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Chip, perché le restrizioni alla Cina colpiscono i dirigenti americani

Chip

I manager delle aziende cinesi di chip in possesso della cittadinanza americani o di permessi di residenza permanente potrebbero dover rinunciare al loro lavoro. Tutti i dettagli

I nuovi controlli sulle esportazioni di semiconduttori in Cina che l’amministrazione di Joe Biden ha emesso due settimane fa rappresentano un problema per i cittadini statunitensi che occupano posizioni manageriali nelle aziende cinesi.

L’INDAGINE DEL WALL STREET JOURNAL

Le regole, infatti, vietano agli americani di aiutare Pechino a sviluppare capacità avanzate di progettazione e produzione di microchip. Stando a un’indagine del Wall Street Journal, almeno quarantatré alti dirigenti di sedici aziende di semiconduttori cinesi sono cittadini statunitensi. Molti di lavoro hanno qualifiche di alto livello, indicate con il termine C-suite, come amministratore delegato, presidente o vicepresidente.

Praticamente tutti i dirigenti americani che attualmente lavorano nell’industria cinese dei microchip hanno in precedenza trascorso anni nella Silicon Valley all’interno di aziende che realizzano semiconduttori o apparecchiature per la loro produzione. Alcuni di loro si sono trasferiti nella Repubblica popolare perché attirati da programmi di attrazione dei talenti come “Thousand Talents”, introdotto dal governo cinese nel 2008 proprio con l’obiettivo di potenziare le capacità innovative nazionali.

LE RESTRIZIONI AMERICANE SULLE PERSONE

Le ultime restrizioni del dipartimento del Commercio degli Stati Uniti non limitano solamente le possibilità di vendita in Cina di semiconduttori avanzati, di macchinari per la manifattura di microchip e di prodotti americani simili; vietano anche ai soggetti fisici statunitensi – cioè coloro che possiedono la cittadinanza americana o un permesso di residenza permanente, o che vivono negli Stati Uniti – di supportare aziende ed enti cinesi nello sviluppo e nella produzione di chip avanzati.

LAVORO O RESIDENZA

Diverse società come la cinese Naura Technology o la nederlandese ASML hanno detto di aver dovuto sospendere dal lavoro i dipendenti americani.

Limitare le possibilità per le aziende cinesi di accedere al know-how “fisico” statunitense – ossia persone talentuose che lavorano e fanno ricerca – potrebbe danneggiare seriamente le capacità innovative di Pechino.

Molti dirigenti americani di società cinesi, però, finiranno probabilmente a dover scegliere tra il loro lavoro e la loro cittadinanza statunitense (o permesso di residenza permanente). Per continuare a lavorare in Cina e con la Cina, infatti, dovranno ricevere una licenza specifica, ma ottenerla sarà probabilmente difficile.

LE AZIENDE COLPITE

Tra le aziende cinesi di semiconduttori più colpite dalle restrizioni sui lavoratori americani ci sono AMEC (realizza macchinari per la lavorazione dei wafer di silicio), GigaDevice (produce chip di memoria per i computer e le automobili), KingSemi (rivestimenti per i chip).

Il presidente di AMEC, Gerald Yin, è un cittadino americano. Il vicepresidente di GigaDevice, Shu Qingming, ha un passaporto americano. Un direttore esecutivo di KingSemi, Chen Xinglong, possiede la green card, cioè l’autorizzazione per la residenza permanente negli Stati Uniti.

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