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Riforma Tusma, tutti gli scazzi su film e serie tv

Il 13 marzo le Commissioni Cultura della Camera e Affari produttivi del Senato hanno approvato a maggioranza un parere sullo schema di decreto recante il nuovo testo unico dei servizi di media audiovisivi (Tusma). Rivisto il sistema di quote di investimento e di programmazione in film, serie, documentari italiani a carico di broadcaster e piattaforme e a favore della produzione indipendente italiana.

Il governo sta rivedendo il sistema di assegnazione delle quote nel mercato audiovisivo, con la riforma del “Testo Unico dei Servizi di Media Audiovisivi” (Tusma).

Ovvero quel sistema di quote di investimento e di programmazione in film, serie, documentari italiani a carico di broadcaster e piattaforme (come Netflix, Amazon Prime Video &co) e a favore della produzione indipendente italiana.

Il 13 marzo le commissioni Cultura e Tlc della Camera e Affari produttivi del Senato hanno dato parere favorevole sullo schema di decreto che riforma il Testo unico dei servizi di media audiovisivi (Tusma). Lo scorso 19 dicembre 2023 il Consiglio dei Ministri lo aveva approvato in bozza e ora Palazzo Chigi lo attende dopo l’approvazione dei pareri parlamentari.

Le commissioni di Camera e Senato hanno segnalato come “opportuno” un intervento volto a una razionalizzazione e rimodulazione in termini di “maggiore flessibilità e certezza degli adempimenti” posti in capo alle emittenti diverse dal servizio pubblico e alle piattaforme, ma ritengono “allo stesso tempo importante salvaguardare e implementare la sotto quota da destinare ad opere di espressione originale italiana, anche con riferimento alle opere di animazione”.

Secondo i critici, con le modifiche al Tusma votate il 13 marzo si elimina una garanzia che tutelava le produzioni audiovisive cinematografiche indipendenti. Nel sistema delle quote e delle sotto-quote era previsto che una data percentuale venisse destinata agli obblighi di investimento in opere indipendenti. I fornitori di servizi media ora potranno destinare invece una quota inferiore.

Insorgono i produttori indipendenti di Anica e Cnc, appoggiati anche dall’EPC, European Producers Club, l’associazione di 190 produttori indipendenti provenienti da 32 paesi europei più il Canada.

Tutti i dettagli.

COSA PREVEDE LA RIFORMA DEL TUSMA

Come riassume l’Ansa, ripresa da Prima Comunicazione, lo schema di riforma del Tusma propone una netta modifica ai criteri di investimento nei prodotti audiovisivi europei, italiani e dei produttori indipendenti.

Nello specifico, le osservazioni prevedono che le emittenti, diverse dalla tv pubblica, riservino alla produzione o acquisto di opere europee prodotte da produttori indipendenti una quota dei propri introiti netti annui in Italia del 10% rispetto alla precedente previsione che indicava una quota “non inferiore al 12,5%”. Di contro sale invece da “almeno” il 50% al 70% la quota dei predetti investimenti da destinare ad opere italiane. Scende invece all’1,75%, dal precedente 3,5% degli introiti netti, la sotto-quota “italiana” riservata ai produttori indipendenti.

Per quanto riguarda invece le piattaforme, e cioè i “media audiovisivi a richiesta”, scende al 16%, dal 20%, la quota di introiti da destinare agli investimenti in opere prodotte dagli indipendenti: la percentuale è inferiore alla previsione iniziale che era stata stabilita al 17% fino al 31 dicembre 2022, al 18% cento dal 1° gennaio 2023 e, appunto, 20% a partire dal 1° gennaio 2024. Anche per le piattaforme sale invece dal 50% al 70% la quota riservata alle opere di espressione originale italiana. E scende da un quinto a un decimo la sotto-quota per i produttori indipendenti.

Inoltre per quanto riguarda le opere audiovisive di espressione originale italiana, si evidenzia di “prevedere specifiche misure per garantire l’investimento e la programmazione con apposite sotto-quote per le opere di animazione”.

LA PREOCCUPAZIONE DI CNA

Immediato l’allarme lanciato dai produttori cinematografici indipendenti italiani per riforma del Tusma in discussione in Parlamento.

Cna Cinema e Audiovisivo esprime una “forte preoccupazione” sul futuro dell’industria cinematografica e audiovisiva indipendente italiana alla luce della riforma del Tusma.

Pertanto, l’associazione ha chiesto di “respingere fermamente le richieste avanzate dalle piattaforme in Parlamento di una riduzione drastica delle quote di investimento e programmazione, che metterebbe a serio rischio la produzione indipendente italiana”. Per Cna appare invece fondamentale il ripristino dell’attuale Art 57 comma 3 del Tusma in cui si stabilisce che l’assolvimento degli obblighi di investimento debba avvenire tramite pre-acquisto, acquisto e licenze, escludendo contratti di appalto o di buy out di tutti i diritti, nonché la limitazione temporale dei diritti in capo alle emittenti (Smav) e ai broadcaster.

Infine la Confederazione ha ribadito che la regolamentazione a tutela di condizioni negoziali e contrattuali eque tra grandi broadcaster e player globali e produttori indipendenti è fondamentale non solo per una crescita strutturata dell’industria culturale italiana, ma anche per mantenere il valore dei diritti e la proprietà intellettuale nel nostro paese.

LE RICHIESTE DI ANICA

Anche i produttori indipendenti dell’Anica hanno messo nero su bianco le proprie perplessità e richieste alle istituzioni in un documento.

“Oggi le piattaforme devono investire il 20% in opere di produttori indipendenti. Sono investimenti che le piattaforme – che raccolgono ricavi nel nostro Paese – sono assolutamente in grado di sostenere. Come avviene in altri Paesi europei, tra cui Francia e Germania” spiega Anica aggiungendo che “La riforma in corso, invece, include la revisione delle quote di investimento in film, serie, documentari italiani ed elimina la norma contenente le tutele verso grandi broadcaster e player globali, con il rischio concreto di lasciare i produttori senza alcuna difesa, a discapito della nostra industria”.

“Per i produttori indipendenti italiani la conferma delle attuali regole e la tutela di condizioni negoziali e contrattuali eque è fondamentale, non solo per una crescita dell’industria audiovisiva italiana, ma anche per mantenere il valore dei diritti e la proprietà intellettuale nel nostro paese. Tali regole devono essere mantenute nel Tusma e strettamente coordinate con la regolamentazione relativa al tax credit” pprosegue Anica.

Alla luce di ciò, i produttori chiedono “il mantenimento delle esistenti quote di investimento obbligatorio, il rafforzamento delle sotto-quote Italia e Cinema e l’introduzione della sotto-quota Animazione” e che “gli obblighi di investimento siano assolti esclusivamente attraverso forme contrattuali che non li rendano meri produttori esecutivi e che non siano calcolate a questo scopo le spese di distribuzione e promozione”.

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