Innovazione

Qual è il progetto del governo per il cloud nazionale

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cloud nazionale

Pubblichiamo un breve estratto del paper “Le tentazioni del cloud nazionale ed europeo: tra semplificazione politica e critica giuridica” a cura di Luca Bolognini ed Enrico Pelino

Gli elementi di perplessità rapidamente analizzati in rapporto alle attività di sorveglianza per finalità di intelligence e di ordini amministrativi/giudiziari rivelano, in definiva, il loro aspetto più delicato in profili di natura giurisdizionale, profili che, cioè, riguardano l’ampio raggio applicativo di alcuni atti normativi vigenti in ambito extra Ue. Realisticamente, non è agevole individuare soluzioni immediate, stante l’evidente impraticabilità dell’idea di soppiantare all’improvviso fornitori all’avanguardia tecnologica, saldamente confermati dal mercato, abilitanti servizi pubblici essenziali o comunque l’esercizio di diritti e libertà fondamentali anche per i cittadini dell’Unione Europea. Si potrebbero, al più, nell’immediato, studiare forme giuridiche di inquadramento societario eventualmente in grado di sottrarsi, ammesso che sia possibile, al raggio applicativo della normativa estera. Altra soluzione pragmatica è quella, già più volte considerata, di far adottare ai committenti/utenti tecniche robuste di cifratura delle informazioni, che le rendano non intelligibili ai provider e con ciò alle autorità terze richiedenti.

Calando a questo punto l’analisi sul progetto di cloud nazionale nel caso italiano, giova sottolineare che il modello in fase di elaborazione da parte del Governo non esclude una partecipazione all’infrastruttura dei grandi fornitori extra Ue. Sotto questo rispetto, il progetto, come già indicato in apertura di questo lavoro, appare piuttosto costruito su una ripartizione di rilevanza strategica delle informazioni trattate in cloud, il che appare corretto, e sulla mera valorizzazione di una coordinata spaziale (la localizzazione nazionale, cfr. in proposito anche art. 35, co. 1, lett. a), D.L. 16 luglio 2020, n. 76, ved. appresso), ma non anche di una coordinata giurisdizionale (la legge estera applicabile al fornitore).

Le ragioni del coinvolgimento dei provider extra Ue appaiono sostanzialmente pragmatiche e riflettono la difficoltà percepita di sostituire le prestazioni già fornite con altre soluzioni nazionali, come si evince anche dalle dichiarazioni rese dalla Ministra per l’innovazione italiana a proposito dei lineamenti del nuovo assetto di fornitura: “La nostra strategia per il cloud e per le infrastrutture digitali non può rinunciare a fare i conti con la realtà. Perciò prevede l’utilizzo di soluzioni già esistenti nella Pubblica amministrazione, di infrastrutture che attualmente possono fornirci soltanto gruppi stranieri”. Ciò che sembrerebbe nuovo è il “contenitore” giuridico e il rafforzato controllo pubblico sul profilo decisorio e gestionale. Non è possibile, al momento, valutare se e in che termini questa diversa impostazione, insieme legale e di struttura, sia in grado di mitigare l’applicazione della portata extraterritoriale della giurisdizione straniera, non essendo stati resi pubblici, diversamente dall’omologo Gaia-X, documenti che descrivano le specifiche del progetto, la cui conoscenza è dunque limitata ai cenni forniti dalla Ministra in interviste e dichiarazioni. Ciò non rende possibile valutare, ancora, in termini concreti il reale apporto di novità.

L’erogazione del supporto tecnologico-infrastrutturale essenziale da parte dei fornitori di cloud extra Ue costituisce finora un dato pacifico e prescinde perfino dalla necessità che il fornitore abbia una rappresentanza in Italia. Si vedano, in proposito, l’art. 5 circolare 3/2018 e l’art. 5 circolare 2/2018 estero dell’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID): “Nel caso in cui un fornitore non abbia alcuna rappresentanza diretta o indiretta in Italia, AgID su segnalazione di un’amministrazione proponente, acquisisce le informazioni necessarie alla qualificazione e potrà avviare d’ufficio la procedura mediante la piattaforma AgID dedicata alla qualificazione, secondo le modalità pubblicate sul sito Cloud Italia all’indirizzo: https://cloud.italia.it/”.

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