagli.

COSA PREVEDE IL DMA

Il DMA è destinato a imporre cambiamenti nelle attività delle aziende, richiedendo loro di rendere interoperabili i loro servizi di messaggistica e di fornire agli utenti aziendali l’accesso ai propri dati.

Gli utenti aziendali sarebbero in grado di promuovere prodotti e servizi concorrenti su una piattaforma e raggiungere accordi con i clienti al di fuori delle piattaforme.

Il Dma mira infatti a garantire che nessuna piattaforma online di grandi dimensioni che si trova in una posizione di “gatekeeper” nei confronti di un gran numero di utenti abusi della propria posizione a scapito delle imprese che desiderano accedere a tali utenti.

LE CONSEGUENZE PER APPLE E GOOGLE

Dunque le big tech non potranno privilegiare i propri servizi rispetto a quelli dei rivali o impedire agli utenti di rimuovere software o app preinstallati. Due regole che colpiranno in particolare Google e Apple.

Ma i due colossi tecnologici americani avevano già avvertito l’Ue, suggerendo che la legislazione ridurrà l’innovazione e l’efficienza.

GLI OBIETTIVI DEL DSA

La Dsa invece riguarda la regolamentazione dei servizi digitali costringendo le principali piattaforme al rispetto delle leggi sui contenuti online e alla cooperazione con le autorità. Nello specifico, la normativa vieta la pubblicità mirata rivolta ai bambini o basata su dati sensibili come religione, genere, razza e opinioni politiche. Saranno inoltre vietati i cosiddetti «modelli occulti» («dark pattern») e le pratiche ingannevoli volte a manipolare le scelte degli utenti.

COSA RISCHIANO LE AZIENDE IN CASO DI VIOLAZIONE DEL DMA E DSA

In base al Dma, le multe per le violazioni possono arrivare fino al 10% del fatturato annuo globale di un gigante tecnologico, o anche fino al 20% per i recidivi. Mentre le sanzioni ai sensi del DSA possono arrivare fino al 6% del fatturato annuo globale.

IL PAUSO DI AIE E FEP

Piena soddisfazione da parte dell’Associazione Italiana Editori (AIE), insieme alla Federation of European Publishers (FEP) per l’approvazione dei due regolamenti.

In particolare, Aie considera molto positiva la scelta dell’Unione Europea di imporre nuovi obblighi alle maggiori piattaforme online, tra cui Amazon. Tra questi in particolare: l’obbligo di condivisione dei dati di vendita con i propri “business users” (nel caso di Amazon gli editori); il divieto di favorire propri contenuti/prodotti in vendita sulla piattaforma rispetto a quelli di soggetti terzi che utilizzano la piattaforma come market place; il divieto di applicare la “Most-Favoured-Nation clause”, ovvero la clausola che obbliga ogni soggetto terzo a offrire alla piattaforma le condizioni migliori rispetto ai concorrenti e nuovi obblighi in materia di interoperabilità dei contenuti, questione cruciale nel mercato degli ebook.

“Di particolare importanza è per noi l’obbligo di condivisione dei dati di vendita: viviamo in una società che si basa sull’analisi dei dati e rendere tali dati consultabili da tutti gli attori del mercato editoriale è fondamentale per garantire lo sviluppo della libera concorrenza e rendere gli editori capaci di cogliere tutte le opportunità offerte dal digitale” ha commentato Ricardo Franco Levi, presidente di Aie e vicepresidente di Fep.

I NODI DA RISOLVERE

Infine, rimangono molte domande sulle risorse per l’applicazione di queste nuove norme, segnala Techcrunch.

E proprio il commissario europeo Breton ha offerto un’anteprima di come la Commissione si sta avvicinando ai suoi nuovi compiti di supervisione.

Scrivendo in un post sul blog pubblicato oggi su LinkedIn, subito dopo il voto del parlamento, ha affermato che la Commissione istituirà team dedicati all’interno della Direzione generale per le reti di comunicazione, i contenuti e la tecnologia dell’UE (DG Connect), che saranno “organizzati attorno domini tematici”; compresi “gli aspetti sociali, gli aspetti tecnici e gli aspetti economici”.

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