Innovazione

Spotify sotto accusa per i diritti d’autore. Causa da 1,6 miliardi di dollari

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La società Wixen Music Publishing, titolare esclusivo delle licenze di canzoni di varie band e artisti, sostiene che Spotify avrebbe usato migliaia di brani senza averne i diritti di riproduzione e senza pagare quanto dovuto

 

Guai in vista per Spotify. La piattaforma di streaming musicala lanciata nel 2008 da un’idea di Daniel Ek (ex CTO di Stardoll) e Martin Lorentzon (co-fondatore di TradeDoubler), sarebbe finita nell’occhio del ciclone a causa di alcuni diritti d’autore non pagati. La società Wixen Music Publishing, titolare esclusivo delle licenze di canzoni di varie band e artisti (compresi Tom Petty, Neil Young, Janis Joplin, Doors, Missy Elliott) ha fatto causa per 1,6 miliardi di dollari al servizio di streaming musicale online Spotify, con l’accusa che il colosso svedese della musica in streaming avrebbe usato migliaia di brani senza averne i diritti di riproduzione e senza pagare quanto dovuto.

In particolare, Spotify avrebbe fatto ascoltare ai propri utenti, senza averne il diritto, canzoni come “Light My Fire” dei Doors o “Free Fallin'” di Tom Petty. Per questo Wixen Music chiede danni per un minimo di 1,6 miliardi di dollari insieme a un decreto ingiuntivo. La causa è stata depositata venerdì scorso presso un tribunale californiano.

A dirla tutta, per Spotify non è il primo problema legale in materia di licenze. Nel maggio scorso la compagnia di Stoccolma si è accordata per un pagamento da 43 milioni di dollari volto a evitare una class action capitanata dagli autori David Lowery e Melissa Ferrick. A luglio, invece, sempre per via dei diritti sono arrivate le cause di due editori musicali di Nashville, Rob Gaudino e Bluewater Music.

Guardando al futuro, attesissimo è il debutto dell’azienda svedese in Borsa. L’azienda avrebbe già compilato il filing presso la Sec, e sarebbe in attesa di ricevere il via libera. La società potrebbe optare per una quotazione diretta sul mercato, invece che quella di un’Ipo classica, che però richiede un processo più lungo con l’aumento di capitale.

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