Innovazione

Come funziona (male) il sistema di riconoscimento facciale in Gran Bretagna

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Il software di riconoscimento facciale utilizzato dalla Metropolitan Police del Regno Unito ha restituito falsi positivi in oltre il 98% degli allarmi generati, secondo un’indagine condotta dall’Independent

Big Brother ti osserva ma non ti riconosce. È questo il caso del software di riconoscimento facciale utilizzato dalla più importante forza di polizia britannica secondo uno studio condotto da The Independent. Nel 98% dei casi, oltre 9 volte su 10, la soluzione hi tech ha restituito dei falsi positivi.

IL GRANDE FRATELLO DELLA METROPOLITAN POLICE

Il software di riconoscimento facciale è in grado di scansionare filmati e identificare i volti individuali per abbinarli a un database di volti noti, come i criminali ricercati. Il software riduce ogni faccia a una mappa di identificatori biometrici (come la lunghezza del naso di una persona e la distanza tra gli occhi) ed è in grado di creare una corrispondenza in una frazione di secondo.

La Metropolitan police si è avvalsa del software in grandi eventi come il Notting Hill Carnival o il torneo 6 Nazioni.

UN OCCHIO DISTORTO AL 98%

Secondo il quotidiano britannico (basati su dati ottenuti in libertà di informazione), solo 2 dei 104 allarmi generati dal software di riconoscimento facciale utilizzato dalla polizia britannica sono risultati corrispondenti.

Da giugno 2017 anche la Polizia del Galles del Sud ha sperimentato la tecnologia di riconoscimento facciale che ha restituito più di 2.400 falsi positivi in 15 schieramenti. La maggior parte di questi risultati è arrivata durante la finale della Champions League che si è disputata a Cardiff proprio il 3 giugno e solo 234 segnalazioni – meno del 10% per intenderci – erano corrette.

SERVE UNA REGOLAMENTAZIONE PER QUESTI DATI BIOMETRICI

Il legislatore deve intervenire al più presto per una normativa sulla materia secondo il commissario biometrico del Regno Unito, il professor Paul Wiles, sentito dal quotidiano britannico. “Ho già detto a entrambe le forze di polizia che considero tali studi accettabili solo quando colmano lacune nelle conoscenze e se i risultati degli studi sono pubblicati e recensiti da esperti. Dovremmo aspettare la relazione finale, ma non mi sorprende sentire che i tassi di accuratezza finora sono stati bassi, dal momento che chiaramente la tecnologia non è ancora adatta all’uso” – ha dichiarato Wiles – “In termini di governance, lo sviluppo il dispiegamento di questa tecnologia stanno superando la legislazione e questi nuovi dati biometrici necessitano urgentemente di un quadro legislativo, come esiste già per il Dna e le impronte digitali”.

LA RISPOSTA DELL’AUTORITÀ

Nel frattempo, un portavoce della Metropolitan Police ha rilvelato al The Independent che non era stato fissato un termine per l’esperimento del riconoscimento facciale. La forza di polizia ha fatto sapere di non aver effettuato arresti attraverso il sistema e di aver cancellato le immagini coinvolte in match falsi positivi entro 30 giorni dall’errore. Le immagini che non generano avvisi sono cancellate immediatamente.

“L’utilizzo dell’automated facial recognition (Afr) è regolamentato dal Protection of Freedom Act del 2012 con la supervisione fornita dall’autorità competente il surveillance camera commissioner” ha precisato un portavoce della Polizia del Galles del Sud. Peccato però che in un’intervista con The Independent, il surveillance camera Commisioner, Tony Porter abbia manifestato tutta la sua preoccupazione per l’elevato numero di falsi positivi prodotti dalla tecnologia AFR: “Il fatto che possano essere discriminatori contro razza, orientamento sessuale e persino l’età è allarmante Temo inoltre che il settore commerciale possa utilizzare questo software senza una corretta politica di interdizione”.

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