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Privacy online. L’internet of things la mette a rischio?

Privacy Online

La privacy online sarà messa a rischio dall’Internet of Things, che promette grandi innovazioni ed importanti vantaggi? L’intervento dell’esperta Enrica Maio

di Enrica Maio – Digital&Law Department, www.studiolegalelisi.it

Privacy online a rischio? Quando si pensa alle nuove tendenze dell’innovazione, non si può non fare riferimento all’Internet of Things. Sono già molti, infatti, i dispositivi implementati per applicare nuove funzionalità, che conferiscono “intelligenza” agli oggetti, facendo sì che essi comunichino con noi o con altre macchine e permettendoci di interagire in un modo nuovo con l’ambiente circostante, un modo caratterizzato da maggiore interconnessione e scambio continuo di dati. 

Le previsioni sulla crescita dell’ Internet of Things sono molto rosee e ampie sono le possibilità di applicazione, che non si limitano solo alla così detta Smart Home e alla domotica, ma spaziano nei campi più diversi, come quello dei trasporti o dell’agricoltura. Tutti settori che hanno a che fare anche con la nostra privacy online.

È indubbio che l’ Internet of Things possa portare molti benefici, che implementino l’efficienza e la velocità di alcuni processi, ma sono anche molti gli utenti che si preoccupano della privacy online, della loro sicurezza e della sicurezza delle informazioni che “viaggiano” sulla Rete durante l’utilizzo di questi servizi.

E che questa attenzione alla privacy online sia diffusa e fondata lo testimonia anche la recente notizia che nel Regno Unito è stato istituito un centro per la ricerca sull’ Internet of Things e sarà una holding italiana, che ha creato un indice in grado di misurare la reputazione e l’affidabilità dei sistemi IoT, a studiare la qualità della sharing economy, valutando con parametri scientifici se “l’Internet delle cose” inglese sia in grado di offrire ai suoi utenti affidabilità e sicurezza.

Privacy online: cos’è il rating reputazionale

La società incaricata dovrà, pertanto, verificare che siano rispettate le norme sulla privacy  online e sulla gestione dei dati nell’ambito delle tecnologie IoT e, conseguentemente, attribuire un “rating reputazione” ai fornitori di tali tecnologie. L’obiettivo di questa valutazione sarà, appunto, quella di determinare il grado di affidabilità e di fiducia che gli utenti possono riporre nei confronti dei produttori IoT.

L’ Internet of Things, come ben noto, oltre a portare grandi vantaggi per gli utilizzatori – e in genere per la collettività – nasconde anche delle insidie per la privacy online. Basti pensare a tutti quei dati personali di cui le aziende possono venire a conoscenza grazie al dispositivo utilizzato dall’utente. Questa tecnologia, usando la capacità di interconnessione di tutti i dispositivi, consente di conoscere le abitudini dei consumatori, raccogliendo, registrando ed elaborando dati personali di cui, molto spesso, gli utenti sono anche inconsapevoli: in questo modo si può mettere in atto una vera e propria profilazione intrusiva dell’utente. Il tipo di dati raccolti, infatti, consente una definizione dettagliata di abitudini, comportamenti e gusti degli utilizzatori.

Tutti i dati raccolti sarebbero, pertanto, condivisi tra produttori dei dispositivi, sviluppatori di software, fornitori di capacità di calcolo, cloud provider e analisti, non garantendo, perciò, agli interessati al trattamento l’esercizio di un adeguato controllo sugli stessi e quindi sulla propria privacy online.

Proprio alla luce di questa invasività dei dispositivi IoT e della difficoltà di controllo sui propri dati da parte degli interessanti, è necessario uno studio approfondito di questa nuova frontiera tecnologica, per salvaguardare appieno la privacy degli utenti.

Il lavoro della holding italiana “arruolata” dal governo inglese sarà anche utile per permettere una promozione e una diffusione worldwide dell’ Internet of Things, consentendo agli utenti di sapere, prima dell’utilizzo di un dispositivo online con l’IoT integrato, se lo stesso è stato configurato rispettando la normativa sulla privacy e, quindi, poter valutare preliminarmente se la tutela dei dati personali sarà garantita dallo stesso produttore. Solo offrendo maggiori informazioni e maggiori certezze di tutela della privacy i consumatori saranno messi nella posizione di potersi avvicinare a queste nuove tecnologie con consapevolezza, sfruttandone gli enormi vantaggi senza pagare in cambio con la loro riservatezza.

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