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Piracy Shield

Piracy Shield sta andando bene o male?

Pareri discordanti sullo scudo anti-pirateria, Piracy Shield, donato dalla Lega calcio Serie A all’Agcom per contrastare la diffusione illegale di contenuti sportivi. Ecco cosa si dice. Fatti, numeri e commenti

 

Mentre nel 2022 si sono registrati 30 milioni di atti di pirateria audiovisiva in più rispetto all’anno precedente e anche le piattaforme di streaming devono fare i conti con questo fenomeno che va a scapito degli abbonamenti, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) traccia un bilancio su Piracy Shield, la piattaforma nazionale che mira a oscurare in automatico i siti che trasmettono illegalmente contenuti in streaming.

COS’È E COME FUNZIONE PIRACY SHIELD

Letteralmente “scudo anti-pirateria”. Piracy Shield, infatti, è la piattaforma entrata in funzione il 1° febbraio che permette di oscurare entro 30 minuti i contenuti coperti da diritto d’autore e diffusi illegalmente.

Come ha scritto Wired, si tratta di un regalo da parte della Lega calcio Serie A all’Agcom. Se per esempio una partita di calcio viene diffusa in streaming illegalmente, chi detiene i diritti per trasmetterla può procedere con la denuncia attraverso Piracy shield, caricando gli indirizzi Ip o i domini da abbattere. A quel punto, la piattaforma ha mezz’ora per oscurarli.

È collocata su cloud Azure di Microsoft e al momento si concentra su eventi sportivi live.

CHI L’HA IDEATA

Piracy Shield, precisa l’articolo, è stata realizzata dalla romana Sp Tech, una startup che si occupa di tutela del copyright, protezione dei mercati e reputazione online, costituita nel 2020 e collegata allo studio legale Previti. Nel 2022, “ha sviluppato un giro d’affari di 417mila euro e ha chiuso il bilancio con una perdita d’esercizio di 12mila euro”.

COSA NE PENSA L’AGCOM

Agcom, stando a Wired, ha ottenuto 250mila euro dallo Stato nel 2023 per gestirla e ha previsto di spenderli “per ‘oneri connessi alla piattaforma’ per l’oscuramento in diretta e per l’adeguamento dei propri sistemi informativi (servizi cloud, sicurezza e manutenzioni evolutive dei sistemi informatici”. Si tratta della “voce più importante, insieme agli stipendi del personale dedicato (aumentato di 10 unità), del capitolo di spesa per la lotta alla ‘diffusione illecita di contenuti tutelati dal diritto d’autore’, pari a 650mila euro stimati per il 2023”.

A due settimane dall’utilizzo di PiracyShield, Massimiliano Capitanio, commissario Agcom, ha dichiarato che c’è “estrema soddisfazione” da parte delle forze dell’ordine, dell’Autorità e dei detentori di diritti. Ha inoltre parlato di “risultati copernicani”, che sono andati ben oltre le aspettative. E questo perché, come riferito da Capitanio, “dal 2015 al 2023, l’Autorità è riuscita a disabilitare con i procedimenti ordinari del tribunale circa 10mila dns [Domain Name System]”, mentre solo nell’ultimo turno di campionato sono stati disabilitati “qualcosa come 1.200 tra indirizzo Ip e dns”.

LE CRITICHE

Il giorno prima dell’intervista a Capitanio, tuttavia, Wired ha pubblicato un articolo in cui afferma che “la piattaforma nazionale anti-pirateria, ha già mirato al bersaglio sbagliato” perché, a causa delle modalità di segnalazione automatica, il sistema ha oscurato anche alcuni siti che non stavano diffondendo streaming illegale.

Inoltre, la testata sottolinea che “il conflitto tra il regolamento europeo [il Digital services act, ndr], […] di cui Agcom è l’autorità responsabile per l’Italia, e le norme di cui si è dotato il Belpaese creano uno spiraglio che lascia veleggiare lo streaming pirata. Mentre nella blacklist rischiano di finire siti innocui”.

La ragione, come ha spiegato Google, è che Piracy Shield si applica “ai provider che forniscono accesso ai siti” e non ai servizi di hosting, come il suo marketplace Play store, dove si trovano app che consentono lo streaming pirata.

I DATI SULLA PIRATERIA IN ITALIA

I contenuti piratati sono in aumento anche in Italia. Tra il 2021 e il 2022, infatti, sono cresciuti del 9%, arrivando a quota 345 milioni, e lo sport, con un +26%, ha fatto registrare il maggiore incremento. Seguono poi i programmi tv (+20%) e le serie tv (+15%). Ad affermarlo è uno studio realizzato dalla multinazionale delle ricerche di mercato Ipsos per la Federazione per la tutela delle industrie dei contenuti audiovisivi e multimediali (Fapav).

Inoltre, a fine 2023, la Polizia postale ha fatto sapere di aver bloccato una centrale Iptv, ovvero segnali tv trasmessi via internet, ed emesso misure cautelari contro 21 persone accusate di vendere accessi pirata ai contenuti di Sky, Mediaset, Amazon Prime e Netflix. A ottobre, invece, la Guardia di Finanza aveva bloccato un’altra rete che forniva illecitamente contenuti Sky a migliaia di utenti non abbonati.

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