In questo articolo sviluppo alcune riflessioni generali sull’uso degli strumenti di IAgen nei processi di apprendimento, richiamando prima di tutto due importanti osservazioni troppo spesso dimenticate nelle discussioni su questo tema. La prima è che i livelli della formazione sono molti e diversificati: primaria, secondaria inferiore, secondaria superiore, terziaria, professionale. Gli “studenti” in questi diversi livelli hanno capacità differenti, che rendono necessari differenti approcci. La seconda è che – nello specifico mondo della scuola – i tre ruoli più rilevanti, allievi, docenti, personale tecnico-amministrativo hanno differenti esigenze alle quali far fronte. Certamente, per i docenti e il personale tecnico-amministrativo, che sono adulti che hanno ricevuto una specifica preparazione professionale sulle funzioni che svolgono nella scuola, l’utilizzo di strumenti che potenziano le loro capacità cognitive può essere utile, quando non si esageri, mentre per gli studenti il caso è un po’ diverso
A questo proposito, ricordo che un recente studio su 319 lavoratori della conoscenza, condotto in 5 differenti Paesi e in 5 differenti settori lavorativi, relativo a 936 esempi reali di uso di IAgen ha messo in luce una diminuzione dello sforzo percepito, insieme allo sviluppo di una fiducia eccessiva nell’IA. Il lavoro cognitivo si è spostato dall’esecuzione alla verifica e integrazione delle risposte. Il rischio che lo studio ha messo in luce è quello di un’atrofia delle capacità critiche se questo utilizzo non viene bilanciato da un’opportuna consapevolezza. Si tratta del ben noto rischio chiamato “ironia dell’automazione”, evidenziato all’inizio degli anni ‘80 del secolo scorso da Lisanne Bainbridge, in base al quale meccanizzando i compiti di routine e lasciando la gestione delle eccezioni all’essere umano, si priva quest’ultimo delle occasioni quotidiane di esercitare il proprio giudizio e di rafforzare le proprie capacità cognitive. Di conseguenza, tali capacità si indeboliscono e le persone si ritrovano impreparate proprio quando le eccezioni si presentano.
Un’altra recente ricerca condotta su 666 partecipanti dai 17 anni in su nel Regno Unito, ha evidenziato risultati coerenti con quelli del precedente studio. L’uso dell’IAgen riduce lo sforzo cognitivo ma può indebolire il pensiero critico se avviene senza una riflessione autonoma. Tali rischi sono maggiori soprattutto per le generazioni meno istruite – il che dovrebbe suscitare riflessioni soprattutto in coloro che sono attenti alle disuguaglianze sociali – e quelle più giovani – tema che riprenderemo più avanti parlando degli studenti.
Queste due evidenze sperimentali confermano quanto era stato precedentemente teorizzato sull’effetto dell’uso di strumenti di IAgen sulle funzioni cognitive di ordine superiore, quali il ragionamento, la risoluzione di problemi, la pianificazione e il monitoraggio metacognitivo. In tale articolo si era infatti ipotizzato che l’uso costante e pervasivo di questi strumenti potesse alterare l’efficienza di tali funzioni e fossero quindi necessari interventi che contrastassero questi potenziali effetti negativi
E veniamo adesso agli studenti, a proposito dei quali, già a marzo 2023, nel mio primo articolo su questo tema, scrivevo: «Consentire ai nostri figli l’uso <di questi strumenti> prima del loro completo sviluppo vuol dire menomare le loro possibilità di crescita sul piano cognitivo».
Mentre, infatti, un adulto può esaminare quanto gli viene proposto da un sistema IAgen in base alla sua conoscenza ed esperienza, uno studente di scuola sta ancora sviluppando quelle conoscenze ed abilità che gli sarebbero necessarie per effettuare questa verifica. Pertanto, un adulto che sceglie di usare IAgen sta decidendo di diminuire il suo sforzo cognitivo e di non esercitare le sue capacità ma, dal momento che ha acquisito la competenza necessaria, se la rinuncia all’esercizio non è eccessivamente protratta nel tempo non vi saranno conseguenze negative. Al contrario, uno studente che usa questi strumenti rischia di privarsi per sempre della possibilità di sviluppare competenze fondamentali per la sua crescita cognitiva, come vedremo nel seguito.
A questo proposito va però operata una distinzione importante tra i tipi di uso che si possono fare degli strumenti di IAgen. Come spesso accade per moltissimi strumenti inventati dall’uomo, infatti, il come si usa lo strumento fa la differenza. Un esempio che tutti conoscono è quello del coltello, che può essere usato per offesa o per difesa o per rendere più efficaci alcune attività.
Alcuni ricercatori di Anthropic (la società che ha sviluppato Claude, uno dei più usati strumenti di IAgen) hanno recentemente reso disponibile un preprint (cioè un rapporto tecnico preliminare non sottoposto a quel processo di revisione tra pari che caratterizza le pubblicazioni scientifiche) che evidenzia – nello specifico settore della programmazione informatica – alcuni dati interessanti. Lo studio ha riguardato 52 ingegneri del software di livello junior che hanno dovuto imparare ad utilizzare, per svolgere i loro compiti, una libreria di codice informatico a loro precedentemente ignota. Metà avevano a disposizione uno strumento di IAgen per aiutarli, che poteva anche fornire loro il codice corretto, mentre gli altri non avevano questa possibilità. Il primo gruppo è stato più veloce (ma non di tanto) nel completare i propri compiti, ma quando, a posteriori, è stato interrogato su quanto aveva imparato ha ottenuto un punteggio medio del 50%, inferiore al punteggio di 67% ottenuto da chi aveva fatto tutto “a mano”.
