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Ecco come Google e Apple sbraitano sul Digital Markets Act

Google Ue

Apple e Google attaccano il Digital Markets Act (Dma), la proposta di legge per contrastare le pratiche sleali e l’abuso di posizione dominante delle Big Tech sui mercati digitali

 

Apple e Google all’attacco del Digital Markets Act dell’Ue.

Il 25 marzo l’Unione europea ha raggiunto l’accordo politico sul Digital Markets Act (Dma), la proposta di legge per contrastare le pratiche sleali e l’abuso di posizione dominante delle Big Tech sui mercati digitali. Lo ha annunciato su Twitter la presidenza di turno francese dell’Ue. Si tratta di “un testo innovativo e tanto atteso per garantire una concorrenza leale nei mercati digitali”, si legge nel tweet.

Ma Google e Apple hanno già replicato, suggerendo che la legislazione ridurrà l’innovazione e l’efficienza.

In caso di violazione del nuovo Digital Markets Act — una volta entrato in vigore a ottobre — le grandi aziende tecnologiche come Meta e Amazon rischiano multe al 20% delle entrate globali. Non solo, le big tech rischieranno persino di essere smantellate.

Come sottolinea il Ft, l’accordo sul Dma è arrivato poche ore prima che gli Stati Uniti e l’Ue annunciassero un accordo provvisorio sui requisiti di privacy per le aziende tecnologiche che inviano dati oltre confine.

Ora il Dma dovrà essere formalmente approvato sia dal Parlamento che dal Consiglio.

Tutti i dettagli.

LA PORTATA DEL DMA

Il regolamento riguarderà tutte le società con una capitalizzazione di mercato di almeno 75 miliardi di euro o un fatturato annuo di 7,5 miliardi, e che operano servizi browser, di messaggeria o social media con almeno 45 milioni di utenti finali mensili nell’Ue

Dunque a rischiare di più è il gruppo delle Big tech Usa: Google, Amazon, Meta (Facebook), Apple.

LE CONSEGUENZE PER LE BIG TECH

Se un gatekeeper viola le regole previste dalla legislazione, rischia una multa fino al 10% del suo fatturato mondiale totale. In caso di recidiva, rischia una multa fino al 20% del fatturato mondiale.

Secondo le nuove regole, se un gatekeeper viola le regole almeno tre volte in otto anni, la Commissione europea può aprire un’indagine di mercato. Così da imporre rimedi comportamentali o strutturali. Per assicurarsi che i gatekeeper non pregiudichino le regole stabilite nel Dma, il regolamento applica anche disposizioni antielusione.

Come sintetizza Fortune, “la legge obbligherà le aziende a consentire agli utenti di installare app da piattaforme di terze parti”. Vieterà la combinazione di dati personali da diverse fonti, servizi di raggruppamento e pratiche di autopreferenza. Il Dma costringerà i cosiddetti gatekeeper ad aprire le loro piattaforme alla concorrenza, ad esempio costringendo le aziende a garantire che i loro servizi siano “interoperabili”.

A CHI SI RIVOLGE

Si prevede che rimodellerà il modo in cui aziende come Apple, Meta, Google, Amazon e Microsoft gestiscono i propri app store, pubblicità, e-commerce e servizi di messaggistica. Ciò significa, ad esempio, che gli utenti del servizio WhatsApp di Facebook potranno inviare messaggi direttamente alle app di comunicazione create da concorrenti più piccoli. Costringerà Apple ad aprire il suo App Store a opzioni di pagamento di terze parti invece di costringere gli utenti a utilizzare il sistema di pagamento di Apple.

La Commissione Europea sarà l’unico esecutore del regolamento.

I TIMORI DI GOOGLE RIGUARDO AL DIGITAL MARKETS ACT

Ma le proteste delle big tech non si sono fatte attendere.

Google ha dichiarato: “Siamo preoccupati che alcune di queste regole possano ridurre l’innovazione e la scelta a disposizione degli europei”. Un portavoce del colosso di Mountain View ha aggiunto che ora la società studierà il testo per capire cosa è necessario per conformarsi.

LA POSIZIONE DI APPLE

Immediata la reazione anche del colosso di Cupertino.

Apple ha affermato che la nuova legge “creerà vulnerabilità di privacy e sicurezza non necessarie per i nostri utenti, mentre altri ci vieteranno di addebitare la proprietà intellettuale in cui investiamo molto”.

SODDISFAZIONE A BRUXELLES

La Commissione europea ha così inaugurato la nuova era delle regole per le Big Tech.

La nuova legge “mostra la volontà per la democrazia di dire ‘le terremo a freno” ha commentato Margrethe Vestager, vicepresidente esecutiva dell’Ue responsabile della politica digitale. “In questi anni i reclami sono arrivati fino alla nostra porta e abbiamo visto cosa può succedere sul mercato” e “faremo in modo che sia aperto e concorrenziale”, ha avvertito Vestager snocciolando i numeri dei casi aperti con le Big. “In questi anni come commissario per la concorrenza, le denunce sono arrivate alle nostre porte. Non avevamo uno, non due, ma tre casi di Google. Siamo ora al quarto. Avevamo già due casi Amazon; ora abbiamo di nuovo due casi Amazon aperti. Abbiamo tre custodie Apple; abbiamo un caso su Facebook. Abbiamo visto cosa può succedere in un mercato e vediamo i cambiamenti nelle specifiche in ogni caso”.

Thierry Breton, il commissario francese responsabile del mercato interno, ha aggiunto: “Un tempo era il selvaggio west. Non è più così. Stiamo riprendendo il controllo”.

Infine, si attende il via libera definitivo nelle prossime settimane al pacchetto gemello Dsa (Digital Services Act) sulla moderazione dei contenuti.

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