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Pnrr, perché la gara 5G ha fatto splash

Gara 5g

Un’altra gara deserta per le aree bianche, dopo quella per la banda larga stavolta tocca al 5G. Che cosa è successo

 

Bandi scritti male dal ministero di Colao? Società tlc che non vedono un granché di business? Flop organizzativo di Infratel-Invitalia?

Sono le domande che si pongono i non addetti ai lavori dopo che la gara pubblica da un miliardo di euro per mettere antenne 5G nelle aree bianche è andata deserta.

Si tratta della procedura bandita da Infratel, la società in-house del ministero dello Sviluppo economico, per coprire con il servizio di telefonia 5G le aree “a fallimento di mercato”.

Nonostante il finanziamento pubblico previsto dai bandi fino al 90% del costo complessivo delle opere, gli operatori tlc non hanno aderito al bando del Pnrr per il bando 5G Italia (valore 2 miliardi di euro).

A nulla è servita la proroga di oltre 10 giorni – dal 27 aprile al 9 maggio – per i due bandi di gara dedicati alle reti di quinta generazione.

Se al bando da 949 milioni per la rilegatura in fibra ottica di oltre 10mila siti radiomobili già presenti sono giunte offerte per tutti e 6 i lotti, non si è presentato nessuno invece per l’altra gara del valore di 974 milioni dedicata alla realizzazione di nuovi siti radiomobili 5G in più di 2mila aree a fallimento di mercato.

Alcuni addetti ai lavori invitano a riflettere su come sono stati architettati dal ministero dell’Innovazione tecnologica.

Inoltre, resta ora da capire in che modo saranno utilizzati i fondi del Pnrr inutilizzati, pari a quasi un miliardo di euro.

Ma vediamo che cosa è successo.

UNA GARA 5G ANDATA DESERTA

Dopo il flop della prima gara della Strategia per la banda ultralarga finanziata con le risorse del Pnrr da 60 milioni per portare le connessioni internet veloci anche nelle isole minori (aggiudicata al secondo round dalla società Elettra Tlc) un’altra gara è andata deserta.

Non si è presentato nessuno alla gara da oltre 974 milioni dedicata alla realizzazione di nuovi siti radiomobili 5G in più di duemila aree a fallimento di mercato. “In queste zone, infatti, bisogna, realizzare tutta l’infrastruttura di rete 5G, torri di trasmissione comprese. Lavori dunque molto onerosi” commenta Verità&Affari.

Dunque quel 10% di costi a carico degli operatori, a cui si aggiungono i tempi stretti legati alla roadmap del Pnrr, ha pesato sulle considerazioni degli operatori. Senza dimenticare che si tratta di aree a totale fallimento di mercato perché poco abitate e a Roi (ritorno di investimento) pari praticamente a zero.

LA VERSIONE DEL MINISTRO COLAO

“Nonostante il Governo abbia fatto il massimo sforzo possibile per coprire il digital divide nelle aree più remote, non hanno invece ricevuto offerte i 6 lotti relativi alla densificazione delle aree 5G a fallimento di mercato per le quali erano previsti finanziamenti pubblici pari al 90% dell’investimento, autorizzati con la più alta percentuale di sussidio pubblico mai concesso dalla Commissione Europea per il settore delle reti mobili” ha spiegato il ministro per la Transizione digitale Vittorio Colao nel fare il punto sull’andamento delle gare per la connettività fissa e mobile previste nell’ambito del piano Strategia Italia Digitale 2026.

CHE VALUTA DIVERSE POSSIBILITÀ

Ma il ministro non si scoraggia. “Per l’ammontare relativo a questa componente di gara, nelle prossime settimane si valuteranno diverse possibilità e i relativi tempi” ha sottolineato Colao.

PERCHÉ GLI OPERATORI TLC HANNO DISERTATO?

Secondo il Sole 24 Ore, “gli operatori di tlc hanno abbandonato l’idea di partecipare dopo aver elaborato una serie di simulazioni sul piano economico dell’operazione, che si è presentata troppo impegnativa per andare a coprire zone del paese ampiamente periferiche, da cui sarebbe stato difficile far scaturire ricavi e profitti in grado di bilanciare i costi, considerato anche l’obbligo di aprire l’infrastruttura all’ingrosso. In linea con le regole Ue l’incentivo statale del resto avrebbe coperto, fino al 90%, la parte Capex ma nelle valutazioni degli operatori ha pesato fortemente la compenente Opex, l’insieme dei costi operativi. Il bando chiedeva di arrivare in zone residuali, che non rientrano negli obblighi di copertura scaturiti nel 2018 dall’assegnazione delle licenze 5G”.

Inoltre, per Repubblica “ha pesato anche la clausola, chiesta dall’Europa, che obbliga l’operatore vincitore del bando ad aprire la rete (in modalità all’ingrosso) a tutti gli altri”.

“Non avremmo avuto vantaggi economici; ma nemmeno competitivi rispetto agli altri per questa clausola, che abbiamo valutato in una fase successiva a quella di iniziale entusiasmo per i bandi”, fa sapere una fonte vicina agli operatori telefonici al quotidiano. “Ciascun operatore ha quindi pensato: non partecipiamo e poi prendiamo la rete all’ingrosso dal vincitore”.

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