Innovazione

Parte il Fondo Nazionale Innovazione, ecco dettagli e incognite

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Fondo Nazionale Innovazione

L’approfondimento di Claudio Trezzano dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto e il perfezionamento avvenuto ieri dell’acquisto da parte di Cdp della maggioranza di Invitalia Venture Sgr

 

Alla fine il Fondo Nazionale Innovazione, quello voluto dal ministro allo Sviluppo Economico Luigi Di Maio e annunciato circa un anno fa è partito. Mancava la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Non è però partito nel migliore dei modi, non solo per via dei molteplici ritardi e slittamenti, ma anche per sostanza. Al momento consiste solo in una prima tranche: 310 milioni di euro contro il miliardo annunciato dal governo. Resta da capire cosa cambierà, ora, per PMI e start up.

COS’E’ IL FONDO NAZIONALE INNOVAZIONE

Se ne è iniziato a parlare a sei mesi dalle passate politiche del 4 marzo. Un “fondo dei fondi” che nelle origini sarebbe dovuto essere da 4 miliardi. Diventati a stretto giro tre, quindi due e infine uno. Sembrava essere destinato a cadere nel dimenticatoio ma il vicepremier Di Maio ne parlò nuovamente all’evento StartupItalia Open Summit di Milano, di fronte a una platea di giovani imprenditori. Il Fondo Nazionale Innovazione su cui il titolare del MISE si è speso a più riprese, dopo innumerevoli rinvii (sarebbe dovuto partire a fine 2018, quindi in primavera, poi a giugno) è comunque arrivato in Gazzetta Ufficiale anche se dimagrito: al momento conta infatti di appena 310 milioni di euro.

COME FUNZIONA

Il Ministero, attraverso le risorse del Fondo di sostegno al venture capital, opera investendo in uno o più Fondi per il venture capital, ovvero in uno o più organismi di investimento collettivo del risparmio che investono in Fondi per il venture capital, istituiti e gestiti dalla SGR o da altre società autorizzate da Banca d’Italia a prestare il servizio di gestione collettiva del risparmio. Gli investimenti delle risorse del Fondo di sostegno al venture capital negli organismi di investimento collettivo del risparmio  sono effettuati da parte del Ministero nel rispetto delle condizioni previste dal «test dell’operatore in un’economia di mercato». L’investimento complessivo in ciascuna PMI non può eccedere l’importo di 15.000.000 euro. I Fondi per il venture capital investono esclusivamente nel capitale di rischio di PMI con elevato potenziale di sviluppo ed innovative, non quotate in mercati regolamentati, che si trovano nella fase di sperimentazione (seed financing), di costituzione (start-up financing), di avvio dell’attività (early-stage financing) o di sviluppo del prodotto ( xpansion, scale up financing).

LE RISORSE DEL “FONDO DEI FONDI”

Come recita il decreto, all’attuazione degli interventi si provvede nei limiti delle risorse assegnate al Ministero e destinate al Fondo di sostegno al venture capital, vale a dire attraverso i 200 milioni già destinati al Fondo di reindustrializzazione «Italia Venture III»,  30 milioni per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021 e  5 milioni per ciascuno degli anni dal 2022 al 2025. Infine, il Governo giallo-verde spera anche di allocarvi le entrate dello Stato derivanti dalla distribuzione di utili d’esercizio o di riserve sotto forma di dividendi delle società partecipate dal Ministero dell’economia e delle finanze, in misura non inferiore al 15 per cento del loro ammontare.

L’ACQUISIZIONE DI INVITALIA VENTURES SGR

Come Start Magazine aveva anticipato, a inizio luglio era stato firmato il decreto che aveva consentito lo spostamento dei fondi da Invitalia a Cassa Depositi e Prestiti. Proprio con l’acquisizione da parte di Cdp del 70% di Invitalia Ventures Sgr aveva iniziato a prendere forma il fondo VC che, dopo i tagli del decreto crescita, in totale si comporrà dei 400 milioni portati in dote da Invitalia, del mezzo milione messo dal gruppo Cdp guidato da Fabrizio Palermo e dai 110 promessi dal Governo. Nella giornata di ieri, l’ultimo passaggio: la spa del Tesoro ha assunto il controllo di Invitalia Venture Sgr, per un totale di 6,9 miliardi di euro, con una plusvalenza di oltre tre miliardi e mezzo.

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