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Come si divide il Pd su Huawei

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Huawei

Come e perché sono frastagliate le posizioni all’interno del Partito democratico sul dossier Huawei e 5G

Huawei sì, Huawei no. È questo il problema, esistenziale, per la rete 5g italiana. Ed è questo l’argomento che divide, negli ultimi mesi, il Governo, la maggioranza, i singoli partiti. Il Copasir, a dicembre, è stato chiaro (qui la relazione): Huawei e Zte devono restare fuori dalla realizzazione della rete, ma la tecnologia avanzata e i prezzi bassi dei colossi cinesi aziende restano. Diviso è il M5S e diviso è anche il Pd.

LE DIVISIONI DELLA MAGGIORANZA

E così, mentre il centrodestra, Salvini e Meloni su tutti, è compatto sul no alla tecnologia cinese, in stile trumpiano, Stefano Patuanelli del Movimento 5 Stelle lascia una porta aperta alla società di Shenzen: “Huawei offre le soluzioni migliori ai prezzi migliori. Non si può sventolare la bandiera del libero mercato con una mano e quella del protezionismo con l’altra”. Ma per il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Riccardo Fraccaro (M5s), il “governo non potrà non tener conto della relazione del Copasir”.

LA POSIZIONE DI ENZA BRUNO BOSSIO (PD)

Anche il Pd mostra divisioni sull’argomento. Filo-Huawei è la posizione della deputata Enza Bruno Bossio, che su Agendadigitale.eu, scrive: “La recente relazione del Copasir, secondo cui sarebbero “fondate le preoccupazioni” relative alle minacce per la sicurezza legate all’apertura dello sviluppo della rete 5G alle aziende cinesi, rischia di mettere in pericolo le prospettive future dello sviluppo economico e industriale del nostro Paese”.

BOSSIO: STOP A DISCRIMINAZIONE GEOPOLITICA

Le tesi della Bossio che da tempo nel Pd segue i temi digitali – si fanno più evidenti ed esplicite quando sostiene che “la discriminazione geopolitica non solo non risolve il problema della sicurezza e degli attacchi hacker che possono interessare qualsiasi punto dello spazio cibernetico, ogni indirizzo IP, Data Center e ciascun computer collegato, ma rischia di impedire una effettiva capacità di controllo dei sistemi”. Insomma, per la parlamentare Pd per non perdere la posizione di vantaggio che vanta l’Italia su questo fronte non dobbiamo rinunciare ad Huawei e Zte.

MARCO MAYER: IL COPASIR DEVE ESSERE PRESO IN CONSIDERAZIONE

A bocciare la posizione della Bossio, in un post su Facebook, è Marco Mayer, già consigliere cyber al Viminale con il ministro Marco Minniti e ora direttore del master Intelligence e sicurezza alla Link Campus University “Non mi convince…”, scrive Mayer sul social.

LA TESI DI MAYER

Per il professore, infatti, “il 5G tocca principi costituzionali e valori culturali troppo delicati e divisivi per non prendere nella massima considerazione le preoccupazioni espresse dal Copasir”. Preoccupazioni, giustificate, spiega lo stesso Mayer, dal fatto che “la più recente legislazione cinese in materia di Sicurezza Nazionale, Controspionaggio e Cyber Security introduce alcuni doveri stringenti per i cittadini, per le organizzazioni sociali e per le imprese. Queste normative prevedono l’obbligo di una collaborazione attiva di tutti i soggetti (persone fisiche e persone giuridiche) con gli organi di intelligence, indagine e repressione preposti alla Sicurezza Nazionale. Nella versione italiana potremmo dire che tutti i cittadini cinesi diventano potenzialmente pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio”.

LE PAROLE DI GUERINI

Filo Copasir e Servizi, in realtà, è anche il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, che nei giorni scorsi ha sostenuto che le indicazioni arrivate dal Copasir “vanno valutate con attenzione” e il tema “non può essere ignorato”.

“L’Italia ha certamente già affrontato il tema 5G. L’approvazione del perimetro di sicurezza cibernetica nazionale e l’estensione del golden power al 5G sono provvedimenti importanti e sostanziali per la sicurezza delle nostre infrastrutture strategiche. Tuttavia il Copasir, dopo un anno intenso di approfondimento e audizioni, ha evidenziato come sia comunque necessario tenere alta la guardia per limitare potenziali rischi. Sono indicazioni che vanno valutate con attenzione”, ha affermato Guerini, che ha ricordato come il dibattito sulla questione sia internazionale e il problema sia particolarmente sentito negli Usa.

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