Innovazione

Digitale, Italia tra le ultime in Europa. Pochi progressi

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L’Italia si riconferma al 25esimo nella classifica DESi: i progressi nel digitale ci sono, ma sono ancora troppo pochi

 

Italia bocciata, ancora una volta. Il Bel Paese non supera la prova digitale: ci sono stati pochi progressi e nella classifica del Digital Economy and Society Index 2017 (Desi), la graduatoria annuale che fotografa la digitalizzazione nei 28 Stati dell’Unione europea, l’Italia si piazza nuovamente al 25esimo posto, come lo scorso anno. Qualche progesso, a dirla tutta, c’è stato, ma non è abbastanza. Solo Grecia, Bulgaria e Romania fanno peggio. Approfondiamo.

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Ricordiamo che per stilare la classifica, il Desi valuta cinque criteri: connettività, capitale umano, uso di internet, digitalizzazione delle imprese e servizi pubblici digitali.

Piccoli progressi

Se dobbiamo dirla tutta, un miglioramento rispetto al 2015 c’è stato, come si evince dal punteggio complessivo, passato da 0,38 a 0,41 (contro una media Ue di 0,52). Va meglio l’Italia dell’utilizzo delle tecnologie digitali da parte delle imprese e l’erogazione di servizi pubblici online. Ci sono anche miglioramenti anche sul fronte della connettività. Ma ancora non decolla l’Italia delle competenze digitali. “Per quanto riguarda l’utilizzo delle tecnologie digitali da parte delle imprese e l’erogazione di servizi pubblici online, l’Italia si avvicina alla media. Rispetto all’anno scorso ha fatto progressi in materia di connettività. Tuttavia, gli scarsi risultati in termini di competenze digitali rischiano di frenare l’ulteriore sviluppo dell’economia e della società digitali” si legge nello studio.

I miglioramenti, ad ogni modo, sono ancora troppo piccoli e l’Italia resta sotto la media continentale sotto tutti i fronti.

Connettività

professionista digitaleIn tema di connettvità, come abbiamo scritto, l’Italia è migliorata. Anzi “ha compiuto progressi significativi grazie soprattutto al forte aumento della copertura delle reti Nga”, ovvero quelle in fibra ottica con una velocità di almeno 30 Mbps.

La copertura in fibra è aumentata (55% rispetto al 53% del 2015) ma non gli abbonamenti ai servizi da 30 Mbps o superiori. Valevano il 5% nel 2015, nel 2016 siamo arrivati al 12% (contro una media Europea del 37%). I numeri, per il settore, si fanno posizionare 24esimi su 28.

Capitale Umano

Se è vero che sempre più persone sono online, è anche vero che le competenze restano basse in tutti gli indicatori. Il 67% degli italiani accede a internet (contro una media europea del 79%), ma ancora pochi sono gli specialisti Ict.

Uso di internet

Il 79% si diletta con videogiochi, musica e video. Il 60% legge notizie (ma come sappiamo spesso non le capisce). Il 60% si gode i social network.

Servizi digitali e Pubblica Amministrazione

C’è da dire che qualcosa il Governo ha fatto: l’erogazione dei servizi, infatti, è aumentata ma a a scendere è la percentuale di utenti (16% contro il vecchio 18%). Facciamo peggio del 2016 anche in tema di documentazione pre-compilata online (33% contro 37%).

Andrus Ansip: l’Italia liberi le frequenze 700 MHZ

L’Italia occupa “ancora il posto 25 in classifica, come lo scorso anno. Ma migliora il suo risultato dello 0,04%”, ha commentato il vicepresidente della Commissione responsabile per il Digitale, Andrus Ansip, presentando l’Indice Desi 2017. Si tratta, per il vicepresidente, di un buon risultato: “lo 0,04% e’ un miglioramento abbastanza significativo, dobbiamo essere pazienti”.

