Innovazione

Chi in America suona la sveglia sull’Intelligenza artificiale contro la Cina

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Che cosa emerge dal report pubblicato dalla commissione sull’intelligenza artificiale americana. Il commento di Giuseppe Gagliano

 

Perché il report pubblicato dalla commissione sull’intelligenza artificiale americana (Nscai) è un documento fondamentale per il consolidamento delle egemonia statunitense a livello globale e per contrastare le ambizioni egemoniche della Cina e della Russia?

La National Security Commission on Artificial Intelligence (Nscai) — composta da professionisti della sicurezza nazionale, dirigenti aziendali, docenti universitari — attraverso questo rapporto vuole sottolineare come l’America non sia pronta a difendere o a competere nell’era dell’intelligenza artificiale.

Proprio per questa ragione il rapporto vuole dare indicazioni concrete per porre in essere una sinergia tra attori statali e attori privati, sinergia che dovrà essere in grado di contrastare in modo credibile i concorrenti globali degli Stati Uniti.

Secondo i relatori del report infatti, l’intelligenza artificiale non solo sarà lo strumento più potente per le generazioni future ma, soprattutto, la sua applicazione nel campo della biologia, della medicina e dell’astrofisica sta diventando sempre più rilevante.

Naturalmente l’intelligenza artificiale è uno strumento formidabile sul piano militare e i relatori sottolineano come questa potrà diventare una delle armi più importanti nei conflitti futuri. Basti pensare, a tale proposito, che gli avversari statali degli Stati Uniti stanno ormai da tempo utilizzando attacchi mirati di disinformazione attuati grazie proprio all’intelligenza artificiale per dividere gli alleati degli Stati Uniti.

Riguardo i Paesi che avversano l’egemonia globale Usa, i relatori del report sottolineano la pericolosità per la sicurezza nazionale che avrà l’utilizzo dell’intelligenza artificiale da parte dei criminali e dei terroristi.

Proprio per questa ragione, secondo i relatori è necessario indicare una data precisa entro la quale gli Stati Uniti dovranno essere pronti ad affrontare in maniera credibile le sfide dell’intelligenza artificiale: il Pentagono e la comunità di intelligence americana dovranno essere pronti entro e non oltre il 2025 altrimenti l’America rischierà di perdere la sua influenza a livello politico, militare e tecnologico.

Anche in questo report, come in quelli precedenti redatti nel contesto della sicurezza nazionale e nel contesto dell’alleanza atlantica, la Cina viene letta come la principale avversaria degli Stati Uniti.

In modo particolare i relatori definiscono agghiacciante l’uso dell’intelligenza artificiale da parte della Cina perché in modo sistematico la libertà individuale viene violata e l’IA viene utilizzata come strumento di repressione e di sorveglianza sia all’interno della Cina sia all’esterno. La Cina infatti è un concorrente che possiede la potenza, il talento e l’ambizione per sfidare la leadership tecnologica, la superiorità militare dell’America.

L’intelligenza artificiale sta approfondendo la minaccia rappresentata dagli attacchi informatici e dalle campagne di disinformazione che Russia, Cina e altri attori statali e non statali stanno utilizzando per infiltrarsi nella nostra società, rubare i nostri dati e interferire nella nostra democrazia.

Affinché questi avversari siano sconfitti è evidente che risulta necessaria una vera e propria collaborazione con gli alleati. A questo proposito tuttavia non dobbiamo dimenticare che la competizione non è soltanto tra Stati Uniti e Cina ma anche fra Stati Uniti ed Europa come dimostrano gli investimenti rilevanti che Macron intende porre in essere proprio nel campo dell’intelligenza artificiale.

Ma accanto alla necessaria collaborazione un ruolo determinante sarà esercitato dal governo che dovrà svolgere per garantire che gli Stati Uniti vincano questa competizione per l’innovazione. Il Congresso e il Presidente dovranno sostenere l’entità delle risorse pubbliche necessarie per raggiungerlo.

Alcune considerazioni infine. Al di là della narrazione connotata in modo chiaramente ideologico in base alla quale gli Stati Uniti sarebbero l’unico simbolo della libertà a livello globale, e indipendentemente dalla valutazione negativa che viene data nei confronti della Cina sull’uso dell’intelligenza artificiale (valutazione questa costruita su dati di fatto), l’altro elemento che emerge in modo molto evidente è la palese smentita che viene data, ancora una volta, ad una visione neoliberista della competizione globale: con buona pace di Von Mises, Von Hayek e Milton Friedman la competizione fra Stati a livello globale si vince grazie al ruolo determinate svolto dallo Stato sia a livello di finanziamento che a livello di coordinamento.

Il vecchio demone del protezionismo non solo non è stato per nulla debellato — nonostante le aspettative della scuola austriaca e dei suoi numerosi allievi in Europa e negli Stati Uniti come d’altra parte hanno ampiamente dimostrato gli studi della Scuola di guerra economica francese — ma al contrario costituisce un elemento essenziale per vincere la competizione globale.

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