Innovazione

Social solo con Spid? Inutile. Parla il prof. Zanero (Politecnico)

di

Social Spid

Conversazione di Start Magazine con Stefano Zanero, docente nel dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria al Politecnico di Milano, che commenta la proposta dalla ministra per l’Innovazione, Paola Pisano

 

Una proposta “inutile”. Non ricorre a giri di parole Stefano Zanero, professore di Cybersecurity al Politecnico Di Milano, nel cassare la soluzione avanzata dalla ministra per l’Innovazione, Paola Pisano, dalle colonne del Sole 24 Ore: “La mia valutazione – spiega a Startmag il docente esperto di sicurezza online – è fatta sulla base di un articolo di giornale: non ho infatti avuto modo di leggere il testo della legge ed è curioso come non sia reperibile da nessuna parte nonostante la ministra dica di esserci al lavoro da mesi”. Tema del contendere il fatto che il ministero per l’Innovazione tecnologica voglia dotare minori e genitori di SPID, in modo che questi ultimi siano in grado di tenere d’occhio le attività social dei figli.

PERCHÉ LA SPID PER I SOCIAL NON È UNA BUONA IDEA

“Attualmente – rileva Zanero – non è possibile applicare il concetto del parental control [che troviamo già sulle televisioni e sulle console per videogiochi e permette ai genitori di censurare contenuti adulti alla vista dell’utente minorenne ndR] a Internet, che è stato pensato per essere fruibile a tutti. Salvo non si voglia attuare un controllo da regime, ma non penso lo Stato italiano abbia intenzione di replicare in casa una versione ridotta del The Great Firewall of China”, in modo da controllare gli accessi al Web dei suoi cittadini.

DAL MINISTRO DELL’INNOVAZIONE “PROPOSTA ANTI TECNOLOGICA”

Per la ministra Pisano occorre agire in fretta, viste le allarmanti notizie sulle sfide social mortali rimbalzate sui media e, si legge sul quotidiano di Confindustria, serve “fornire i minorenni di identità digitale” così da “assicurare che il loro accesso ai social avvenga nel modo corretto, cioè rispettando il limite di età previsto”. Per Zanero si tratta solo di una proposta barcollante, suscitata dal bisogno del legislatore di far vedere che è sul pezzo e ascolta i bisogni e le ansie della gente, anche a costo di introdurre norme sulle quali non si è ragionato a sufficienza: “Da tutti mi sarei potuto attendere una soluzione tanto anti-tecnologica tranne da chi siede al dicastero dell’Innovazione”, sottolinea il docente.

CON SPID AI SOCIAL SI FA ESCLUSIONE SOCIALE

E subito il professore di Cybersecurity del PoliMi sgrana uno a uno i limiti di questa possibile normativa. “Anzitutto, ogni volta che si pone un ostacolo all’accesso del Web non stiamo facendo inclusione sociale, ma stiamo escludendo potenzialmente molti utenti: forse prima dovremmo chiederci se chi non ha dimestichezza col computer sarebbe in grado di procurarsi la SPID anche solo per accedere su Facebook. Non dimentichiamo come sono strutturati i siti della pubblica amministrazione”.

È giusto chiedersi se sia quello della PA il modello user friendly che vogliamo replicare. Poi ci sarebbero anche questioni legate ai costi e alla privacy.

LA TARGA FALSA DELLA VPN

Ma il problema principale è un altro: bastano infatti un software facilmente reperibile e un paio di clic ad aggirare l’intera normativa. “Tutte le proposte fatte finora [il primo a voler normare l’accesso dei minori sul web fu Luigi Marattin di Italia viva ndR] sono destinate a schiantarsi contro il muro della VPN: il governo ha tutto il diritto di normare l’accesso dei cittadini alla Rete, ma ovviamente – rileva Zanero -, non può imporre limiti agli internauti di altri Stati. Per questo basta una normalissima VPN”, molto nota ai più giovani visto che viene spesso usata per comprare online prodotti e software con valute al cambio più convenienti, “che permette di usare un indirizzo identificabile come estero per essere facilmente aggirata”.

PROMOSSA LA PROPOSTA DI QUINTARELLI

Per Zanero allora è più sensata la proposta avanzata dal tecnologo Stefano Quintarelli secondo cui “non è necessario schedare nessuno, “chiedere la carta di identità a tutti”, per “verificare il rispetto dei termini contrattuali.” Quintarelli ha avanzato il suggerimento di un’identificazione indiretta tramite token SPID o carta di credito sulla piattaforma social. “Un po’ come quando si usa la CIE al distributore automatico di sigarette – spiega sempre Zanero – ovvero per la verifica dell’età dell’utente”.

“SERVONO ANTICORPI CULTURALI”

Ma per il docente del Politecnico di Milano la questione andrebbe affrontata diversamente, con maggiore lungimiranza: “L’uso scorretto dei social da parte degli internauti è un fattore non strettamente collegato all’età. Dovremmo forse valutare l’idea di introdurre nelle scuole corsi per un uso corretto di Internet e dei social network, così da arginare anche il fenomeno delle fake news che in un Paese in cui si sente di continuo ripetere ‘l’ho letto su Internet’ trovano terreno fin troppo fertile”. Insomma, più che altre barriere alla fruizione universale di Internet servirebbero “anticorpi culturali” conclude Zanero.

Articoli correlati