Innovazione

Ecco progetti e fondi made in Ue per digitalizzare (forse) l’Europa. Tutte le novità

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Dettagli, numeri e tempi del piano in cantiere a Bruxelles e a che punto è l’Italia. L’articolo di Giusy Caretto

Digitalizzazione. E’ questa la parola chiave del futuro. Meglio, di quel presente che vuole garantirsi un futuro. Lo hanno già ben capito Usa e Cina, ma anche l’Europa è sulla buona strada e punta soprattutto alla digitalizzazione della manifattura. Così come in Italia, che seppur sembra fare fatica in questo percorso innovativo, le buone intenzioni per migliorare ci sono tutte.

IL PIANO DI DIGITALIZZAZIONE UE

Industria 4.0Tanti, diversi ed ambiziosi i progetti avviati dalla Commissione europea in collaborazione con il coordinamento della Direzione generale Connect, alla cui guida dell’Industria digitale c’è l’italiana Lucilla Sioli.

Un Digital innovation hub in ogni Paese Ue

Ed è proprio la Sioli a spiegare in occasione del corso del “Digitising European Industry” Forum organizzato a Parigi quali sono le azioni messe in campo dall’Ue. Secondo i progetti comunitari, entro il 2020, ogni Regione dovrà avere almeno un Digital innovation hub (Dih), ovvero un centro di supporto per le Pmi impegnate nella trasformazione digitale. L’Europa mobiliterà 300 milioni tra il 2018 e il 2020.

Nuovi fondi

E non solo. Sempre l’Unione si impegna a promuovere un accesso più semplificato ai finanziamenti, attraverso magari un Fondo di investimento europeo per la digitalizzazione. Il fondo potrebbe essere previsto all’interno del piano Juncker o in altri provvedimenti a sostegno delle imprese.

Più competenze

Uno dei talloni d’Achille di aziende e dipendenti è però la formazione. Con l’obiettivo di migliorare le competenze dei più giovani (soprattutto), l’Ue starebbe pensando a tirocini dei giovani in grandi aziende tecnologiche con un progetto pilota di 10 milioni di euro fino al 2020 per 5-6mila studenti.

Aggiornamento delle regole

Le nuove sfide e le nuove competenze, ovviamente, richiedono anche nuove regole. Servono nuove regole per la cybersecurity, per il mercato dei servizi cloud, per gli automi che sostituiscono i classici dipendenti nelle aziende, per l’intelligenza artificiale. Su questo ultimo tema, “la Commissione presenterà un’iniziativa su questo tema, per creare un ecosistema forte e capace di competere con Cina e Stati Uniti. Tutelando i principi etici e gestendo in modo efficace gli impatti sul mercato del lavoro”.

UN’ITALIA CHE SI MUOVE

La buona notizia è che l’Italia prova a non restare indietro in fatto di industria digitale. Nel nostro Paese si contano 11 Digital innovation hub (210 in tutto il territorio comunitario, con distribuzione poco omogenea) che mettono a disposizione delle aziende servizi per introdurre tecnologie 4.0; sviluppare progetti di trasformazione digitale; accedere all’ecosistema dell’innovazione a livello regionale, nazionale ed europeo.

Il ministero dello Sviluppo economico nel settembre 2016 ha lanciato Piano Industria 4.0 con l’obiettivo di creare una rete infrastrutturale dell’innovazione digitale che puntasse all’interazione dei diversi attori di settore, tramite i Digital innovation hub e i Competence Center, poli di ricerca e innovazione legati alle università ed alle imprese. I Dih italiani, fino ad oggi, hanno ricevuto finanziamenti Ue da “Horizon 2020” per circa 9 milioni: circa il 50% è destinato allo sviluppo e alla fornitura di servizi dei centri alle Pmi mentre l’altra metà va direttamente alle aziende, che testano tecnologie digitali nei processi o per lo sviluppo di nuovi prodotti.

Industria 4.0Non solo. Proprio con l’obiettivo di aiutare le imprese in questo percorso di digitalizzazione, l’Italia ha previsto anche degli incentivi fiscali, come il super ammortamento al 130%, previsto nella  Legge di Bilancio 2018, per sostenere le imprese nei loro investimenti.

ITALIA, TRA GLI ULTIMI POSTI DELLA CLASSIFICA DESI

Se qualcosa si sta muovendo, è anche vero che tanta è ancora la strada da fare. Nella classifica del Digital Economy and Society Index 2017 (Desi), la graduatoria annuale che fotografa la digitalizzazione nei 28 Stati dell’Unione europea, l’Italia si è piazzata al 25esimo posto. Se dobbiamo dirla tutta, un miglioramento rispetto al 2015 c’è stato, come si evince dal punteggio complessivo, passato da 0,38 a 0,41 (contro una media Ue di 0,52). Va meglio l’Italia dell’utilizzo delle tecnologie digitali da parte delle imprese e l’erogazione di servizi pubblici online. Ci sono anche miglioramenti anche sul fronte della connettività. Ma ancora non decolla l’Italia delle competenze digitali.

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