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Project Nightingale, ecco come Google succhia dati sanitari

Project Nightingale

Secondo il Wall Street Journal, Google avrebbe iniziato a raccogliere segretamente dati sanitari con il progetto Project Nightingale. L’articolo di Carlo Terzano

C’è una categoria di dati sensibili che, secondo alcuni giuristi, dovrebbe persino essere etichettata come “super sensibili” o “sensibilissimi”. È quella delle informazioni sanitarie. Perché meriterebbe di godere di una protezione della privacy rafforzata si intuisce facilmente. Per questo rischia di essere deflagrante la notizia, data dal Wall Street Journal, secondo cui Google avrebbe iniziato a raccogliere segretamente dati di questo tipo con il progetto Project Nightingale.

CHE COS’È IL PROJECT NIGHTINGALE

Secondo quanto rivela il quotidiano statunitense, Google avrebbe avviato Project Nightingale lo scorso anno, coinvolgendo nel progetto una catena di non meno di 2.600 strutture sanitarie, cliniche e studi medici, tra cui almeno 163 ospedali. I dati cui il colosso di Mountain View mirava sarebbero stati i risultati di laboratorio, le diagnosi dei medici, i registri di ricovero, le storie sanitarie dei degenti, compresi i nomi dei pazienti e le loro date di nascita.

I RISCHI PER LA PRIVACY

Insomma, una violazione della privacy tra le più significative mai portate alla luce da quando esiste il Web. Anche perché il progetto avrebbe preso consistenza all’oscuro dei medici ma, soprattutto, degli stessi pazienti che non sanno nulla del tipo di dati che sarebbe stato sottratto loro, le modalità con cui vengano custoditi e, soprattutto, da chi vengano letti, chi ci possa mettere le mani e con quale finalità Google abbia iniziato una simile, pervasiva, schedatura.

LA REPLICA DI GOOGLE

Da parte sua, Google ha replicato che le modalità di raccolta garantiscono la privacy necessaria e l’iniziativa è conforme alla legge federale statunitense sulla salute. E in effetti, almeno a una prima lettura, la Health Insurance Portability and Accountability Act del 1996, generalmente consente agli ospedali di condividere i dati con i partner commerciali senza dirlo ai pazienti, purché le informazioni vengano utilizzate “solo per aiutare gli enti ospedalieri a svolgere le proprie funzioni di assistenza sanitaria”. Occorrerà però comprendere le finalità di tali report e avere dalla compagnia informazioni più puntuali per accertare se ci sono state violazioni della privacy, come parrebbe e come sostiene il WSJ. Non è la prima volta che Google inciampa sul mancato rispetto del diritto alla riservatezza dei propri utenti (leggi anche: Google ammette: il nostro personale origlia le conversazioni con Assistant e Tutti i guai di Google a Londra sulla privacy), ma questa, se confermata, si profila come la violazione più importante mai scoperta, che dovrebbe spingere governi e legislatori ad attuare veloci contromosse, prima che sia troppo tardi.

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