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Riconoscimento facciale, cosa fa Amazon Web Services per le autorità Usa

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Il Dipartimento di Homeland Security ha rivisto le sue proposte sul riconoscimento facciale che ormai sono presenti in quasi 20 aeroporti del paese. Oltre 19 milioni di viaggiatori sono stati controllati con un tasso di corrispondenza superiore al 97%

 

Il Dipartimento di Homeland Security (Dhs) ha recentemente aggiornato la sua proposta per includere i cittadini statunitensi nei database di riconoscimento facciale quando entrano o escono dal paese. Secondo Orion Rummler di Axios questa mossa fa parte del piano a lungo termine dell’agenzia governativa per aggiornare la biometria e la tecnologia di identificazione della TSA (Transportation Security administration), che ha implementato il test di riconoscimento facciale in oltre una dozzina di aeroporti principali.

CITTADINI POSSONO DECIDERE DI NON FAR ELABORARE LE LORO IMMAGINI (MA NON SEMPRE)

I cittadini statunitensi possono scegliere di non far elaborare la loro immagine negli aeroporti per verificare la loro identità, secondo la policy prevista dal Customs and Border Protection (CBP). Tuttavia, sottolinea Axios, l’analista politico dell’ACLU – l’ong American Civil Liberties Union – Jay Stanley ha riferito di un paio di incidenti verificatisi negli ultimi mesi in cui si sono imbattuti due cittadini statunitensi che sono stati informati dagli ufficiali della Customs and Border Protection (CBP) di non avere il permesso di rinunciare a entrare nel database del riconoscimento facciale del TSA.

IL RICONOSCMENTO FACCIALE OPERATIVO IN OLTRE 20 AEROPORTI DEL PAESE

L’ultima proposta del dipartimento di Homeland Security inserisce i doveri dei commissari del CBP come motivo per cui questi ultimi avrebbero l’autorità per richiedere ai cittadini statunitensi di partecipare al riconoscimento facciale ai punti di ingresso, a differenza di quanto accadeva per la proposta quasi identica formulata nel 2018. Il CBP afferma di aver utilizzato il riconoscimento facciale per abbinare le foto dei viaggiatori ai loro documenti di identità in più di 20 aeroporti statunitensi. L’agenzia sta testando il programma biometrico per chi lascia il paese, invece, in 13 aeroporti principali dal giugno dello scorso anno.

IL CBP SCARTA LE FOTO ENTRO 12 ORE DALLA VERIFICA DELL’IDENTITÀ

Il CBP ha ammesso di scartare tutte le foto dei cittadini statunitensi entro 12 ore dalla verifica dell’identità. Tutti i dati biometrici e le impronte digitali del DHS sono elaborati da Amazon Web Services, secondo Jason Kello, senior public relations manager di AWS. DHS ha comunque prorogato il suo calendario di test fino all’agosto 2020 quando verranno attuate le nuove regole di riconoscimento facciale.

PORTLAND VIETA QUALSIASI RICONOSCIMENTO FACCIALE

Nel frattempo a Portland, Oregon, l’amministrazione locale ha proposto il divieto più restrittivo del paese sul riconoscimento facciale, vietandone l’uso sia da parte delle imprese che delle amministrazioni locali.

DEMOCRATICI SCRIVONO AL SEGRETARIO DEL DHS: PREOCCUPATI DA SISTEMI DI RICONOSCIMENTO FACCIALI

Non solo: 23 deputati democratici hanno firmato una lettera ricolta al segretario del Dipartimento della Homeland security Kevin McAleenan per esprimere preoccupazione circa le notizie sui sistemi di riconoscimento facciale utilizzati nei confronti dei cittadini americani. Il CBP, secondo le notizie raccolte da Axios, ha elaborato biometricamente oltre 19 milioni di viaggiatori con un tasso di corrispondenza superiore al 97%, a partire dal 14 maggio, ha detto un portavoce dell’organo federale.

ATTACCO HACKER AL DATABASE DELLA CBP

Nonostante questo, la scorsa settimana, il CBP ha affermato che le immagini dei viaggiatori raccolte attraverso il programma di riconoscimento facciale dell’agenzia sono state compromesse in un “attacco informatico malevolo”, secondo quanto riporta il Washington Post. Secondo i rapporti iniziali del CBP, meno di 100.000 persone sono state colpite e le informazioni rubate includevano solo fotografie.

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