Innovazione

Come si sbuffa in Rai su Amazon e Netflix

di

canone Rai

Fatti, nomi e indiscrezioni su accordi commerciali e industriali siglati di recente della Rai e il nuovo scenario politico

E’ partito il toto-nomine su partecipate e controllate di Stato. Con l’insediamento del governo Conte, si stanno rafforzando voci e indiscrezioni sulla composizione futura dei vertici della Rai.

Ma in casa della società di viale Mazzini c’è anche una questione strategica, di alleanze commerciali, di cui si è discusso di recente anche nel consiglio di amministrazione.

Vediamo i dettagli.

Mentre Netflix e la tv via streaming continuano a erodere porzioni sempre più consistenti di mercato, la Rai sta tentando di intercettare il giovane (ma non più così tanto) pubblico dell’online. Lo fa cercando varie sponde e tuttavia con strategie non sempre chiarissime. Neppure ai suoi stessi vertici.

L’ACCORDO RAI-AMAZON

Lo scorso 5 aprile è stata comunicata la sottoscrizione di un accordo fra viale Mazzini e Amazon. Il patto prevede che Amazon versi 11 milioni alla Rai per portare su Prime Video, il servizio di web tv del colosso di Seattle, serie di successo come “Il giovane Montalbano”, “Rocco Schiavone” e “I Medici”.

Se sul fronte strettamente economico nessuno in casa Rai ha sollevato dubbi e interrogativi, sul piano aziendale invece la decisione ha scatenato un certo subbuglio. Repubblica nei giorni scorsi ha dato notizia di una seduta del cda di viale Mazzini, in cui i tre consiglieri Rita Borioni, Carlo Freccero e Franco Siddi avrebbero sbottato per il fatto di non essere stati informati della chiusura della trattativa con Amazon da parte del management. Si tratta in parte di una questione formale, nel senso che questo tipo di accordi, di natura commerciale, non deve necessariamente passare dal cda, fanno notare comunque ambienti del board.

Ma c’è anche, anzi soprattutto, un risvolto sostanziale: ciò che parte del consiglio di amministrazione lamenta è una scarsa visione strategica da parte dei vertici dell’azienda, perché – ha scritto Aldo Fontanarosa su Repubblica – “l’accordo non porta la Rai dentro il risiko delle alleanze nazionali”.

L’ACCORDO CON TIM VISION SCRICCHIOLA?

In realtà dagli spifferi del cda filtra un elemento ulteriore, che spiegherebbe la necessità di chiudere la liaison con Amazon. L’afflusso di capitali da parte di Prime Video si sarebbe reso necessario per il ridimensionamento – se non addirittura il venir meno – di un accordo siglato fra Rai e Tim Vision. In quest’ottica, gli 11 milioni provenienti dal colosso dell’e-commerce rappresenterebbero una boccata d’ossigeno per cui l’azienda potrebbe trarre beneficio.

LA RAI GIOCA SU PIÙ TAVOLI

Al netto delle valutazioni dubbiose di alcuni componente del cda, da tempo viale Mazzini sta cercando di conquistare il pubblico, sempre più consistente, che fruisce di contenuti soprattutto via web. Come del resto stanno facendo i suoi diretti competitor, da Sky, che si è accasata con Netflix, a Mediaset, che ha recentemente chiuso un’alleanza con la stessa Sky.

La Rai ha tentato varie carte, stringendo già in passato varie collaborazioni. Con Tim, a febbraio 2017, ha sottoscritto un accordo per concedere venti film del listino RaiCinema agli abbonati al servizio Vision, mentre a marzo 2018 è uscita la notizia della produzione congiunta della fiction L’Amica Geniale, ispirata ai romanzi di Elena Ferrante.

Ma anche con Netflix: lo scorso novembre abbiamo assistito allo sbarco sulla piattaforma americana di fiction come Don Matteo, uno dei prodotti di punta della Rai. E fra gli accordi è con il colosso californiano è prevista anche la realizzazione della serie Suburra (che dovrebbe essere proiettata in chiaro nel 2019).

Insomma, la Rai sta giocando su più tavoli. Un percorso che proseguirà, o forse si rafforzerà, con il nuovo Parlamento e con il governo Conte.

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