Innovazione

Rete 5G Ligado, tutte le scazzottate istituzionali negli Usa

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Come si discute negli Usa dopo che la Federal Communications Commission americana ha approvato il progetto della società Ligado di utilizzare lo spettro della banda L a 1,6 GHz per realizzare negli States una rete 5G. L’analisi di Gary J. Schmitt (Aei)

Negli Usa come altrove, le deliberazioni delle autorità indipendenti sono capaci di generare polemiche come se non più di quelle prese dalle istituzioni e dai politici.

Questo è sicuramente il caso della decisione con cui due settimane fa la Federal Communications Commission americana ha approvato all’unanimità il progetto della società Ligado di utilizzare lo spettro della banda L a 1,6 GHz per realizzare negli States una rete 5G terrestre a bassa potenza.

Una decisione che ha mandato in brodo di giuggiole mezzo establishment trumpiano, felice per lo scampato pericolo giallo, ma che ha innescato una rivolta – che continua a montare ed espandersi – in seno ad una lunga serie di istituzioni e agenzie federali che comprende ministeri chiave come quello della Difesa, dell’Interno, del Commercio, dell’Energia, dei Trasporti (cui va aggiunto lo stesso dicastero presieduto da Barr) ma anche Nasa, Guardia Costiera, National Science Foundation e così via.

Più che insoddisfatti della decisione della FCC, questi soggetti sono pronti a sfidarla direttamente nel merito, con particolare riguardo all’affermazione della stessa agenzia secondo cui il progetto di Ligado – oltre a promuovere  “un uso più efficiente ed efficace delle risorse dello spettro della nostra nazione” –  assicurerà “che le operazioni adiacenti della banda, incluso il Global Positioning System (GPS), siano protette da interferenze dannose”.

Ma è proprio questa l’eventualità cui, a detta dei detrattori di Ligado, l’America andrà incontro se a quel progetto sarà consentito di procedere e se non sortiranno effetti controiniziative come la levata di scudi delle intere Commissioni Difesa di Camera e Senato, che in un editoriale a firma collettiva dal titolo quanto mai eloquente (“La FCC e Ligado stanno mettendo a repentaglio il GPS e, con esso, la nostra economia e la sicurezza nazionale”) hanno annunciato la prossima resistenza.

Ma perché tanto baccano? A ricapitolare i motivi della mobilitazione contro Ligado e il suo 5G è stato pochi giorni fa, dalle colonne di The National Interest, un analista dell’American Enterprise Institute molto noto nella comunità di osservatori e commentatori delle questioni della difesa e della politica estera: Gary J. Schmitt.

Presentata sotto un titolo che è tutto un programma (“Bad Signal?), la controargomentazione di Schmitt parte dallo stesso punto evidenziato dagli altri: contrariamente alle convinzioni della FCC, la rete 5G di Ligado provocherà seri problemi al segnale GPS tanto in ambito militare quanto in quello commerciale.

E il problema, evidenzia l’analista, non riguarderà nemmeno il solo segnale GPS, ma anche quei segnali trasmessi da satellite che viaggiano su frequenze attigue e sono fondamentali per attività come le previsioni del tempo e la comunicazione specializzata.

“L’impatto potenziale”, scrive Schmitt, potrebbe essere a tal punto “pervasivo” da minare in un colpo solo “la capacità delle forze armate di condurre le operazioni militari, quella di far arrivare i treni in orario, quella di permettere agli operatori delle emergenze di fare efficacemente il loro lavoro (fino) a quella degli agricoltori di ottenere i dati di cui hanno bisogno per lavorare nei loro campi”.

C’è una logica stringente dietro la critica di Schmitt e di tutti gli altri, ed è che “in quanto nazione siamo diventati talmente dipendenti da ”sistemi come il GPS che tanto l’economia, quanto le stesse forze armate, non potrebbero operare normalmente in assenza della “disponibilità ininterrotta e senza interferenze di questo flusso di dati”.

Il problema di Ligado (e della FCC) peraltro risulta aggravato, agli occhi di Schmitt, dalla stessa ammissione dell’azienda che il problema è lungi dall’essere una paranoia, e dal suo conseguente impegno, in caso di approvazione del proprio progetto, a sostituire gratuitamente con attrezzature nuove di zecca e a prova di interferenze gli apparati governativi e militari che potrebbero risentirne, ovvero di effettuare le riparazioni necessarie agli impianti esistenti per scongiurare ogni evento avverso.

Anche questa però per Schmitt non può considerarsi una soluzione praticabile o ragionevole, e per due motivi molto semplici.

In primo luogo, perché può anche andare bene mettere in sicurezza con opportuni interventi le comunicazioni del governo e dell’esercito, ma che dire dei milioni e milioni di dispositivi GPS privati che sarebbero privi di qualsiasi paracadute?

E poi c’è il problema – che Schmitt compendia in tre parole: tempi, costi e rischi – derivante dalla lunga, complessa e onerosa operazione che Ligado dovrebbe approntare per sostituire o modificare le attrezzature del Pentagono e fare i necessari test tanto su quelle nuove quanto su quelle adattate.

“La scala del problema”, osserva Schmitt, “sarebbe immensa visto che praticamente ogni piattaforma o sistema militare è in un modo o nell’altro connesso al GPS”.

Ma c’è un’altra questione legata al 5G di Ligado che non convince Schmitt, e rimanda alla stessa soluzione di compromesso ventilata dalla compagnia, dettasi pronta ad abbassare la potenza del segnale della sua costruenda rete 5G e rinunciare nel contempo all’uso delle frequenze più vicine a quelle del GPS.

Ma questa sarebbe una mossa del tutto inadeguata, sottolinea Schmitt ricordando che tutti i ricevitori GPS sono stati costruiti nella presunzione che non vi siano altri segnali prossimi alla sua banda in grado di interferire con il proprio. A venir meno, insomma, sarebbe la stessa fiducia nelle capacità di un sistema minato dall’esistenza di un sistema concorrente che opera pericolosamente vicino al suo raggio di azione.

La conclusione di Schmitt è dunque che il 5G Ligado non s’ha da fare. Di qui il suo auspicio che il Segretario alla Difesa intervenga quanto prima invocando il suo dovere, contemplato dalle stesse leggi in vigore negli Usa, di impedire qualsiasi azione del governo che “possa influenzare negativamente il potenziale militare del GPS”.

Ma esiste un’altra strada per tagliare quella di Ligado, e la si ritrova nello stesso statuto della FCC, a cui qualunque soggetto che si oppone ad un progetto governativo di competenza del FCC può rivolgersi presentando informazioni e argomenti che dimostrino come il progetto in questione sia “in conflitto con l’interesse pubblico”.  E l’iniziativa dei deputati e senatori delle rispettive commissioni Difesa è solo la prima salva di una battaglia che si preannuncia lunga e sanguinosa.

Per quanto possa apparire paradossale, la conclusione di Schmitt è che, al varo di un progetto il cui vantaggio – disporre al più presto di una rete 5G senza caratteristiche cinesi – si abbinerebbe a costi e rischi monumentali, sarebbe preferibile l’intervento diretto dello Stato sotto la forma di sussidi o altri contributi a favore di attori in grado di portare a casa lo stesso risultato ma senza far danni.

Per dirla con Schmitt, dal punto di vista della sicurezza nazionale una rete 5G parzialmente o interamente sussidiata dal governo è da ritenersi “a safer course than this apparent roll of the dice”.

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