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Perché il Regno Unito pizzica Meta

Annunci Facebook

Causa intentata contro Meta nel Regno Unito per la raccolta di dati degli utenti per pubblicità mirata su Facebook. Il caso londinese è visto come un banco di prova che potrebbe interessare milioni di persone

Facebook citato in giudizio per aver raccolto dati personali per indirizzare gli annunci.

Tanya O’Carroll, un’attivista per la tecnologia e i diritti umani, ha intentato una causa presso l’Alta Corte di Londra contestando la “pubblicità di sorveglianza” di Facebook, secondo lo studio legale che la rappresenta, Awo. Secondo i legali dell’accusa Facebook viola le norme generali sulla protezione dei dati elaborando e profilando i suoi dati personali poi adattati per le pubblicità.

Dunque ora la società madre Meta sta affrontando la richiesta di interrompere la raccolta di dati personali per pubblicità mirate.

Il caso londinese attacca proprio il modello di business di Meta si aggiunge a una serie di rischi normativi e legali per Meta in Europa. Dalla questione dei flussi di dati transatlantici alle azioni antitrust in Germania e nel Regno Unito, sottolinea Bloomberg.

LA CAUSA INTENTATA NEL REGNO UNITO CONTRO LA SOCIETÀ DI MARK ZUCKERBERG

Meta sta affrontando l’accusa di raccogliere su Facebook i dati personali degli utenti al fine di creare pubblicità mirate. O’Carroll ha affermato nella causa che Meta ha violato le leggi sui dati del Regno Unito non accettando la sua precedente richiesta di interrompere la profilazione dei suoi dati. Facebook genera infatti entrate dalla creazione di profili di utenti e dalla loro corrispondenza con inserzionisti che indirizzano gli annunci a persone mirate ai loro interessi e background specifici.

L’ACCUSA

In particolare, ai sensi dell’articolo 21del Regolamento generale sulla protezione dei dati (Gdpr) del Regno Unito, qualsiasi cittadino del Regno Unito ha il diritto di protestare contro il trattamento dei propri dati a fini pubblicitari. O’Carroll, che fa parte del gruppo di campagna legale del Regno Unito Foxglove, ha accusato Meta di violare la disposizione. I

Secondo l’attivista britannica una vittoria nella causa servirà da precedente per una serie di casi simili presentati in tutto il mondo. “Con questo caso, sto davvero usando questo diritto da sempre nei libri di legge, ma finora non è stato esercitato, che è semplicemente dire ‘mi oppongo’, e se avremo successo in questo allora tutti avrà quel diritto”, ha spiegato O’Carroll alla Bbc.

“Una vittoria potrebbe costituire un precedente per milioni di utenti di motori di ricerca o social media nel Regno Unito e nell’UE che sono stati costretti ad accettare la sorveglianza invasiva e la profilazione per utilizzare piattaforme digitali”, ha aggiunto lo studio legale Awo.

LA POSIZIONE DI META

“Sappiamo che la privacy è importante per i nostri utenti e lo prendiamo sul serio” ha replicato Meta in una dichiarazione ufficiale.

“Ecco perché creiamo strumenti come il controllo della privacy e le preferenze sugli annunci, in cui spieghiamo quali dati le persone hanno condiviso e mostriamo come possono esercitare il controllo sul tipo di annunci che vedono” ha aggiunto il colosso social fondato da Mark Zuckerberg.

 

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