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Perché la Commissione Ue non fa zoom con Zoom

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Zoom
© The Verge

Che cosa ha scritto il commissario per la Giustizia, Didier Reynders, al Parlamento Ue riguardo a Zoom, la popolare app di videoconferenza

 

“Le istituzioni Ue sono scoraggiate dall’utilizzare Zoom fino a quando le preoccupazioni” sulla cybersicurezza e il controllo dei dati “non saranno state affrontate”.

Come riporta l’Ansa, lo ha scritto il commissario Ue per la Giustizia, Didier Reynders, in una lettera al Parlamento Ue, precisando che “la squadra di risposta alle emergenze informatiche responsabile delle istituzioni Ue sta seguendo da vicino gli sviluppi riguardanti Zoom”.

L’Unione europea non è la prima istituzione a vietare l’uso della piattaforma di videoconferenza.

Insieme alla popolarità, per Zoom è arrivata anche la controversia sulle pratiche di sicurezza dell’azienda.

Proprio questa settimana la società della piattaforma di videoconferenze ha riportato risultati trimestrali che hanno superato le aspettative, ma non rassicurato troppo gli investitori. Ma i problemi di sicurezza e le controversie sulla privacy hanno guastato l’ascesa della compagnia californiana guidata da Eric Yuan. Tutti i dettagli.

LA COMMISSIONE UE SCONSIGLIA ZOOM COME SISTEMA DI VIDEOCONFERENZA

Dall’inizio della pandemia ogni istituzione europea ha scelto autonomamente il proprio sistema di videoconferenza.

Tuttavia, le linee guida interne della Commissione Ue chiedono al proprio personale di evitare l’uso di Zoom per lavoro, consigliando invece Skype for Business per le riunioni interne e WebEx per le videoconferenze esterne.

CON LA PANDEMIA DI COVID-19 ZOOM HA FATTO BOOM

Negli ultimi mesi infatti, sempre più persone si sono precipitate su Zoom per incontrare virtualmente colleghi, compagni di classe, amici e familiari mentre le misure di contenimento del contagio da Coronavirus imponevano il distanziamento sociale.

Tanto che l’ultimo trimestre — che si è concluso ad aprile — ha visto crescere le entrate di Zoom del 169% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

I PROBLEMI DI SICUREZZA

Ma ci sono stati una serie di problemi di sicurezza emersi all’inizio di marzo, comprese le controversie sul livello di crittografia fornito e la pratica dello “Zoombombing” (irruzione nelle riunioni di troll per condividere volgarità o pornografia) spingendo il controllo da parte delle autorità statunitensi e i divieti d’uso temporanei dalle scuole di New York City e Singapore.

Alla fine di marzo infatti, l’ufficio del procuratore generale di New York ha aperto un’indagine sulla società di Yuan. Giorni dopo, le scuole di New York City hanno impedito a insegnanti e studenti di utilizzare Zoom.

All’inizio di aprile Zoom ha risposto con l’annuncio di correzioni, sospendendo tutte le nuove funzionalità per un periodo di 90 giorni al fine di concentrarsi sulla privacy e il rafforzamento delle misure di sicurezza. Tale periodo di 90 giorni dovrebbe concludersi alla fine del mese prossimo.

L’ACQUISTO DI KEYBASE

In nome della privacy, lo scorso mese Mr Yuan ha annunciato l’acquisto di una startup con esperienza nella crittografia, Keybase, per portare i più alti standard di crittografia sulla piattaforma oltre all’assunzione di esperti di sicurezza informatica per guidare i miglioramenti in cyber-security.

CRITTOGRAFIA SÌ, MA SOLO A PAGAMENTO

Ma il servizio di crittografia end-to-end attualmente in fase di sviluppo in Zoom sarà soltanto per gli abbonati paganti. Come ha confermato il ceo Yuan, gli utenti gratuiti non godranno di quel livello di privacy.

“Siamo sicuri di non voler implementare la crittografia per gli utenti gratuiti perché vogliamo anche collaborare con l’Fbi, con le forze dell’ordine locali nel caso in cui alcune persone utilizzino Zoom per scopi non leciti”. Ha dichiarato Yuan durante la chiamata con gli investitori.

LA PROTESTA DEGLI ESPERTI SULLA PRIVACY

Esperti di privacy e sicurezza affermano che la crittografia, che protegge la comunicazione in modo che possa essere letta solo dagli utenti coinvolti, è particolarmente importante in un momento in cui le app video e altre piattaforme digitali vengono utilizzate per questioni sensibili come l’organizzazione di proteste o la discussione di questioni legali.

“La sicurezza di base non dovrebbe essere una funzionalità premium disponibile solo per persone facoltose e grandi aziende”, ha dichiarato al Guardian Evan Greer, vicedirettore di Fight for the Future.

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