Per il commissario, il prossimo passo dell’Italia è liberare la frequenza di 700 MhZ per la rete 5G. “Che tipo di futuro i politici vogliono dare ai loro cittadini? Dipende dalle decisioni che prenderanno sulle frequenze 700 MHZ“, ha spiegato Ansip. “Senza 5G sara’ molto complicato creare nuove app. Non sono noccioline”.

“L’indice Desi 2017 dimostra come la direzione intrapresa sia quella giusta: la crescita italiana sugli indici relativi alla connettività è sostenuta e superiore a quella della media europea”, ha commentato il sottosegretario alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli. “Tuttavia, la classifica Desi 2017 non tiene conto degli interventi nelle aree a fallimento di mercato che scattano a partire da quest’anno ma soprattutto, essendo un indice solo percentuale, non coglie due elementi che caratterizzano lo sviluppo della banda ultralarga nel nostro paese. Il piano Banda ultralarga, da un lato,  consente di avere una rete di proprietà pubblica nelle aree a fallimento di mercato che cha come obiettivo di raggiungere con la fibra ogni cittadino e impresa; dall’altro ha accelerato la competizione infrastrutturale  tra privati. Nei prossimi mesi, con gli interventi previsti già oggi e non ancora rilevati dal Desi, l’Italia è destinata a scalare la classifica internazionale: con una metafora calcistica direi che siamo in zona Europa League ma arriveremo in zona Champion’’.

Il resto d’Europa

Lo abbiamo detto, peggio di noi fanno solo Grecia, Bulgaria e Romania. I migliori in testa alla classifica sono Danimarca, Finlandia, Svezia e Olanda. Seguono Lussemburgo, Belgio, Regno Unito, Irlanda, Estonia e Austria. Slovacchia e  Slovenia sono i due Stati membri che hanno registrato progressi  maggiori nell’ultimo anno.

C’è da dire, che Danimarca, Finlandia e Svezia sono anche leader globali,  davanti a Corea del Sud, Giappone e Stati Uniti.

“L’Europa sta gradualmente diventando più digitale, ma molti Paesi devono rafforzare i loro sforzi. Tutti gli Stati membri devono investire di più per beneficiare appieno del mercato unico digitale. Non  vogliamo un’Europa digitale a due velocità. Dobbiamo lavorare  insieme per rendere l’Ue un leader digitale mondiale”, ha commentato Ansip, parlando in generale sull’Ue.

La Banda ultralarga aumenterà la produttività

Se è vero che non si sa ancora quando l’Italia potrà vantare una connessione internet davvero veloce, è vero che già si conoscono i benefici. A dirci cosa guadagnerebbero anche le piccole imprese grazie all’installazione della banda ultralarga è un documento redatto dall’Istat, “Valutazione della relazione tra l’uso di Ict da parte delle microimprese, copertura a banda ultralarga nelle aree a fallimento di mercato e performance aziendale”, in cui si prendono in esame 250mila imprese fra 3 e 9 addetti.

In tutti i domini considerati si avrebbe un aumento di produttività variabile dal 7% fino al 23% del valore aggiunto delle aree bianche/bianche dirette calcolato in assenza di investimenti e pari al 13% per il complesso di tutte le aree bianche italiane considerate”, si legge nel documento. A conti fatti, la produttività aumenterebbe di circa 4.900 euro per addetto. È bene specificare che le aree bianche sono quelle considerate a fallimento, in cui è necessario l’intervento pubblico per garantire la copertura del servizio a banda ultralarga.

Se diamo uno sguardo a livello territoriale, i benefici più grandi si avrebbero per le imprese del Nord-Ovest, con un aumento di valore aggiunto del 14%. Seguono, secondo il rapporto dell’Istat, le imprese del Nord-est e del Centro, con un valore aggiunto superiore del 12%. Il Sud e le Isole, invece, avrebbero benefici più limitati, con un valore aggiunto del 9%.

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