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Hollywood IA

Quanto rischia di costare lo sciopero di autori e attori contro l’IA che silenzia Hollywood?

Non sembra esserci pace per l'industria cinematografica: dopo la pandemia, che ha svuotato le sale dei cinema, gli scioperi delle maestranze di Hollywood contro l'uso degli algoritmi dell'IA al posto dei creativi umani

Dopo lo sciopero dei doppiatori che ha rischiato di far ripiombare Hollywood negli anni del cinema muto, anche autori, sceneggiatori e attori hanno deciso di incrociare le braccia per protestare contro l’IA che si sta insinuando negli staff delle major del cinema, scrivendo copioni, sostituendosi agli attori e facendo veder rosso ai rappresentanti dei lavoratori. La protesta si è così allargata a macchia d’olio, tanto da fare slittare anche pellicole parecchio attese.

CINEMA DI NUOVO VUOTI?

Un “danno nel danno” soprattutto per chi gestisce i botteghini, denuncia l’apposita associazione statunitense, con le sale che si stavano lentamente riprendendo dai danni provocati dalla pandemia (situazione analoga alla crisi in cui sono impelagati anche i cinema italiani, con chiusure eccellenti come lo storico cinema Odeon a due passi dal Duomo di Milano) ora nuovamente in affanno, col rischio sempre più concreto di arrivare sguarnite di programmazione autunnale al rientro dalle ferie dell’utenza.

 

Una situazione che non sembra di facile ricomposizione. Il mese scorso il principale sindacato degli attori americani, la Screen Actors Guild, che rappresenta 160 mila volti più e meno noti, aveva abbandonato le trattative con i produttori e le piattaforme di streaming sul nuovo contratto.

LA VITTIMA ECCELLENTE

A far rumore è lo slittamento dell’atteso sequel del film di Denis Villeneuve con Timothée Chalamet e Zendaya, posticipato al 15 marzo 2024: Dune 2 sarebbe dovuto uscire nelle sale il 3 novembre 2023. Un danno economico non indifferente per Warner Bros considerato che il periodo autunnale è maggiormente redditizio. Per avere un contesto, il primo nel week end di debutto totalizzò 40 milioni di dollari.

LO SCIOPERO CONTRO L’IA LASCIA HOLLYWOOD SENZA FILM

Secondo GQ  le proteste faranno slittare pellicole come Deadpool 3Challengers di Luca Guadagnino inizialmente previsto per il 15 settembre e già slittato all’aprile 2024; White Bird di Marc Forster che non riuscirà a essere proiettato pria del primo trimestre del prossimo anno.

Stessa sorte per il seguito di Dirty Dancing col regista Jonathan Levine già rinviato da febbraio 2024 all’estate 2025; Kraven the Hunter di J. C. Chandor previsto inizialmente in ottobre, posticipato verso la fine di agosto del 2024. Oltre a Dune 2 anche un altro film Warner rischia di essere rinviato: Godzilla x Kong: The New Empire, il cui slot nella programmazione della major era in calendario nel weekend occupato ora dal sequel di Dune.

E anche i film che non sono stati lambiti dalla protesta sono comunque stati interessati dalle manifestazioni di solidarietà di attori e registi, come è accaduto alla prima londinese di Oppenheimer, disertata dal cast.

L’ultimo sciopero in grado di paralizzare l’industria cinematografica americana risale agli Anni ’80: all’epoca si manifestò per una equa ripartizione dei profitti generati dal crescente mercato dell’home video, con le VHS che iniziavano a imporsi persino sui cinema. Le proteste durarono 10 settimane e costarono al settore diversi milioni di dollari.

PERCHE’ L’IA SPAVENTA GLI ATTORI DI HOLLYWOOD

Respinta subito al mittente la contro-proposta delle Major cinematografiche di retribuire gli attori e i doppiatori per le versioni digitali dell’immagine e delle voci con la clausola di garantirne sempre un uso appropriato: “Ci pagherebbero una volta sola e la userebbero all’infinito” il timore degli artisti, ben gelosi del proprio volto e del proprio tono di voce.

In corso da oltre cento giorni, lo sciopero avrà ripercussioni economiche nell’ordine dei miliardi di dollari e, secondo gli osservatori, potrebbe continuare ancora per i prossimi mesi. Per il momento l’economia della California, Stato USA dove ha sede Hollywood, avrebbe registrato una perdita di 3 miliardi di dollari.

PURE LE PIATTAFORME INCIAMPANO SULL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Anche le piattaforme della tv on demand inciampano sull’uso dell’IA. Nelle scorse ore su X, ex Twitter, è scoppiata una polemica riguardante una delle serie più attese della prossima stagione di Amazon Prime, Fallout, la cui locandina sarebbe stata realizzata dall’IA secondo diversi utenti dato l’alto numero di errori anche grossolani come oggetti disallineati, donne con tre gambe, automobili dall’aspetto ribaltato.

 

Una pratica, quella di fare realizzare le cover all’IA, sfruttata soprattutto in Cina. Secondo il report di Rest of World nel Paese asiatico la ricerca di illustratori professionisti per videogiochi è diminuita del 70% a causa delle intelligenze artificiali. Dal momento che in Cina i diritti dei lavoratori non godono di tutele particolari, le compagnie di sviluppo hanno iniziato ad adottare in massa le IA, infaticabili, senza stipendio, dalla creatività inesauribile e, soprattutto, rapidissime.

UN VERTICE PER REGOLAMENTARE L’IA

Intanto il prossimo 13 settembre al Senato americano si incontreranno i big dell’industria USA che stanno investendo negli algoritmi di intelligenza artificiale, da Mark Zuckerberg, Ceo di Meta, e Elon Musk, Ceo di xAI, passando per Sundar Pichai (Google), Jensen Huang (Nvidia), Satya Nadella (Microsoft), Sam Altman (OpenAI) ed Eric Schmidt (cofounder di Google) nel tentativo di fornire al legislatore americano le informazioni necessarie per una prima norma sulla questione che, come stiamo già vedendo, avrà serie ricadute occupazionali.

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