Quest’ultimo risultato, seppur su un campione limitato, concorda con ricerche scientifiche precedentemente pubblicate che hanno riportato il rischio di una diminuzione della capacità di comprensione di nuovi argomenti legata all’uso degli strumenti di IAgen.
In una ricerca è stato chiesto a 91 studenti universitari di esaminare un tema socio-scientifico a loro non familiare. In questo compito, metà di loro hanno avuto a disposizione uno strumento di IAgen per studiare l’argomento e produrre argomentazioni favorevoli o contrarie, mentre gli studenti dell’altra metà hanno potuto usare solo un motore di ricerca ed hanno dovuto quindi raggiungere le conclusioni lavorando in modo autonomo. Quelli del primo gruppo hanno riportato uno sforzo cognitivo inferiore a prezzo però di una minore qualità delle argomentazioni prodotte.
In aggiunta, a parte lo studio già discusso relativo ai 666 partecipanti del Regno Unito, che aveva evidenziato nei più giovani un maggiore rischio di non sviluppare il pensiero critico, è assai rilevante ricordare una ricerca svolta sull’apprendimento della matematica con circa un migliaio di studenti della scuola secondaria superiore. Sebbene l’uso dell’IAgen migliori i risultati ottenuti nello svolgimento degli esercizi, gli studenti che l’hanno utilizzata hanno poi prestazioni inferiori quando essa non è più disponibile, evidenziando quindi che hanno acquisito tali abilità in misura ridotta. Questa riduzione delle prestazioni risulta però inferiore se lo strumento di IAgen è “vincolato” ad operare in una modalità che gli impedisce di fornire risposte complete, ma gli consente solo di fornire suggerimenti e stimoli preparati dall’insegnante.
In questa direzione, un ulteriore elemento di interesse evidenziato dallo studio di Anthropic deriva dall’analisi che ricercatori hanno condotto sugli schemi di interazione con l’assistente IAgen per gli ingegneri del primo gruppo, con prestazioni inferiori. Tra questi, coloro che hanno riportato un punteggio inferiore al 40% hanno sostanzialmente delegato tutti i compiti o quasi all’IA. Quelli di questo gruppo che hanno invece riportato un punteggio superiore al 67% hanno usato l’IA per farsi valutare quanto avevano prodotto da soli in modo autonomo e per capire come funzionavano alcuni meccanismi. I ricercatori hanno chiarito che non vi è un collegamento causale tra il diverso approccio usato e il diverso punteggio ottenuto, ma l’associazione tra i due è senz’altro interessante da considerare.
È chiaro che quando il tempo a disposizione è poco tutti tendiamo a usare le scorciatoie disponibili. Però, se una situazione di questo genere diventa la norma, si rischia di ottenere una permanente diminuzione delle capacità cognitive, anche in adulti che le hanno sviluppate. Ogni facoltà, mentale o fisica, una volta acquisita viene mantenuta attiva solo con un esercizio costante e specifico.
Ne derivano due riflessioni.
La prima: nei contesti lavorativi, è bene che non solo i dipendenti siano messi in condizione di usare gli strumenti di IAgen con sufficiente tempo a disposizione per verificarne i risultati ed evitare di produrre “sbobba” che qualcun altro dovrà sistemare, ma anche che venga diffusa una chiara “pratica aziendale dell’IAgen” che ne possa mitigare le conseguenze negative.
La seconda riflessione riguarda in modo specifico gli studenti della scuola, che tendono generalmente a vivere le ore dello studio scolastico come un ostacolo che si frappone tra loro e attività più divertenti e interessanti (stare con gli amici, giocare, fare sport, …). Serve una buona dose di auto-disciplina per rimanere inchiodati alla scrivania a “spaccarsi la testa” su argomenti che non si riescono a capire, quando sul proprio smartphone è a disposizione un assistente IA che può fornire le risposte complete.
Dal momento che lo studente tenderà fatalmente a prendere delle scorciatoie è importante che abbia a disposizione solo strumenti di IAgen vincolati. Mentre questo può essere fattibile in classe, mi sembra impossibile da ottenere quando lo studente è a casa. Aggiungo che comunque questo implica un maggior lavoro per l’insegnante che dovrà lavorare molto di più per preparare l’adeguato materiale didattico supplementare, se vuole che i suoi studenti ne traggano un reale beneficio.
Concludo osservando che tutto questo settore è in sviluppo ancora tumultuoso e, mentre è sicuramente necessario che i ricercatori studino metodi e approcci che possano essere utili a migliorare insegnamento e apprendimento, è bene procedere nella pratica quotidiana dei sistemi educativi con molta, moltissima cautela per evitare di causare danni, soprattutto agli studenti più giovani. Anche perché il consolidamento delle evidenze sperimentali, nella pratica della ricerca scientifica, è lento e alle volte non lineare. Ad esempio, uno studio di cui si è parlato molto, dal momento aveva evidenziato un grande impatto positivo dell’uso di strumenti di IAgen sul miglioramento dell’apprendimento, attraverso la meta-analisi di 51 articoli di ricerca, venga poi ritirato dalla rivista che l’ha pubblicato a causa di «discrepanze nella meta-analisi … che minano la fiducia riposta nella validità dell’analisi e delle conclusioni che ne derivano».
L’aforisma primum non nocere è vero in medicina come nell’istruzione.
(I lettori interessati potranno dialogare con l’autore, a partire dal terzo giorno successivo alla pubblicazione, su questo blog interdisciplinare.)







