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Spazio, ecco come il governo Usa rallenta i piani di SpaceX

SpaceX

La Faa deve ancora dare a SpaceX il permesso di utilizzare il suo veicolo di lancio Starship mentre la Nasa ha sollevato preoccupazioni alla Fcc, l’agenzia governativa degli Stati Uniti che si occupa di telecomunicazioni, su Starlink 

 

Stavolta a rallentare i programmi di SpaceX è il governo di casa sua.

Come segnala Axios, la compagnia aerospaziale di Elon Musk deve superare i timori della Nasa e non solo riguardo i satelliti Starlink.

Finora SpaceX ha ricevuto l’autorizzazione per circa 12.000 satelliti per offrire Internet a banda larga. Ma la società aerospaziale ha chiesto il via libera per una costellazione di seconda generazione di 30.000 satelliti.

“La Nasa nutre preoccupazioni per il potenziale aumento della frequenza degli eventi di congiunzione e dei possibili impatti sulle missioni scientifiche e umane della Nasa”. Lo ha affermato l’agenzia spaziale in una presentazione alla Federal Communications Commission (Fcc), l’agenzia governativa degli Stati Uniti che si occupa di telecomunicazioni.

SpaceX ha iniziato a costruire i satelliti di seconda generazione, o Gen2, in previsione del lancio già a marzo, sottolinea Axios. Ma la società sta affrontando venti contrari sia della Fcc che della Federal Aviation Administration (Faa).

Come spiega Axios, la Fcc supervisiona l’uso delle onde radio da parte di SpaceX per trasmettere i suoi segnali. La Faa deve dare alla compagnia il permesso di utilizzare il suo veicolo di lancio Starship con razzo Super Heavy. Si tratta del sistema di lancio costituito aa razzo e navetta progettato da SpaceX per portare in futuro astronauti sulla Luna e su Marte.

Nel frattempo, Musk ha messo a disposizione proprio i servizi Internet di Starlink all’Ucraina dopo la richiesta del vice primo ministro ucraino Mykhailo Fedorov.

Tutti i dettagli.

LA POSIZIONE DELLA FAA

Lo scorso novembre i motori di Starship hanno superato i primi test. Secondo il fondatore di SpaceX, Elon Musk, il primo volo avrebbe potuto verificarsi già a novembre. Ma non è andata come nei piani di Mr Musk.

Il volo deve essere autorizzato dall’Amministrazione Federale per l’Aviazione (Faa) che ha però in corso un’indagine aperta sugli impatti ambientali delle operazioni di SpaceX. La decisione potrebbe richiedere tempi lunghi e nel frattempo i lanci saranno tutti sospesi.

“Il completamento della revisione ambientale non garantirà che la FAA rilascerà una licenza per SpaceX per lanciare il suo veicolo Starship/Super Heavy”, ha affermato la Faa in una dichiarazione ad Axios. “La domanda di licenza di SpaceX deve anche soddisfare i requisiti Faa di sicurezza, rischio e responsabilità finanziaria”.

Nel frattempo, la Faa ha ricevuto un diluvio di oltre 19.000 commenti quando ha chiesto un feedback sulla sua valutazione ambientale del programma di lancio di Starship di SpaceX a Boca Chica, in Texas.

L’agenzia aveva inizialmente pianificato di completare la sua revisione a febbraio, ma ha spostato la data target al 28 marzo.

I TIMORI DELLA NASA SU STARLINK

Intanto, anche un altro progetto di SpaceX rischia di ritardare. Ovvero la Gen2 della costellazione satellitare Starlink per la connessione Internet.

L’agenzia spaziale americana afferma che l’espansione di Elon Musk potrebbe inondare l’orbita terrestre di oggetti, rendendo più difficili i voli e le osservazioni.

Lo scorso mese la Nasa ha notato che al momento c’erano un totale di 25.000 oggetti tracciati in orbita e circa 6.100 sotto i 600 km. L’espansione Gen2 di SpaceX “comporterebbe più del doppio del numero di oggetti tracciati in orbita e aumenterebbe di cinque volte il numero di oggetti al di sotto dei 600 km”, ha spiegato la Nasa.

LA POSIZIONE DI SPACEX

L’altro lato: in un post sul blog del 22 febbraio, SpaceX ha affermato che i suoi satelliti sono progettati per manovrare automaticamente per evitare collisioni e il suo sistema è stato valutato come affidabile dalla NASA.

“Se c’è una probabilità di collisione maggiore di 1/100.000 (10 volte inferiore allo standard del settore di 1/10.000) per una congiunzione, i satelliti pianificheranno manovre di evitamento”, ha affermato SpaceX nel post.

La società ha detto alla FCC la scorsa settimana che continua a lavorare con la NASA. “SpaceX è fiducioso che la sua partnership in corso con la NASA continuerà a produrre ulteriori miglioramenti che renderanno le operazioni spaziali ancora più sicure in futuro”.

A CHE PUNTO È LA COSTELLAZIONE STARLINK

Ad oggi SpaceX ha in orbita più di 2.000 satelliti Starlink, che coprono 25 paesi e oltre 145.000 utenti in tutto il mondo. Questi satelliti garantiscono l’accesso a internet a livello globale indipendentemente dalle connessioni terrestri. Per collegarsi, le persone necessitano di un terminale specifico di Starlink, una sorta di router che riceva i dati inviati dai satelliti, differenti dai segnali tradizionali delle stazioni di terra.

STARLINK A DISPOSIZIONE DELL’UCRAINA

Infine, proprio i terminali Starlink hanno raggiunto l’Ucraina dopo la richiesta di supportare la comunicazione internet durante gli attacchi.

SpaceX ha inviato un camion pieno di router dell’azienda da distribuire a enti, organizzazioni e civili, in modo da poter restare connessi a internet. Lo ha confermato Mykhailo Fedorov, vice primo ministro del Paese che, nella notte del 28 febbraio, ha postato su Twitter un’immagine del carico inviato direttamente da Musk.

“Il timore è infatti che, con il proseguire della guerra, possano essere colpite le infrastrutture critiche che tengono in piedi internet in Ucraina, con un conseguente blackout per la popolazione. Timori che sono aumentati a seguito di alcune interruzioni parziali verificatesi la scorsa settimana. L’unico limite del sistema è dato dalla presenza di interferenze atmosferiche e dall’effettivo numero di ripetitori presenti in orbita in corrispondenza della popolazione da servire. Ed è il motivo per cui Musk, nei giorni scorsi, aveva rassicurato Fedorov affermando che, oltre ai terminali di collegamento, avrebbe indirizzato più satelliti in corrispondenza del Paese” segnala l’Ansa.

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