Innovazione

Strage di Sardine su Facebook? Ora ve la spiego…

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sardine

Rivedere online la pagina Facebook sulle “Sardine” non è sufficiente per rassicurare chi teme per diritti e libertà ogni giorno più calpestati. Il commento di Umberto Rapetto

C’è qualcosa di nuovo oggi nel web, anzi d’antico” scriverebbe Pascoli in un suo immaginario post sui social per commentare l’oscuramento della pagina Facebook delle “Sardine”.

L’odio e l’intolleranza non sono certo una novità sui social network, di cui costituiscono il propellente alimentandone il traffico e garantendo ritorni pubblicitari commisurati a clic, like, condivisioni, interazioni.

L’utente Giovanni Pascoli – come tanti iscritti alla piattaforma e come la moltitudine che si guarda bene dal frequentarla – vede che l’aquilone di un pensiero diverso “ondeggia, pencola, urta, sbalza, risale, prende il vento”. Poi all’improvviso quella silhouette a forma di sottile pesce cade…

Qualcuno, incredulo, stropiccia gli occhi e come Aldo Baglio – rivolto a Giovanni e Giacomo – esclama il fatidico “Non ci posso credere!”.

Reazione normale, direi, visto che su quel “social” i neonazisti “parcheggiano in doppia fila”, chi istiga alla più brutale violenza rimane lui stesso sorpreso che nessuno se lo fili e ne blocchi le attività, si può mostrare una strage in diretta e – nonostante siano facilmente identificabili anche gli spettatori – nessuno viene punito, la mistificazione delle fake news altera la percezione della realtà con drammatiche conseguenze sociali, e così a seguire.

La bieca operazione di censura – abilmente studiata a tavolino da chi si vede insidiato da manifestazioni pacifiche – ha preso spunto dalla possibilità di segnalare presunte irregolarità al sistema automatico di controllo con cui Facebook provvede all’adozione tempestiva dei provvedimenti necessari per “fare pulizia”. Mentre l’aggettivo “tempestiva” ci fa pensare al tempo che deve attendere il quisque de populo per far valere i propri diritti, il termine “irregolarità” pretende qualche spiegazione.

Il “cittadino” che vive su Facebook può chiedere che vengano bloccate o rimosse pagine che contengono elementi riconducibili a “nudo”, “violenza”, “comportamento intimidatorio”, “suicidio o autolesionismo”, “notizia falsa”, “spam”, “vendite non autorizzate”, “incitamento all’odio”, “terrorismo”.

 

Siccome una semplice segnalazione potrebbe non sortire l’effetto desiderato, è necessaria una azione coordinata. Probabilmente un manipolo di squadristi del web – sincronizzando i mouse loro e dei loro “amici” – hanno selezionato quelle voci (tutti curiosi di conoscere le più cliccate….) ottenendo un Bücherverbrennungen digitale, equivalente a quei roghi che nel 1933 bruciarono tutti i libri non corrispondenti o non allineati all’ideologia nazista.

Come Ponzio Pilato (antesignano delle decisioni di democrazia partecipata) alle prese con il sondaggio per la messa in libertà di Cristo o di Barabba, Facebook ha presumibilmente preso atto della possente massa di lagnanze piovute dal popolo e ha eliminato la pagina delle “6000 sardine”.

L’immediato ribollire dei mezzi di informazione e il contestuale sbalordimento collettivo a fronte della inspiegabile “espulsione” ha indotto Facebook a ripristinare la visibilità su messaggi e contenuti avviati dai quattro giovani moschettieri Giulia, Andrea, Roberto e Mattia sicuramente “colpevoli” di aver innescato il duello più mite degli ultimi tempi.

Il rivedere online quella pagina però non è sufficiente per rassicurare chi teme per diritti e libertà ogni giorno più calpestati, per dare serenità a chi non ama urlare né sentir urlare, per dare tregua in un momento in cui di problemi da risolvere ce ne sono già fin troppi.

Giovanni Pascoli, lasciatosi inaspettatamente prendere dalla febbre dei social, nel ricordare un amico scomparso ha appena twittato “felice te che al vento non vedesti cader che gli aquiloni!”

Come diceva Simona Marchini, “che avrà voluto di’?”….

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