Innovazione

Perché Anonymous continua a colpire impunemente? Il commento di Rapetto

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Possibile che non si riesca ancora ad imparare la lezione nonostante il montessoriano approccio di Anonymous o di qualunque altro furfante tecnologico che periodicamente replicano le loro bravate? Il commento di Umberto Rapetto

L’unica cosa certificata è la vulnerabilità. Dalle nostre parti la violazione delle caselle di posta elettronica “PEC”, quelle “blindate” i cui messaggi hanno valore delle lettere raccomandate, è assicurata.

Dopo aver assistito allo stupro della corrispondenza di Ministeri ed Enti pubblici, oggi tocca in sorte rimirare l’impietoso spettacolo dell’intrusione nelle mail certificate degli avvocati.

I briganti digitali di Anonymous sono nuovamente andati a segno, prendendosi gioco delle misure di sicurezza e di chi presidia l’integrità dei sistemi informatici di rilevanza nazionale.

La scorribanda nella corrispondenza dell’Ordine degli Avvocati della capitale intristisce. La pubblicazione di alcuni messaggi si prospetta come aperitivo di un ben più luculliana possibilità di saziare l’irrefrenabile curiosità seguendo il link che porta al frutto del massiccio saccheggio. Chi si lascia ingolosire dagli “appetizer” di qualche mail indirizzata all’avvocatessa Raggi, sembra potersi facilmente ubriacare grazie all’opportunità di vedere il “chi” e il “cosa” dei rapporti epistolari della Sindaco di Roma.

La indesiderata “glasnost” calpesta la privacy del fino ad oggi sconosciuto signor “Palmieri Riccardo attivista M5S Firenze” (firma che evoca il memorabile “Giovanni telegrafista e nulla più” del grande Enzo Jannacci), di cui adesso tutti conoscono non solo numero telefonico e account Skype ma anche il desiderio di andare a ricoprire il ruolo di capo del personale in Campidoglio. Lui, lo sfortunato Riccardo, nel messaggio esposto alla gogna si preoccupa che la sua candidatura spontanea non arrivi a destinazione e scrive testualmente “non sono sicuro e mail sia giusta”. Mi auguro che qualcuno ora lo possa rassicurare che la sua comunicazione è arrivata a Virginia Raggi…

Tralasciando i pur apprezzabili aspetti folkloristici di quel che è accaduto, non posso astenermi dal pormi qualche domanda.

Il primo quesito è fin troppo ovvio. Possibile che non si riesca ancora ad imparare la lezione nonostante il montessoriano approccio di Anonymous o di qualunque altro furfante tecnologico che periodicamente replicano le loro bravate?

Ogni volta, ogni dannata volta, che gli hacker vanno a segno ci si ritrova a dire e a fare le stesse cose. Esperti ed addetti ai lavori brontolano, gli investigatori promettono di acciuffare i colpevoli, il Garante per la protezione dei dati personali mantiene il massimo riserbo forse per ragioni di privacy. Sempre il medesimo susseguirsi di uno stantio rituale che evoca “Il giorno della marmotta” e che probabilmente ha persino stufato gli hacker, ormai annoiati di giocare la solita partita dove gli avversari lasciano incredibilmente la porta vuota.

L’unica certezza in esito al ripetersi degli eventi è l’ottima salute dei birbaccioni che goliardicamente sfidano il codice penale e il GDPR (la “nuova” disciplina europea in tema di riservatezza). Al loro irriguardoso “marameo” c’è chi – tramite AdnKronos – ha risposto “stiamo facendo accertamenti per vedere cosa è stato pubblicato, che tipo di documentazione è, se è vecchia o recente. Stiamo seguendo la situazione”. e ha aggiunto “per ora dobbiamo perimetrare e parametrare la situazione, capire cosa è successo: stiamo mettendoci in contatto con le persone coinvolte per capire cosa è stato esfiltrato”.

“Cosa è stato pubblicato” è sotto gli occhi di tutti, “che tipo di documentazione” non sembra difficile da capirsi visto che è il contenuto di caselle di posta elettronica, “se è vecchia o recente” lo si scopre (non ditelo in giro) ordinando i messaggi secondo la data come fanno tutti quelli che adoperano la mail.

Per un attimo, memore dei miei trascorsi da sbirro hi-tech, mi metto al posto dei banditi. A fronte di quel “perimetrare e parametrare la situazione” lo sbigottimento prevale. Negli antri dell’underground computing quelle parole echeggiano inibendo ogni possibile minaccia futura e dissuadendo i pirati dal tentare nuove incursioni.

Anch’io come cittadino mi sento più tranquillo. Non importa se nessuno viene punito per non aver adottato le misure di sicurezza storicamente previste dall’ordinamento e più recentemente dall’articolo 32 del Regolamento Europeo sulla privacy. “Chissenefrega” se i banditi scorrazzano indisturbati.

L’importante è “perimetrare e parametrare”.

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