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PlayStation Store

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Sony smetterà di giochicchiare con la concorrenza e i prezzi del PlayStation Store?

Alle battute finali la class action americana che accusa Sony di aver costretto i videogiocatori a pagare sul suo PlayStation Store cifre superiori rispetto alla liberalizzazione del servizio: si va verso accordo da 7,85 milioni di dollari. Ma la vera partita per il colosso nipponico si gioca in Gran Bretagna dove rischia di dover pagare fino a 2,7 miliardi

Sembra destinata ad approdare a un accordo extragiudiziale che prevede un risarcimento complessivo multimilionario la class action statunitense intentata da consumatori appassionati di videogiochi nel maggio 2021 contro il colosso dell’elettronica Sony accusata di aver posto in essere presunte condotte anticoncorrenziali nell’ambito della sua vetrina virtuale PlayStation Store attraverso la quale è possibile acquistare e scaricare copie digitali dei propri titoli preferiti. Nei documenti depositati in giudizio si legge che secondo i dati disponibili nel 2021 la maggior parte dei profitti di Sony era dovuta alle copie digitali dei videogiochi venduti tramite il PlayStation Store e il PlayStation Network capaci di generare oltre 17 miliardi di dollari di ricavi. Nel 2020, i download digitali hanno rappresentato il 62% delle vendite di giochi per PlayStation, rispetto al solo 43% del 2018.

LA CLASS ACTION CONTRO LA GESTIONE DEL PLAYSTATION STORE

La class action, aperta dopo che il colosso nipponico aveva  eliminato, nell’aprile 2019, i “voucher specifici per i giochi” venduti da società terze, in questi cinque anni ha sostenuto che Sony abbia indotto i giocatori a “pagare di più di quanto avrebbero altrimenti pagato per determinati titoli digitali”. La nuova politica ha stabilito che il PlayStation Store è l’unico luogo in cui i consumatori possono acquistare giochi digitali per la console giapponese e l’unico luogo in cui gli editori di videogiochi possono vendere giochi digitali per PlayStation: Sony richiederebbe inoltre agli editori che vendono giochi digitali sul proprio e-commerce di rinunciare al pieno controllo sul prezzo di vendita al dettaglio.

Lo studio legale che rappresenta gli utenti interessati ha pubblicato un elenco di giochi idonei ad avanzare la richiesta di risarcimento, tra cui spiccano tra i tanti numerosi blockbuster videoludici del calibro di The Last of Us (prodotto internamente da Sony), NBA 2K18 (distribuito da 2K), Resident Evil 4 di Capcom, NieR: Automata e Lara Croft and the Temple of Osiris pubblicati da Capcom e Need for Speed ​​Rivals di Electronic Arts, e ha affermato che ci sono oltre 4,4 milioni di account PlayStation Network aventi diritto.

L’accordo raggiunto con i consumatori riguarda un risarcimento di 7,85 milioni di dollari. Il tribunale dopo aver vagliato il testo su cui le parti si sono accordate ha fissato un’udienza per il prossimo 15 ottobre per la definizione del piano per la ripartizione dei fondi tra gli account idonei.

LA CAUSA INGLESE VA AVANTI (E RISCHIA DI COSTARE CARO A SONY)

Una causa simile è stata intentata quest’anno pure nel Regno Unito. Anche qui i consumatori accusano Sony di “aver applicato prezzi eccessivi e ingiusti ai propri clienti britannici per i giochi digitali e i contenuti di gioco acquistati tramite il PlayStation Store”. E le conseguenze potrebbero essere serie pure per un colosso dalle spalle larghe come Sony dal momento che potrebbe dover pagare fino a 2,7 miliardi di dollari laddove venissero accertate le violazioni contestate delle norme antitrust.

Il fatto che Sony negli Usa abbia accettato di pagare non va inteso come prova di colpevolezza, ma comunque potrebbe rivelare che non fosse troppo sicura di avere la vittoria in tasca: la cifra accordata con l’utenza, per quanto importante, si discosta parecchio dalla previsione più dura per la class action britannica. Forse i consumatori statunitensi hanno accettato troppo poco?

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