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Perché l’Europa è in grave ritardo sull’intelligenza artificiale

La mancanza di capitale è la vera causa del ritardo europeo nell'intelligenza artificiale. L'analisi di Alfonso Fuggetta, Full Professor of Computer Science al Politecnico di Milano, tratta dal Mattinale Europeo.

Il 9 giugno 2026 Anthropic ha lanciato Claude Fable 5 e Mythos 5. Tre giorni dopo, una direttiva di controllo all’esportazione del governo USA, motivata da “ragioni di sicurezza nazionale” legate a un jailbreak di portata limitata, ha sospeso ogni accesso ai due modelli per qualsiasi “foreign national”, inclusi i dipendenti stranieri della stessa Anthropic. Per essere compliant, la società ha spento Fable e Mythos per tutti.

Il blocco è temporaneo, ma lo strumento non lo è: una volta dimostrato che il bottone funziona, chi lo controlla decide quando premerlo. Oggi per ragioni tecniche, domani per ragioni commerciali o geopolitiche.

La reazione europea dominante prende la direzione opposta: “colpa dell’UE”. È una scorciatoia che confonde l’UE (organismo politico con leve precise) con l’Europa (continente con un sistema industriale, finanziario e sociale che precede e supera Bruxelles) e chiama in causa il livello istituzionale, facile, per non guardarne uno scomodo: la mancanza di un vero mercato dei capitali.

UE non è Europa

L’UE è regolazione del mercato unico, bilancio dell’1% del PIL aggregato, politica commerciale e antitrust. Non emette debito sovrano, non gestisce pensioni, non possiede banche, non decide gli investimenti delle assicurazioni, non finanzia le università, non controlla l’azionariato delle imprese.

L’Europa include 27 stati membri, oltre a Regno Unito, Svizzera e Norvegia. Mercati di capitale costruiti su 30 ordinamenti nazionali. Fondi pensione gestiti a Roma, Berlino, Parigi, Amsterdam. Banche e assicurazioni che rispondono ai regolatori nazionali.

Università finanziate dagli Stati.

Quando un editorialista dice “colpa dell’UE” pensando all’AI, parla dell’AI Act o del GDPR. Sono critiche regolatorie con ragioni legittime (frammentazione applicativa, costi di compliance) e ragioni meno legittime quando la regolazione viene presentata come causa di un divario di scala miliardaria. Il problema dell’AI in Europa è il capitale, ed è materia europea, non comunitaria: degli Stati, dei fondi pensione, delle banche, degli azionariati.

I numeri

Il rapporto Draghi del 2024 ricordava che le start-up AI nate nell’UE raccoglievano il 6% del finanziamento globale, contro il 61% degli USA. Lo Stanford AI Index conferma per il 2025 la stessa proporzione: 285,9 miliardi di dollari di investimento privato in AI negli Stati Uniti, 12,4 in Cina e 20,9 in tutta Europa (UE + UK + Svizzera+ Norvegia messe insieme). Se si guarda solo all’AI generativa, gli Stati Uniti hanno speso 163,6 miliardi, mentre Cina ed Europa combinate si fermano a 4,7 miliardi.

Il Regno Unito è fuori dall’Unione dal 2020 e non ha colmato il divario più rapidamente dei paesi UE: se la regolazione di Bruxelles fosse la causa, chi è fuori dovrebbe volare. Non vola. Anthropic, in un solo round (i 30 miliardi di febbraio 2026), raccoglie più di quanto tutto il VC AI continentale raccolga in un anno. Il progetto Stargate, annunciato a gennaio 2025, prevede 500 miliardi per data center negli USA, 17 giugno 2026 più del PIL del Belgio. Anche raddoppiando il VC AI europeo da un anno all’altro, resteremmo a un decimo di quello degli Stati Uniti.

Le cause sono nazionali

McKinsey, nel 2024, ha quantificato lo scarto. Il venture capital europeo vale un quarto di quello americano, e tra il 2015 e il 2022 le grandi imprese USA hanno investito 700 miliardi di euro in più delle pari europee. Sono asimmetrie che non si risolvono a Bruxelles.

In Europa, solo l’11% della raccolta del VC proviene dai fondi pensione (Invest Europe). Negli USA è la prima fonte. Solvency II pone vincoli, ma la quota investita dai grandi fondi tedeschi, italiani, francesi e olandesi resta quasi sempre sotto i tetti consentiti. Non investire in tecnologie ad alto rischio è una decisione dei CdA.

Allianz, AXA, Generali e Aviva possono acquistare azioni di Anthropic. Non lo fanno. Stesso discorso per il capitale paziente: CDP, KfW e Bpifrance hanno bilanci ingenti e mandati lunghi, e servono a stabilizzare le crisi e le infrastrutture, non a spingere il rischio dove il privato non arriva.

L’AI Act è dell’UE. I capitali sono Europa

L’AI Act ha problemi reali (frammentazione applicativa, ambiguità sui modelli generalisti, la forma di un regolamento unico per un campo che evolve a sei mesi) e merita una revisione. Cosa cambierebbe se lo abrogassimo domani? Sul piano normativo, i CEO smetterebbero di lamentarsi. Sul piano degli ordini di grandezza, nulla.

Mistral, l’unico campione di frontiera nato nel continente e soggetto all’AI Act, ha chiuso un round da 1,7 miliardi a una valutazione di 11,7 e ne sta trattando uno nuovo da circa 3 miliardi a circa 20. La regolazione non blocca la crescita: manca il salto di scala. Mistral li ha raccolti con un round guidato da ASML, con Nvidia, Andreessen Horowitz e General Catalyst accanto a Bpifrance. Anche con un’europea (olandese) come lead, senza i capitali USA quel round sarebbe stato più piccolo.

Cosa servirebbe

A livello UE servirebbe completare l’unione dei mercati dei capitali, riformare Solvency II, ampliare il mandato di EIB e EIF, e costruire un veicolo europeo per le tecnologie strategiche. Sono cose già presenti nel rapporto Draghi.

A livello nazionale, le decisioni più pesanti restano nelle capitali. I fondi pensione italiani, tedeschi e francesi possono cambiare l’allocazione domani: non lo fanno perché i CdA non vogliono o non sanno farlo. CDP, KfW, Bpifrance possono ripensare il mandato. Banche e assicurazioni possono diventare azionisti di società di frontiera. Le università possono pagare i ricercatori a livelli competitivi: è una scelta di bilancio.

Smettere di trattare il ritardo come un problema “di Bruxelles” è la prima condizione per affrontarlo come un problema industriale italiano, tedesco, francese, europeo. A meno di decidere di avere una federazione.

In conclusione

L’IPO che Anthropic ha depositato il 1º giugno si terrà negli USA, non a Francoforte. Tra gli investitori figurano Google, Amazon, Microsoft, Fidelity, ICONIQ. Non Allianz, AXA, Generali, Intesa, Deutsche Bank, BNP Paribas. Bruxelles non impedisce alle aziende europee di investire. Il sistema finanziario europeo, costruito in trent’anni di scelte nazionali, predilige gli immobili e i bond sovrani. Dipendiamo da Anthropic per la tecnologia e da Washington per l’accesso.

(Estratto dal Mattinale europeo)

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