Innovazione

Perchè Donald Trump ha incontrato i Big del Tech

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Donald Trump ha incontrato i Big del Tech, con l’obiettivo di recuperare i rapporti

Donald Trump prova a fare pace con i grandi colossi del tech. Dopo gli attriti del passato, l’inquilino della Casa Bianca ha convocato i ceo delle più grandi multinazionali hi-tech del paese, tra cui Apple, Amazon, Oracle, Microsoft, Intel, Ibm e Alphabet per parlare di come efficientare la macchina governativa e di potenziare il cybersecurity americana. Andiamo per gradi.

L’incontro

Non sono mancati, all’incontro con il Presidente, il Presidente Esecutivo di Alpabeth, Eric Schmidt , il CEO di Apple Tim Cook, e il CEO di Amazon Jeff Bezos. Presenti anche i dirigenti di Oracle, Microsoft, Intel, Ibm e altre aziende del settore tecnologico.

Jared Kushner

Jared Kushner

A fare gli onori di casa, oltre al Presidente, anche il suo vice Mike pence, la figlia Ivanka, il segretario del Tesoro Steven Mnuchin, e del Commercio Wilbur Ross e il genero di Donald Trum, Jared Kushner, nel cui portafoglio c’e’ anche l’innovazione tecnologica. E l’incontro, come racconta NBC news, è stato l’occasione per Kushner si far sentire le sue idee in merito.

Il genero del neo-Presidente ha parlato della necessità di modernizzare i sistemi informatici del governo per creare enormi risparmi e “facilitare la vita degli americani”. La agenzie federali, ha sostenuto Kushner, operano su sistemi molto vecchie utilizzano ancora i floppy disk.

“Insieme possiamo liberare la creatività del settore privato per portare servizi ai cittadini come non è mai successo sinora – ha detto Kushner – Intendiamo anche promuovere e aiutae le start-up che focalizzano il proprio lavoro sulla tecnologia al servizio del Governo, vogliamo essere leader mondiali nel settore e vantare un governo più trasparente e rispondente alle esigenze dei cittadini.”
“Vogliamo innescare una rapida trasformazione della tecnologia del governo federale, che fornirà servizi sensibilmente migliori ai cittadini, e una piattaforma più forte contro i cyber attacchi”, ha invece detto Donald Trump.

Un modo per fare pace?

Dunque, se almeno ufficialmente obiettivo dell’incontro è dar vita ad una sorta di collaborazione con i giganti del tech per svecchiare i sistemi federali, puntare sulla cybersecuriy e sulle start-up, il vero intento di Donal Trump era quello di ricucire i rapporti con le diverse aziende della Silicon Valley che da sempre hanno protestato contro le scelte del Presidente.

Ma i Big del Tech non sono stati dolci

Eric Schmidt alla Casa Bianca

Eric Schmidt alla Casa Bianca

E anche questa volta, infatti, i leader tech – e le loro società – si sono espressi contro alcune politiche Trump. Hanno fatto sapere, tra le altre cose, che non concordano sulla scelta del Presidente di ritirate gli Stati Uniti dall’accordo sul clima di Parigi.

Trump vs Big del Tech: una guerra iniziata durante la campagna elettorale

Quello tra Trump e i Big del Tech non è mai stato un rapporto facile. Che Trump, con le sue idee, non stesse simpatico alla Silicon Valley ci era già chiaro nel corso della campagna elettorale per le elezioni 2016, quando il mondo della tecnologia aveva criticato in una lunga lettere le proposte di Trump su alcuni temi principali come innovazione, immigrazione e protezionismo. Noi crediamo in un paese inclusivo che promuove opportunità, creatività e parità di condizioni. Donald Trump non lo fa. Egli ha incentrato la sua campagna sulla rabbia, sul bigottismo, sulla paura di nuove idee e nuove persone, e sulla convinzione fondamentale che l’America sia debole e in declino. Abbiamo ascoltato Donald Trump nel corso dell’ultimo anno e abbiamo concluso: Trump sarebbe un disastro per l’innovazione. La sua visione sta contro lo scambio aperto di idee, la libera circolazione delle persone, e l’impegno produttivo con il mondo esterno, che è fondamentale per la nostra economia – e che forniscono le basi per l’innovazione e la crescita”, scrivevano i 140 firmatari del mondo tech.

“Cominciamo con il talento umano che guida l’innovazione. Noi crediamo che la diversità degli Stati Uniti sia la nostra forza. (…) Riteniamo, inoltre, che le politiche di immigrazione progressive ci aiutano ad attrarre e a mantenere alcune delle menti più brillanti della terra – scienziati, imprenditori, e creatori. Donald Trump, invece, parla di stereotipi etnici e razziali, ha insultato più volte le donne, ed è apertamente ostile all’immigrazione. Egli ha promesso un muro, deportazioni di massa…”, continuano i big della tecnologia. “Crediamo anche nello scambio libero e aperto di idee, anche su Internet, come un seme da cui scaturisce l’innovazione. Donald Trump propone di “spegnere” parti di Internet, come strategia di sicurezza. La cosa dimostra sia scarsa capacità di giudizio. sia l’ignoranza su come funziona la tecnologia”.

Infine, riteniamo che il governo svolga un ruolo importante nell’economia della tecnologia, investendo in infrastrutture, istruzione e ricerca scientifica”.Donald Trump poca ha detto in merito, “al di là di dichiarazioni irregolari e contraddittorie”.

Questa poca simpatia, diciamo così, si è manifestata ancor di più nelle ore successive alle elezioni, quando i più grandi guru del tech chiedevano la secessione della California e paragoravano il nuovo Presidente americano ad Hitler. I problemi non sono mancati nei giorni successivi.

BrexitNei mesi scorsi, ricordiamo, le aziende della Valle del Silicio sono scese in piazza per protestare contro il decreto anti-immigrazione di Donald Trump, che bloccava l’arrivo di cittadini provenienti da sette Paesi musulmani: Siria, Iraq, Iran, Yemen, Somalia, Sudan e Libia.

Un modo per proteggere “la nazione contro l’ingresso di terroristi stranieri” , diceva Trump, ma i  colossi dell’hi-tech, da Apple a Microsoft, da Google a Tesla e a Netflix, hanno espresso tutto il loro dissenso con manifestazioni pubbliche, convinti che bloccare l’immigrazione metteva  a rischio l’arrivo, nei confini americani, di nuovi talenti per continuare a crescere e innovare.

Nella guerra contro Trump, Google ha anche creato un fondo di crisi da 2 milioni di dollari, che potranno aumentare fino a 4 milioni con le donazioni dei dipendenti, da destinare alle organizzazioni umanitarie tra cui l’American Civil Liberties Union e l’International Rescue Committee.

 

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