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Microsoft Ue

Perché Microsoft ha un problema (ricorrente) con la Commissione Ue

Dopo 24 anni si ripete ancora una volta l'eterna schermaglia tra Microsoft e la Ue: Redmond approfitterebbe dei suoi pacchetti per spingere determinati software, limitando la concorrenza. Questa volta il faro di Bruxelles si è acceso su Teams, programma di videocall che ha avuto particolare fortuna durante la pandemia

Le querelle tra Microsoft, la Big Tech statunitense fondata da Bill Gates che certo non ha bisogno di ulteriori presentazioni e la Ue sono passate alla storia, dato che in passato era consueto che in ogni PC ci fosse Windows e in ogni Windows ci fossero già tutti i software (oggi li chiamiamo “app”) necessari per i servizi più disparati, offrendo perciò un pacchetto che lasciasse ben poco spazio alla concorrenza.

MICROSOFT COMBATTE CON LA UE DA UN QUARTO DI SECOLO

All’inizio del nuovo millennio, a stagliarsi contro il Golia americano fu in particolare l’ex premier italiano Mario Monti, all’epoca Commissario alla concorrenza, che 24 anni fa, ovvero nel 2000, accusò la multinazionale di Redmond di abuso di posizione dominante, sulla base delle lagnanze recapitate a Bruxelles da un’altra americana, la Sun Microsystem (oggi Oracle).

Lagnanze sulla mancanza di concorrenza giudicate fondate e che portarono la Commissione Ue a elevare a Microsoft una multa pari a 497,2 milioni di euro, obbligandola a rendere pubbliche e accessibili informazioni relative ai server, nonché a rilasciare una versione del sistema operativo che non prevedesse l’inserimento di default del lettore multimediale Windows Media Player, software al centro della lite.

LE MULTE STORICHE

Le schermaglie continuarono per tutta la decade successiva: nel 2008 con la contravvenzione monstre da 889 milioni di euro perché a detta della Commissione Redmond aveva parzialmente eluso la precedente sentenza e poi ancora l’anno successivo, nel 2009, quando l’esecutivo comunitario si focalizzò sul browser (all’epoca diffusissimo, oggi minoritario)  Internet Explorer, imponendo a Microsoft l’obbligo di offrire ai suoi utenti la libera scelta del software per la navigazione online.

IL NUOVO BERSAGLIO DELLA COMMISSIONE

È passato quasi un quarto di secolo, ma l’eterna lotta tra Microsoft e la Ue continua, sempre sul ring dell’abuso di posizione dominante: l’azienda americana avrebbe violato le norme antitrust dell’Unione europea legando Teams alle sue principali applicazioni di produttività incluse nei suoi pacchetti per le aziende Office 365 e Microsoft 365.

Redmond, consapevole che l’esecutivo uscente si è caratterizzato per la fermezza con cui ha trattato le Big Tech Usa in casi analoghi (si parlerà negli ultimi paragrafi delle vicende degli ultimi giorni), si è subito dimostrata collaborativa, evitando atteggiamenti sprezzanti: il presidente Brad Smith ha infatti assicurato che “lavorerà per trovare soluzioni per affrontare le restanti preoccupazioni della Commissione”.

UNA STORIA CHE SI RIPETE

L’escamotage di Microsoft, almeno secondo l’accusa della Ue, sarebbe sempre il solito dei casi di Windows Media Player e Internet Explorer, ovvero quello di fornire all’utenza una sorta di “pacchetto indissolubile” mirato a rendere più difficile una libera scelta nella installazione di software concorrenti.

Dall’aprile 2019 la condotta della software house Usa avrebbe privilegiato Teams, l’app per le video-call, inserita nelle proprie offerte per le aziende, dove Redomond conserva un vantaggio indiscusso (le sue app tendenzialmente sono usate persino dalle pubbliche amministrazioni), a danno di rivali come Meet, Zoom o Slack.

Ed è proprio l’ex startup californiana Salesforce, responsabile di Slack, ad aver presentato reclamo chiedendo a Bruxelles di indagare, dopo l’analoga denuncia della tedesca Alfaview, spingendo l’Antitrust Ue ad avviare un’indagine preliminare nel luglio 2023. Da allora Microsoft ha introdotto qualche timida modifica, iniziando anche a offrire alcune suite senza Teams. Ma intanto di mezzo c’è stata la pandemia che ha decretato la fortuna di software simili. E delle case che li hanno sviluppati.

LA UE STRIGLIA MICROSOFT E MORDE APPLE

A quanto pare le misure tampone non hanno soddisfatto un esecutivo comunitario particolarmente esigente benché arrivato in scadenza, se si pensa che lunedì la Commissione ha accusato Apple di soffocare la concorrenza sull’Apple Store, in base al Digital Markets Act, ovvero il nuovo corpus normativo che garantisce la libera concorrenza nei mercati digitali.

LE REGOLE UE MANDANO ALL’ARIA I PROGETTI DELLE BIG

Le nuove regole sono così ostili al normale agire delle software house d’oltreoceano che Cupertino ha deciso di rinviare al prossimo anno il lancio in Europa – inizialmente previsto subito dopo l’estate – della propria Intelligenza artificiale sull’iPhone e sugli altri devices proprietari, in scia a quanto già stabilito da Meta, che non vuole incorrere in simili guai con la Ue.

Le regole sul rispetto della privacy degli utenti europei e sulle concentrazioni di potere, insomma, spaventano le Big Tech estere, per lo più statunitensi. E non deve sorprendere, se si pensa che nel settore il Vecchio continente quasi non tocca palla, essendosi ridotto a una sterminata platea di circa mezzo miliardo di possibili acquirenti che realtà d’oltreoceano provano a spartirsi.

MULTE IN VISTA?

E ora che succederà tra Microsoft e la Ue? Se le risposte di Redmond non saranno convincenti, la Commissione potrebbe sanzionare il gruppo con una multa fino al 10% del suo fatturato annuo mondiale ed eventualmente imporre qualsiasi rimedio proporzionato per mettere fine alla violazione dell’articolo 102 del Trattato sul Funzionamento Ue.

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